The Legend of Dragoon - Che fine hanno fatto?  81

È stato uno dei J-RPG più apprezzati della generazione 32bit, ma questo non è bastato per rivederlo sulle successive console. Che fine ha fatto The Legend of Dragoon?

In una delle epoche d'oro dei giochi di ruolo alla giapponese, quello cioè della prima PlayStation, che veniva subito dopo a continuazione di quella altrettanto splendida del Super Nintendo, fra i vari Final Fantasy e Suikoden, si fece largo in maniera decisa un titolo che a sorpresa riuscì ad affascinare e conquistare milioni di appassionati di genere. Stiamo parlando di The Legend of Dragoon, gioco sviluppato e pubblicato da Sony Computer Entertainment e distribuito in Giappone il 2 dicembre 1999, negli Stati Uniti l'11 giugno 2000 e in Europa il 19 gennaio 2001.

La sua struttura era quella tipica dei giochi di ruolo alla giapponese dell'epoca, e dunque fortemente ispirata a quella di Final Fantasy VII con tanto di combattimenti a turni e trama dettagliata. Dopo un'introduzione spettacolare il giocatore veniva introdotto in un mondo medievaleggiante a forti tinte fantasy in cui vivevano esseri mitologici come draghi, giganti e mostri alati. Qui, nei panni del protagonista, il giovane orfanello Dart, il giocatore poteva vivere, costituendo il canonico party composto da tre elementi, le vicissitudini di un regno in guerra e di un ragazzino alla ricerca disperata della creatura che ha sterminato il suo villaggio e della piccola amica Shana, rapita dall'esercito di Sandora. La trama del gioco raccontava infatti di un tempo lontano, quando gli uomini e gli Alati combatterono per il dominio del mondo, e i draghi erano comandati da esseri umani speciali, detti Dragoni. Essi avevano il dono di domare queste creature e di farle combattere dalla parte degli umani. Grazie a questi guerrieri speciali l'umanità sconfisse la stirpe degli Alati e per molti anni regnò la pace. Ma 11.000 anni dopo scoppiò sul pianeta una devastante guerra tra il regno di Basil, governato dal nobile Re Albert, e quello di Sandora, dominato dal crudele Re Doel. Ciò che rese ancora più aspra la battaglia fu la cattura da parte di Doel dell'ultimo drago vivente, Feyerbrand. Ma questo era solo un pretesto per la fitta trama che si celava dietro questo immenso gioco.

Il gameplay

Il titolo era sostanzialmente diviso in due fasi: quella esplorativa e quella di combattimento. In The Legend of Dragoon c'era quindi la classica mappa del mondo, quella cioè dove spostarsi per recarsi da un punto A ad un punto B. Poi quella della varie aree esplorabili come per esempio le città, i dungeon o un qualsiasi ambiente di riferimento, costruite rigorosamente su uno sfondo in 2D coi personaggi in 3D a muoversi al loro interno. In queste locazioni si poteva entrare praticamente in qualsiasi casa, bottega o quant'altro capitasse sullo schermo, interagendo con i tanti personaggi secondari incrociati per raccogliere indizi su eventuali sidequest o per il proseguo dell'avventura principale.


Infine c'era la schermata della modalità di battaglia. Questa si svolgeva in un ambiente tridimensionale che rispecchiava visivamente alcuni degli elementi caratterizzanti la mappa in cui ci si trovava al momento: un canyon, per esempio, oppure una zona verde ricca di vegetazione, etc. Gli scontri, poi, come accennato prima, erano basati su un sistema a turni non dissimile da quello che sarebbe poi stato utilizzato in Final Fantasy X e che vedeva il party di personaggi guidati dal videogiocatore, tre, fronteggiare i nemici controllati dalla CPU, gestiti tramite un apposito menu e alcune icone attraverso le quali impartire i comandi inerenti attacco, magia, difesa, oggetti di varia (qui chiamati Beni) oppure per dare al gruppo l'imput per scappare dalla lotta. Tramite la pressione di uno dei tasti adibiti allo scopo al momento giusto, inoltre, era possibile potenziare un'azione offensiva grazie alle Dotazioni: per fare un esempio, quando si effettuava un attacco base, premendo il pulsante X del pad si poteva eseguire una combo che cambiava in tempistica e potenza per ogni personaggio, oppure lanciando delle magie d'offesa si aveva un lasso di tempo entro il quale premendo il più velocemente possibile il già citato bottone, si incrementavano i danni inflitti agli avversari. Ovviamente tutte le mosse, nel corso dell'avventura, potevano essere migliorate, diversificate e rese più efficaci grazie alla possibilità di equipaggiare i propri eroi con armi, armature e oggetti sempre più potenti.

Il futuro

La gestione delle armi e delle pozioni magiche era infatti molto importante perché il loro giusto utilizzo contribuiva largamente a "facilitare" per certi versi il cammino del videogiocatore. A rendere infine particolare, diciamo così, The Legend of Dragoon era la cosiddetta funzione Dragone, che era disponibile solo a patto di possedere il relativo Spirito di Dragone, l'essenza dell'anima di un drago contenuta all'interno di cristalli magici, ed era utilizzabile caricando una apposita barra energetica. Questa abilità permetteva al personaggio di trasformarsi in un Cavaliere del Drago dotato di un'armatura ad hoc legata a specifici elementi, che traeva forza proprio dalle creature menzionate, acquisendo un potere sovrumano e nuove abilità in grado di rendere la vita durissima a qualsiasi tipo di nemico.

Oltre a degli specifici speciali incantesimi, i guerrieri trasformati potevano contare sull'attacco dragone, gestibile sempre tramite le icone comando e la pressione del tasto X. Solo che in questi casi bisognava tenere conto di un indicatore che misurava lo spirito, e di una luce che iniziava a ruotare in esso che bisognava "colpire" con la pressione del citato pulsante nel momento esatto in cui essa ritornava al centro del misuratore stesso. In questo modo, a ogni colpo azzeccato, si aumentava la potenza del successivo attacco. Insomma, da quanto abbiamo cercato di sintetizzare in queste righe appare evidente come il titolo Sony fosse un J-RPG di tutto rispetto. The Legend of Dragoon è riapparso recentemente su PSN americano, i primi di maggio scorso per l'esattezza, al prezzo di 5.99 dollari. In occasione dell'annuncio si è chiaramente parlato di un possibile sequel e del fatto che in tutti questi anni in cui spesso abbiamo assistito al riproponimento sottoforma di remake o di sequel di serie o giochi comunque minori in termini di qualità e appeal sul pubblico, di un The Legend of Dragoon 2 non si è mai parlato seriamente. Ebbene, Shu Yoshida, presidente di SCE Worldwide Studios sul blog ufficiale di PlayStation dichiarò in proposito all'epoca, che in realtà un seguito del gioco di ruolo trattato in questo articolo era stato pianificato molto tempo fa ma che però il progetto venne poi annullato in fase di pre-produzione per motivi a lui sconosciuti. Il dirigente di Sony sottolineò però pure la consapevolezza da parte sua e di tutti i membri della compagnia giapponese dell'affetto che milioni di fan hanno nei confronti del gioco e di essere a conoscenza della voglia di questi ultimi di potere un giorno giocare a un sequel del primo episodio. Cosa, questa, che magari in un futuro si spera prossimo, possa convincere, aggiungiamo noi, Sony a riprendere in mano il progetto per riproporlo riveduto e corretto per le nuove console.