Trent'anni di Atlus  37

La famosa società tuttofare che ha incantato intere generazioni a suon di RPG compie trent'anni: festeggiamola!

Forse non lo sapete, magari non ve ne siete mai accorti, ma quasi sicuramente negli ultimi anni avete giocato almeno un titolo pubblicato o sviluppato da Atlus, specialmente se siete fan dei giochi di ruolo nipponici. Fondata il 7 aprile del lontano 1986 a Tokyo, la società nipponica si è subito distinta per la sua poliedricità, sviluppando giochi di ogni tipo per praticamente ogni sistema elettronico, dai cabinati alle console passando per gli home computer. In Giappone, Atlus diventa veramente famosa già nel 1987 quando sviluppa Digital Devil Story: Megami Tensei, il capostipite di quello che diventerà il suo brand più importante, ritagliandosi un ruolo di primo piano nella produzione dei videogiochi di ruolo.

Nel corso degli anni, però, Atlus è anche e soprattutto publisher di decine e decine di giochi di culto, anche se sviluppati da compagnie minori, tra i quali DoDonPachi, Growlanser, Ogre Battle, Shining Soul, Lufia e molti altri. In occidente, però, Atlus diventa famosa soltanto all'inizio del millennio grazie a Atlus USA, una sussidiaria votata quasi esclusivamente all'importazione di quei giochi semisconosciuti e decisamente di nicchia che qualunque altro publisher avrebbe deliberatamente ignorato per non correre rischi. È con Disgaea: Hour of Darkness che i fan degli RPG e degli strategici cominciano a fare più attenzione del solito al publisher in copertina. All'epoca di PlayStation 2, Atlus pubblicò e sviluppò una quantità a dir poco imbarazzante di titoli che, fino a pochi anni prima, nessuno avrebbe mai tradotto in inglese. Per noi europei cominciò proprio a quei tempi un rapporto di odio e di amore nei confronti di quella compagnia che non si poteva fare a meno di stimare, ma che ci costringeva a importare i giochi dall'estero, nel caso delle macchine region free, quando non ci restava da fare altro che guardare, impotenti, i nostri amici yankee che si divertivano alla faccia nostra. In occasione del suo trentesimo anniversario, abbiamo deciso di ricordare alcuni tra i migliori giochi che Atlus ha sviluppato (attenzione: sviluppato, non pubblicato!) in ordine assolutamente casuale. Per motivi di spazio non possiamo elencarli tutti, ma vi invitiamo calorosamente a esprimere le vostre preferenze nei commenti all'articolo.

Atlus compie trent'anni: parliamo dei giochi che hanno fatto la storia di questa importante azienda

Megami Tensei

Dovevamo cominciare per forza dalla serie che ha fatto conoscere Atlus in tutto il mondo, e della quale abbiamo già parlato alcuni anni fa in un nostro vecchio Monografie che vi invitiamo a leggere se volete saperne di più sulle vicissitudini del brand.

Trent'anni di Atlus
Shin Megami Tensei IV, Nintendo 3DS

Tutto ebbe inizio sul Famicom di Nintendo: era il 1987 e Atlus trasformava in un gioco di ruolo in prima persona il romanzo Digital Devil Story di Aya Nishitani. Nel corso degli anni, il brand che i fan avevano cominciato a chiamare affettuosamente MegaTen si diramò in direzioni sempre più sorprendenti, prolificando in vari spin-off. La serie Shin Megami Tensei, in effetti, è proprio lo spin-off più importante che oggi molti considerano essere il franchise madre: cominciò su Super Famicom per estendersi a tante altre piattaforme in forme diverse, mentre Atlus sperimentava nuove idee e meccaniche con cui coinvolgere i giocatori. Ci sono alcune caratteristiche principali che, però, sono le fondamenta irrinunciabili di ogni nuovo episodio: in prima o in terza persona, il giocatore esplora sempre numerosi labirinti - spesso generati casualmente - e si imbatte in demoni e creature sovrannaturali di ogni genere e religione che spesso può anche reclutare e trasformare in seguaci da schierare contro gli altri avversari. Nella maggior parte dei casi è possibile fondere le creature per evocarne di nuove e più potenti, mentre il livello di difficoltà sopra le righe mette alla prova le nostre capacità strategiche: Shin Megami Tensei è un RPG in cui ogni incantesimo conta e non si può avanzare a forza bruta. Caratterizzati da atmosfere tetre e surreali, sceneggiature adulte e scenari apocalittici, i due principali spin-off di questo... spin-off sono sicuramente Devil Summoner e Digital Devil Saga. Il primo si divide a sua volta in vari spin-off (che confusione!) tra i quali meritano sicuramente menzione il bizzarro Soul Hackers, che di recente è stato riproposto pure su Nintendo 3DS, e i due Devil Summoner per PlayStation 2 ambientati nel Giappone feudale. Digital Devil Saga fu invece un esperimento interessantissimo: si trattava di una miniserie in due parti per PlayStation 2 in cui erano i protagonisti stessi a trasformarsi in demoni, e la trama era veramente un capolavoro. Oggi Shin Megami Tensei esiste soprattutto nella sua forma più o meno definitiva, ovvero il quarto episodio uscito di recente per Nintendo 3DS, cui peraltro farà presto una specie di sequel intitolato Shin Megami Tensei IV: Apocalypse.

