Guida per genitori - Marzo 2015  106

Inauguriamo una nuova rubrica per aiutare i genitori a muoversi nell'universo videoludico

Nel corso delle ultime settimane, il mondo dei videogiochi è stato bersagliato da una serie di attacchi di cui si è ormai perso il conto. Articoli di giornale, servizi televisivi e pareri infarciti di banalità si sono infatti scagliati su Grand Theft Auto V, trattando spesso l'argomento con imbarazzante superficialità, laddove sarebbe necessario dare maggior coscienza sull'argomento, parlandone in modo approfondito e facendo capire come stanno realmente le cose a chi non conosce a dovere l'intrattenimento elettronico. La questione è arrivata anche sulla scrivania di Matteo Renzi, grazie all'ormai famosa lettera scritta dalla deputata Ilaria Capua, all'interno della quale è stato chiesto di avviare una campagna di sensibilizzazione nei confronti del medium videoludico: dopo l'ennesimo attacco di una serie che va avanti ormai da anni, su Multiplayer.it abbiamo deciso di dare il nostro contributo alla causa, per far sì che anche i genitori più lontani dall'intrattenimento elettronico possano regolarsi nei confronti dell'uso dei videogiochi da parte dei loro figli, scoprendo anche le opportunità educative e socializzanti che essi offrono. In questo primo articolo, ci soffermeremo anche su una prima introduzione, dopo la quale passeremo di mese in mese in pianta stabile a vedere quali sono le nuove uscite, insieme a un piccolo approfondimento legato al modo in cui piccoli e grandi possono usufruire dei videogiochi in modo sereno. Senza bisogno di scomodare l'ISIS per strillare al mondo contro i giochi violenti.

Su Multiplayer.it, una nuova rubrica dedicata ai genitori: i videogiochi non sono nemici!

PEGI, questo sconosciuto

Prima di occuparci di altro, è un passo obbligatorio parlare del PEGI, il sistema di classificazione citato un po' dovunque, ma spesso liquidato senza il dovuto approfondimento in grado di farne comprendere la reale importanza al di là di un acronimo incomprensibile. Il suo nome completo è Pan European Game Information, e la sua creazione si deve all'ISFE (Federazione Europea del Software Interattivo), che come si può leggere sul sito ufficiale rappresenta gli interessi del settore del software interattivo nei confronti dell'Unione Europea e delle istituzioni.

Per garantire la gestione del sistema in modo trasparente, l'ISFE ha affidato la supervisione del PEGI a due diversi enti: il NICAM (Istituto olandese per la classificazione dei mezzi audiovisivi), dedicato ai giochi per i bambini tra i 3 e i 7 anni, e il VSC (Consiglio per le norme video), concentrato invece sui titoli per i ragazzi più grandi. Essi effettuano la classificazione in base all'autodichiarazione sui contenuti, effettuata dagli sviluppatori secondo precise linee guida, alla quale segue poi un auditing separato: contrariamente a quanto potrebbe sembrare, l'aiuto di chi i videogiochi li produce è fondamentale, perché sarebbe impensabile giocare al 100% ogni singolo titolo prima di classificarlo. In termini pratici, il PEGI comprende una serie d'indicazioni per ogni gioco, basate principalmente sulla fascia d'età adatta alla sua fruizione, insieme alla quale vengono riportate anche indicazioni riguardanti i contenuti più sensibili, per offrire una panoramica completa su cosa aspettarsi una volta avviata la partita. Le fasce di età sono PEGI 3, 7, 12, 16 e 18, ed è bene notare che esse riguardano esclusivamente i contenuti di un gioco, non altri parametri come per esempio il livello di difficoltà o la sua qualità. I descrittori di contenuti sono invece i seguenti: Linguaggio scurrile, Discriminazione, Droghe, Paura, Gioco d'azzardo, Sesso, Violenza e Online. Quest'ultima categoria è forse la meno chiara per chi non conosce il mondo dei videogiochi, e indica la possibilità di entrare in contatto via Internet con altre persone, coi rischi che ne derivano. La crescente connettività dei videogiochi ha fatto sì che nascesse anche il PEGI Online, ma di questo parleremo sicuramente in uno dei nostri prossimi appuntamenti. Passando agli esempi, un gioco classificato come PEGI 7 è dunque adatto solo a bambini di età superiore a sette anni, mentre il "solito" Grand Theft Auto V è PEGI 18, adatto quindi solo ai maggiorenni, per giunta con indicazioni riguardanti contenuti di volgarità e violenza: sapendo una cosa del genere, lo dareste mai in mano a un bambino?

La legge (non) sono io

Nonostante il PEGI sia adottato in larga parte delle nazioni europee (insieme a Canada e Israele) come standard per la classificazione, un discorso diverso va fatto invece per quanto riguarda la sua applicazione come legge, piuttosto eterogenea. Volgiamo naturalmente il nostro sguardo all'Italia: nonostante la nostra nazione supporti il PEGI, facendo parte anche del suo Consiglio, dalle nostre parti manca un piano legislativo che lo faccia rispettare per legge. Un aspetto particolarmente importante, visto che in luoghi come Regno Unito, Olanda e Finlandia è invece il codice penale a proibire la vendita di videogiochi a bambini e ragazzi che non rientrino nelle fasce d'età suggerite, con pene che vanno dalla multa alla reclusione, in modo simile a come in Italia sono per esempio vietate la vendita e la somministrazione di alcolici ai minori di 18 anni. Se il governo intenderà realmente occuparsi della questione, trattarla con una legge dovrà essere il primo passo: inutile specificare che oltre a essere scritta, essa andrà poi fatta rispettare, per evitare che resti carta straccia.

