EditorialiCall of Duty nello spazio? 

Il nuovo Call of Duty potrebbe avere un'ambientazione ultra-futuristica: analizziamone pro e contro

Nei giorni scorsi ha fatto molto discutere una voce di corridoio in base alla quale il prossimo Call of Duty sarebbe ambientato in un futuro ancora più distante rispetto a quello con cui hanno flirtato gli episodi più recenti della serie. Un'indiscrezione che è stata rafforzata subito dopo, sempre dalla stessa fonte, che ha precisato che il nuovo capitolo della tuttora fortunata proprietà intellettuale di Activision, in attesa di essere ancora annunciato ufficialmente e verosimilmente destinato a presentarsi nei negozi in autunno, come da tradizione, "fa sembrare Black Ops III come preistorico". Parole forti che vanno ovviamente prese con le pinze, sebbene l'insider da cui provengono abbia dimostrato in svariate occasioni di essere attendibile, ma che profilano un quadro che ci sembra a suo modo plausibile e dalle implicazioni tutt'altro che scontate.

Il prossimo Call of Duty sarà ultra-fantascientifico? Valutiamone pro e contro!

Turn-over bellico

Com'è noto, per la lavorazione del suo franchise di punta in questa generazione di console il colosso di Bobby Kotick ha deciso di avvalersi di un tridente: Infinity Ward, Sledgehammer Games e Treyarch sono i team che si alternano nell'ideazione e la realizzazione degli episodi destinati a PlayStation 4, Xbox One e PC, potendo contare su un ciclo di sviluppo di tre anni. Il 2016 dovrebbe essere proprio il turno di Infinity Ward, studio che ha dato i natali alla saga. Quantomeno sulla carta. Come sanno anche i sassi, nel 2010 a seguito di grossi dissapori con il publisher i fondatori del team, Vincent Zampella e Jason West, furono licenziati, assieme a una grossa parte del team, abbandonando la nave. Tra loro ci doveva essere anche parecchia gente di talento, visto che Call of Duty: Ghosts, il primo episodio realizzato al 100% dalla "nuova Infinity Ward", era un capitolo debolissimo, basato in grossa parte su idee e soluzioni spicciole riciclate dai Modern Warfare. Call of Duty nello spazio? Call of Duty nello spazio? Eppure conteneva germogli che potrebbero crescere bene, in un futuro lontano lontano. Ci riferiamo alle sequenze nello spazio, ambientate nella base LOKI, che con i loro combattimenti a gravità zero, le coperture, gli ostacoli fluttuanti e gli ingaggi che si potevano sviluppare su un quantitativo di linee di tiro nettamente più numerose e imprevedibili della norma, hanno mostrato qualche guizzo interessante e davvero riuscito, in grado di dare una rinfrescata a un'azione altrimenti fin troppo nota (con buona pace di Riley). C'erano insomma già le basi, e piuttosto solide, per impostare un discorso compatibile con ciò che stanno paventando le recenti voci di corridoio, secondo le quali "ci saranno grossi combattimenti spaziali tra fazioni del futuro". E sulla buona riuscita tanto dell'ideazione che della strutturazione di un concept simile, capace di portare (si spera) nuove meccaniche, soluzioni di level design e implicazioni di gameplay in quantità e qualità tali da reggere eventualmente se non un'intera campagna quantomeno grosse parti di essa, dovrebbe ispirare fiducia il fatto che da un paio d'anni tra le file di Infinity Ward c'è un certo Jacob Minkoff, in passato Lead Game Designer di Uncharted e The Last of Us. Ovvero un genere di professionista per cui inventiva e piccoli e grandi twist di game design dovrebbero rappresentare il pane quotidiano. Più fumoso, invece, l'apporto che potrebbe offrire un altro ex Naughty Dog, Taylor Kurosaki, Narrative Design Lead negli stessi progetti di Minkoff e finito in tandem con il collega a lavorare per Activision, come Narrative Director. Tutto è infatti avvolto dal mistero per quanto concerne ciò che il nuovo Call of Duty non solo racconterà, ma innanzitutto sarà. Chiusi i conti in sospeso tra il Capitano Price e Vladimir Makarov, Infinity Ward aveva cercato di lanciare una sua nuova epopea con Ghosts. Personaggi, accadimenti e colpi di scena erano probabilmente tra i meno avvincenti dell'intera saga, però il gioco si chiudeva con un finale apertissimo che testimoniava tutta l'intenzione di dare vita a un un nuovo spin-off, articolato su più episodi. Il Modern Warfare di questa generazione, insomma. E Ghosts era sì ambientato nel futuro, ma in uno scenario non troppo in là nel tempo, quasi completamente affine al nostro presente. Come si concilierebbe tutto ciò con un contesto così futuribile da sfociare nella pura la fantascienza e prevedere anche fazioni spaziali? Ritroveremo i fratelli Walker e il temibile Rorke alla fine di un sonno criogeno durato almeno un secolo, su una navetta schiantatisi su chissà quale pianeta, dove istituiranno in qualche modo i nuovi eserciti in guerra? Siamo sicuri che Activision non preferirà invece fare tabula rasa, cestinando l'idea di produrre un Ghosts 2?

