Il ritorno di Bungie  41

La nostra analisi del nuovo incredibile progetto per Activision, tra realtà e illazioni

Probabilmente molti di voi ricorderanno con nostalgia la saga di Marathon, gli splendidi shooter in prima persona realizzati per Apple Macintosh proprio per contrastare i DooM di id Software. Certo era difficile pronosticare una carriera così leggendaria per la società creatrice, quella Bungie fondata da Alex Seropian, che certo non ha visto solo trionfi nei suoi giorni (basti pensare al tiepido Oni) ma che è entrata definitivamente nel firmamento delle software house dopo l'acquisizione da parte di Microsoft. Mossa decisamente ardita da parte della casa di Redmond, ma che ha ripagato enormemente e rappresenta ancora oggi il suo investimento più importante. Parliamo ovviamente della saga di Halo, molto più di una serie di videogiochi, ma un vero e proprio fenomeno culturale. Forse lo spropositato successo è figlio di quelle tendenze un po' psicotiche dei nostri tempi, votate all'esasperazione e agli standard totalizzanti, eppure è impossibile non riconoscere un valore immenso a Master Chief ed al suo universo.

Se ci pensiamo bene Halo non solo ha giustificato una intera console come la prima Xbox, ma soprattutto ha contribuito a rendere il Live quello che è oggi. Il piacere di scontrarsi ogni sera con migliaia di giocatori, di perfezionare le proprie statistiche, di creare vere e proprie comunità. Halo è la bandiera del multiplayer online su console, il titolo che ha saputo elevare una piattaforma da sempre considerata minore se non inappropriata per questo genere di giochi. Il valore, inutile ribadirlo, è tutto riconducibile all'operato di Bungie, una società che come poche altre è riuscita a coniugare un'ardente passione con una meticolosità chirurgica. Sebbene più sanguigna e probabilmente meno sofisticata, la software house è spesso paragonata a Valve per la capacità di suscitare aloni a dir poco mitologici e alzare violentemente il livello dell'hype all'annuncio di ogni nuovo prodotto. Tuttavia era improbabile che il brand Halo prima o poi non risultasse stretto a Bungie, da questo il sorprendente divorzio con Microsoft, sconvolgente ma non inaspettato, e l'incredibile accordo con Activision per la pubblicazione di una nuova proprietà intellettuale. Un progetto multipiattaforma lungo ben dieci anni e che prende il nome in codice di Destiny. Cos'ha in serbo per noi la società statunitense?

La forza del destino

Destiny non è il nome definitivo del nuovo brand (un altro candidato papabile è Tiger), e le informazioni disponibili sono ancora embrionali, quello che sappiamo è che si tratterà di una release pianificata su cadenza annuale, comprensiva di quattro titoli maggiori fino al 2019 alternati da altrettanti DLC (denominati Comet). La notizia più corposa riguarda la natura dei prodotti, che saranno ancora first person shooter con ambientazione sci-fi, con larga enfasi sull'aspetto online. Non siamo troppo distanti da Halo quindi, un particolare che dimostra la volontà di Bungie di proseguire su questa strada, ma di proporre al contempo qualcosa di nuovo.

Il ritorno di Bungie

L'entità dell'impalcatura online è attualmente la caratteristica del progetto a destare maggiore curiosità, dal momento che ancora non è dato sapere se il prodotto sarà effettivamente o meno un MMO o presenterà una campagna standard affiancata da modalità online. Gli artwork svelati in questi giorni hanno gettato ulteriore benzina sul fuoco, mostrando un mondo vagamente post apocalittico. Le informazioni trapelate offrono anche un accenno di incipit, con l'ultima megalopoli rimasta sulla Terra, Last City, sovrastata da una gigantesca struttura planetoide dalle ignote origini. Palesi i riferimenti a Star Wars e la Morte Nera, come già anticipato dagli sviluppatori, ma almeno dalle immagini è possibile avvertire anche una piccola influenza sia da Final Fantasy XIII che dalla saga di Killzone. Come se ciò non bastasse, Last City è minacciata da una razza aliena ostile intenzionata a distruggerla; esisterà una correlazione con il pianeta fluttuante? Particolarmente suggestivi in questo ameno scenario si rivelano i Cavalieri, quasi una variazione dei più popolari Spartan, ma con influenze maggiormente fantasy.

Il ritorno di Bungie

Visioni a lungo termine

Bungie garantisce un vero e proprio universo in grado di inghiottire i giocatori nei suoi confini virtuali. Quali possono essere le implicazioni ludiche di questo scenario? Un'ipotesi, almeno nell'ottica online, potrebbe essere lo sfruttamento di Last City come hub per le operazioni social tra i giocatori - alla maniera di Phantasy Star Online - con il mondo esterno liberamente esplorabile. Oppure, considerando la passione di Bungie sugli scontri in larga scala, potremmo trovarci davanti ad un conflitto persistente contro la razza aliena in maniera analoga a quanto visto recentemente con Hybrid.

Il ritorno di Bungie

A prescindere da queste considerazioni puramente ipotetiche, gli sviluppatori hanno puntualizzato che Destiny sarà un prodotto divertente ma soprattutto fruibile per tutti, ragione che porta a pensare ad un certo alleggerimento di tematiche e contenuti rispetto ad Halo. L'appuntamento con il primo capitolo è fissato per l'autunno 2013 sulle piattaforme Xbox 360 e PlayStation 3, probabilmente con un breve vantaggio temporale per la console Microsoft (per motivi meramente tecnici, sembrerebbe). Per i prossimi capitoli vengono menzionate sia Xbox 720 che PlayStation 4 come piattaforme di riferimento, altro segnale che la next gen è sempre più vicina, e l'utilizzo di un motore grafico completamente nuovo. C'è ancora molto tempo per tornare a parlare di questo progetto stellare (in tutti i sensi), ma l'attesa è già febbrile, considerando l'indiscutibile bravura di Bungie nel disegnare mondi e personaggi, ma soprattutto di riempirli di tanta e sana giocabilità. Appuntamento ai VGA 2012, dove verranno sicuramente rilasciate altre informazioni sui giochi e, possibilmente, il primo filmato.