Le altre uscite di marzo

Oltre ai titoli citati in questo articolo, ci sono naturalmente altri giochi in uscita questo mese. Vi rimandiamo ai nostri articoli dedicati alle varie piattaforme.

Consigli per gli acquisti

Fatte le dovute premesse, passiamo a quello che sarà il nostro appuntamento in pianta stabile, all'interno del quale daremo uno sguardo ai giochi in arrivo sotto un'ottica diversa dal solito. Proveremo infatti a capire quali titoli possono essere i più richiesti dai giovani e perché, soffermandoci su eventuali aspetti "di confine": per definizione, la classificazione non può infatti coprire in modo esauriente tutte le casistiche offerte dai vari prodotti. Se con un titolo tipo Cooking Mama: Bon Appétit e le sue ricette-gioco è infatti semplice andare sul sicuro anche con i più piccoli, il discorso può assumere sfaccettature diverse quando per esempio si parla di Ori and the Blind Forest: quest'ultima è infatti un'avventura destinata a rimanere impressa nella memoria di genitori e figli, ma che pur portando con sé un PEGI 7 mette i piccoli di fronte al distacco dalla figura genitoriale da parte del protagonista, con tutti i risvolti che questo può implicare dal punto di vista emotivo. Considerata l'attesa da esso suscitata, Battlefield: Hardline sarà probabilmente tra i principali candidati a essere richiesti da vostro figlio: si tratta di uno sparatutto in prima persona, che vede guardie e ladri contrapposti sullo sfondo di varie attività criminali. Un PEGI 18 con un'immancabile quantità di uccisioni che restano comunque ben contestualizzate, oltre a una forte componente interattiva con altre persone online nella parte multiplayer.

La modalità singola vede invece il protagonista impegnato a indagare sul traffico di droga locale, sporcandosi le mani sulla strada: poco che non sia già concesso di vedere a un minore in un comune poliziesco televisivo. Stessa classificazione per un Hotline Miami 2 che prosegue sulla linea della violenza senza freno tracciata dal suo predecessore, rispetto al quale anzi esso promette di essere ancora più cruento: in questo caso il "no" può essere fermo e deciso. In arrivo anche Dead or Alive 5: Last Round, gioco di combattimenti corpo a corpo dove la violenza di tipo splatter è ridotta a un livello nullo: il PEGI 16 in questo caso è determinato principalmente dalla presenza di contenuti abbastanza espliciti dal punto di vista sessuale, visto che questa serie ha ormai come marchio di fabbrica la procacità delle sue protagoniste femminili, con annessi sballonzolamenti vari delle parti più morbide. Nella stessa fascia di rating rientra anche Bloodborne, riteniamo a ragione vista la presenza di ambientazioni oscure, creature demoniache e combattimenti splatter, mentre viceversa il conflitto raccontato in Final Fantasy Type-0 può essere affrontato con un po' di leggerezza in più nell'eventuale acquisto per un giocatore di 14-15 anni. Il PEGI 12 sta invece piuttosto stretto a White Night, avventura a tinte noir che promette d'imprigionare il giocatore all'interno di un vero e proprio incubo in bianco e nero: atmosfera cupa e fantasmi possono minacciare i soggetti più facilmente impressionabili, anche a questa età. Segnaliamo infine una curiosità: nonostante i suoi predecessori siano sempre stati classificati come PEGI 3, Mario Party 10 sarà il primo titolo dell'intera serie a essere PEGI 7, a quanto pare per il pizzico di violenza "cartoon" in più segnalata anche da ESRB, il sistema di classificazione americano. Quest'ultimo caso può tranquillamente rappresentare un esempio in cui, al di là del supporto offerto dal rating, la valutazione finale viene lasciata al genitore, a patto che quest'ultimo sia debitamente informato: nell'era di YouTube è ormai facilissimo trovare video che contengano fasi di gioco, grazie ai quali farsi un'idea da integrare poi con le immancabili recensioni.

Non lasciateli soli

In questo spazio conclusivo, come anticipato, andremo ad affrontare di volta in volta questioni riguardanti il rapporto tra i più giovani e i videogiochi, sfociando quando necessario anche nella tecnologia in generale.

Guida per genitori - Marzo 2015
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Il primo consiglio che ci sentiamo di dare, è di livello generico: non lasciate che bambini e ragazzi giochino da soli, soprattutto con un gioco che voi per primi non conoscete già. Sarebbe infatti auspicabile provare e conoscere prima il gioco in solitaria, per essere così preparati a eventuali questioni poste dai più piccoli durante le loro sessioni. Così come viene universalmente raccomandato nel caso della televisione, infatti, è opportuno che i genitori siano presenti quando i loro figli si trovano davanti a un videogioco: lo è anzi a maggior ragione rispetto alla TV, considerando che al contrario di quest'ultima quello videoludico è un medium in cui l'interazione la fa da padrona. I motivi sono semplici: anche se un gioco può essere ritenuto adeguato in base alla sua classificazione, ogni bambino è dotato di personalità e sensibilità tutte sue, in base alle quali determinati contenuti apparentemente innocui possono impressionarlo, o semplicemente lasciarlo spiazzato con delle domande da fare. La presenza di un genitore gli offre quindi una guida, grazie alla quale capire ciò che sta succedendo, tramite spiegazioni che altrimenti egli non potrebbe darsi da solo: presenza e dialogo sono quindi alla base di un'esperienza videoludica vissuta in modo corretto.