Starship troopers

Naturalmente, i rumor non possono non far volare come uno shuttle la fantasia anche per quanto concerne la componente multigiocatore. Anche in questo caso, la prospettiva di un capitolo futuristico come non mai ci sembra foriera di implicazioni promettenti. In mancanza di dettagli certi non si può escludere nulla, ma possiamo praticamente dare per scontato che Infinity Ward sfrutterà il nuovo contesto per imprimere una direzione particolare al multiplayer. Forse, per assurdo, ne approfitterà per tornare con un gameplay con i piedi maggiormente per terra rispetto alle ultime interazioni della saga, accogliendo le richieste di una certa frangia di utenza, anche se in linea generale tenderemmo a escluderlo: dopo aver fatto assaporare la spiccata versatilità dell'azione offerta da Exo e jetpack, è veramente difficile immaginarsi un dietrofront in materia, con una proposta più asciutta e limitata. Call of Duty nello spazio? Call of Duty nello spazio? Rimarrebbe da capire cosa, esattamente, si potrà estrarre dal cilindro. Tenderemmo assolutamente a escludere sezioni a gravità zero, visto che mal si concilierebbero coi tipici ritmi di gioco di Call of Duty, a maggior ragione se si considera che proprio Ghosts, con la sua velocità di base, la repentina scivolata alla Crysis 2 e la scioltezza nell'issarsi sugli ostacoli, per tacere degli anfetaminici eccessi della modalità Crank, aveva cominciato a dare una decisa accelerata alle cose. Avremo per le mani un nuovo ritrovato tecnologico grazie a cui prenderà vita una giocabilità acrobatica, come già Advanced Warfare e Black Ops III? L'ipotesi non è affatto da escludere e sarebbe tutt'altro che da biasimare, in potenza: checché ne dicano i detrattori, ciascuno dei due titoli era riuscito a mettere a fuoco una sua visione di questo tipo di impostazione e a metterla a punto in maniera riuscita, dimostrando sufficiente personalità, anche nei confronti del rivale Titanfall, di cui venivano superficialmente considerati dei cloni. Col giusto guizzo creativo il prossimo Call of Duty potrebbe trovare un modo altrettanto vincente di cimentarsi con saltoni e traversate funamboliche. Questo tuttavia non esclude che chi non è propenso ad approfondire ogni episodio, apprezzandone i meriti specifici, possa giustamente percepire una generale e ormai stucchevole omogeneità dell'offerta o che, non gradendo particolarmente le derive fantascientifiche, decida semplicemente di saltarlo a pié pari, come magari aveva già fatto con le ultime fatiche di Sledgehammer e Treyarch. Insomma, finito il periodo di riassestamento e di rodaggio, Infinity Ward ha parecchio terreno per fare bene ma anche molte responsabilità, non ultima quella di ritrovarsi a confrontarsi direttamente con Titanfall 2, previsto in una finestra di lancio a grandi linee sovrapponibile, che dalla sua potrà contare su una formula collaudata e designer di prim'ordine, con l'onere di dimostrare che non è più "lo studio degli avanzi che non se la sono sentita di seguire West e Zampella". Comunque vada, si profila all'orizzonte una battaglia davvero serrata e pregna di valenze storiche, in cui probabilmente si giocheranno le sorti del futuro di questa branca degli sparatutto.