Battlefield 3: AftermathTerremoto 

Si avvicina il rilascio del prossimo contenuto scaricabile per Battlefield 3: ci siamo avventurati tra le macerie e la polvere di Aftermath

A un anno di distanza dall'uscita Battlefield 3 è un progetto tutt'altro che archiviato: con quindici milioni di copie vendute, contenuti scaricabili a profusione e offerte commerciali sempre nuove utili a richiamare giocatori con pacchetti tutto in uno, Electronic Arts intende non veder spegnere i riflettori attorno allo sparatutto DICE, proseguendo un percorso di aggiornamento che dopo Back to Karkand, Close Quarters e Armored Kill ci sposta su campi di battaglia inediti. Il tema dell'espansione non è più spaziale come nelle ultime due occasioni, ma parte da un escamotage narrativo, ovvero la catastrofe naturale e in particolare il terremoto, per disegnare ambienti urbani distrutti, agitati e ancora scossi dal drammatico passaggio della calamità. Terremoto Come al solito l'intenzione è di andare un po' oltre la semplice introduzione di quattro nuovi ambienti, che pure restano la portata principale, così da estendere l'idea che sottende il DLC anche a nuove modalità, armi e così via. Durante l'EA Showcase recentemente tenutosi ci siamo potuti scontrare su un paio di mappe, raccogliendo le prime impressioni dirette e facendo il punto su quanto in uscita il 27 novembre su PlayStation 3 e qualche settimana dopo sulle restanti due piattaforme, Xbox 360 e PC. Come sempre gli utenti Premium vi avranno accesso una settimana prima, quindi per loro il calendario dovrà essere anticipato di sette giorni.

Il giorno dopo

Il terremoto e i suoi effetti sono stati trattati da DICE in maniera rigorosa - nei limiti concessi da uno sparatutto multiplayer - in modo da riflettersi sul level design come sulla nuova modalità Scavenger e su alcune altre chicche. In Markaz Monolith una manciata di alti palazzi mostrano le cicatrici del sisma, con enormi squarci che ne rivelano l'interno e creano passaggi tra una parte e l'altra della mappa, per il resto popolata da basse macerie e dotata di un ampio campo visivo. Ci sono combattimenti ravvicinati, soprattutto in prossimità degli obiettivi, ma anche momenti di scontro aperto e a bordo dei mezzi, segnando una via di mezzo tra quanto provato in Close Quarters e quanto più di recente fatto in Armored Kill. Terremoto Nell'altro livello portato all'EA Showcase, Epicenter, i passaggi sono un poco più angusti ma in compenso la terra si è sollevata di parecchi metri, facendo sì che il gameplay benefici di una maggiore verticalità. L'arsenale a disposizione si arricchisce di una sola arma, ma l'introduzione è tutt'altro che banale: la balestra occupa uno slot riservato ai gadget, rendendosi così disponibile a tutti, e può essere equipaggiata con differenti frecce. Se quelle esplosive necessitano di poca fantasia per coglierne il funzionamento, meno banali sono quelle bilanciate per raggiungere lunghe distanze e quelle in grado di rivelare la presenza nemica in una certa area. Tre sono i veicoli inediti, uno per fazione più un terzo comune, ciascuno dotato di uno stile che restituisce il senso di precarietà e la necessità di arrangiarsi anche con pezzi di fortuna che caratterizzata i momenti subito successivi una catastrofe naturale. Abbiamo apprezzato in particolare il Phoenix, un nuovo ATV in dote agli americani. I modelli dei soldati stessi sono stati rifatti per meglio evidenziare questa condizione. Scavenger è infine una partita che ricalca la struttura di Conquest Domination ma fa partire ogni giocatore dotato solo di una pistola ed una granata, chiedendo di recuperare sul campo le armi generate casualmente. Interessante come in zone diverse del campo di battaglia ci siano armi differenti che rispecchiano la pericolosità di quell'area e quindi premiano chi si prende il rischio di avventurarcisi. Ci siamo dilettati un paio di volte con Scavenger e, per quanto l'elemento casuale non la farà diventare la più amata dagli agonisti accaniti, resta un'interessante variante che non manca di divertire. Terremoto Torna anche Gun Master, sperimentata in Close Quarters e riproposta qui per metterla a disposizione di un più vasto numero di persone. Per il resto Battlefield 3: Aftermath resta il gioco che, soprattutto in multiplayer, milioni di utenti hanno già imparato ad apprezzare. L'estetica è la solita, grandiosa soprattutto su PC gestita da un sontuoso Frostbite Engine 2, e non si segnalano modifiche nel feeling delle armi o nei controlli. Immutati anche i numeri dei server, con 24 console connesse contemporaneamente alla stessa partita e fino a 64 PC. Il contesto urbano non ha forse permesso di sbizzarrirsi artisticamente, in fondo si tratta di enormi caseggiati e grattacieli ricoperti di vetrate, ma il colpo d'occhio non teme rivali e l'interazione ambientale aggiunge un ulteriore livello di profondità da non sottovalutare. Giunti a questo punto è probabile che ciascuno già sappia se si tratta di un'offerta di suo gradimento, anche se in effetti l'idea inedita da cui si attinge potrebbe richiamare online qualche giocatore della prima ora nel frattempo spostatosi altrove. Per i verdetti servirà poco più di un mese, quindi non resta che mettersi comodi e attendere che la terra inizi a tremare.

Certezze

  • Interessante l'idea del terremoto
  • Quattro nuove mappe e una buon quantitativo di aggiunte extra
  • Si poggia su una solida componente multigiocatore

Dubbi

  • Il gioco rende di più al crescere delle mappe e dell'importanza riservata ai mezzi
  • Per l'ultima espansione ci aspettiamo qualche elemento di grande originalità

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