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Persona

Quella di Persona è una vera e propria anomalia mediatica, poiché la serie nasce effettivamente da una costola di MegaTen, tant'è che il primo episodio, uscito in Giappone nel 1996 per PlayStation, si intitolava Megami Ibunroku Persona: era, a tutti gli effetti, uno spin-off di Shin Megami Tensei.

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Persona 4 Golden, PlayStation Vita

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Persona Q: Shadow of the Labyrinth, Nintendo 3DS

Del resto condividevano molte caratteristiche peculiari, come l'ambientazione urbana e la forte enfasi riposta sul misticismo, sulla mitologia e sulle leggende metropolitane.Gli esordi occidentali di Persona furono un vero disastro che vi abbiamo raccontato nel dettaglio nel suddetto Monografie, e qui ricorderemo solo che il secondo episodio è stato martoriato a più riprese sia alla release originale che alla successiva per PSP di qualche anno fa. Ironicamente, nel frattempo la serie era diventata famosissima grazie al terzo e al quarto episodio, usciti per PlayStation 2 rispettivamente nel 2006 e nel 2008: grazie ad essi, lo spin-off assumeva finalmente un'identità tutta sua, tanto da abbandonare il prefisso Shin Megami Tensei. Ma a che cosa si deve la popolarità di Persona? Innanzitutto, fu determinante la distribuzione worldwide a partire da Persona 3, che portò la serie sulla bocca di tutti, ma in realtà il merito fu specialmente del gameplay, ma anche e soprattutto della sceneggiatura. Abbandonate le dinamiche retrò degli RPG in prima persona, la serie si trasformava in un strano misto tra un gioco di ruolo e un social simulator in cui il giocatore poteva approfondire la relazione tra il protagonista e i suoi compagni di avventura nel corso dell'anno scolastico che scandiva la storia. Alla caratterizzazione sopraffina dei personaggi e alle storie piene di colpi di scena si aggiungeva un comparto audiovisivo d'eccezione e un gameplay ricchissimo e stratificato. A sfondare davvero fu comunque il quarto episodio, ancora più profondo e complesso del precedente, sul quale Atlus ha costruito un piccolo impero multimediale tra serie animate, gadget a profusione e vari spin-off, tra i quali i due Persona 4 Arena, eccellenti picchiaduro sviluppati in tandem con Arc System Works, un rhythm game intitolato Persona 4 Dancing All Night e una joint venture con il team che si occupa di Etrian Odyssey per un crossover ai confini della nostalgia, Persona Q: Shadow of the Labyrinth. Se oggi la migliore iterazione in assoluto del franchise è Persona 4 Golden, vera e propria killer application per PlayStation Vita, i fan dei JRPG attendono spasmodicamente il loro nuovo messia: Persona 5.

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Etrian Odyssey

Pubblicato per la prima volta in Giappone nel 2007 col titolo Sekaiju no Meikyuu (letteralmente, Il labirinto dell'Albero del Mondo) quello con Etrian Odyssey è diventato ben presto un appuntamento imperdibile e quasi annuale per ogni veterano dei giochi di ruolo che si rispetti.

Trent'anni di Atlus
Etrian Odyssey 2 Untold, Nintendo 3DS

E in questo caso ci piace usare proprio la definizione "gioco di ruolo" per rievocare il ricordo delle partite a Dungeons & Dragons, quando si usavano carta e penna per disegnare le mappe insieme agli altri giocatori. Non è un paragone azzardato, poiché Etrian Odyssey si ispira fortemente a capolavori videoludici del passato come Wizardry e The Bard's Tale, solo proiettati in un universo fantasy squisitamente nipponico. Una volta creato il proprio personaggio, scegliendo un'illustrazione, la sua classe e vari altri parametri, ci si getta nella mischia e, insieme a un party creato altrettanto ad hoc, si esplorano i vari livelli che compongono i dungeon, eliminando i nemici che vi si aggirano per guadagnare punti esperienza e aumentare di livello, potenziando sempre di più i personaggi. Ci sono due caratteristiche peculiari che rendono Etrian Odyssey abbastanza unico nel suo genere. In primo luogo, il giocatore può disegnare la mappa sullo schermo inferiore, prendendo appunti e registrando ogni progresso e movimento. Poi ci sono i Field On Enemy, o più semplicemente FOE, nemici più forti del normale e simili a boss che, a differenza degli altri mostri, sono visibili sulla mappa e possono essere aggirati, rimandando lo scontro a un altro momento. I vari Etrian Odyssey sono RPG davvero tosti che premiano la strategia, l'attenta composizione del gruppo e la memoria del giocatore, ma anche la sua capacità di stare attento ai dettagli e di microgestire l'inventario limitato. A partire dal quarto episodio, la serie è sbarcata su Nintendo 3DS e Atlus ha ben pensato di riproporre i primi due episodi in versione Untold, rinnovandone la veste tecnica e aggiungendo una modalità più accessibile che racconta una vera e propria storia, elemento che normalmente gli Etrian Odyssey precedenti trascuravano a favore del gameplay. In questo modo, i due Etrian Odyssey Untold sono riusciti a far breccia anche nel cuore dei giocatori meno navigati, che adesso attendono con ansia l'uscita di Etrian Odyssey V.

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Trauma Center

In un periodo in cui andavano di moda i medical drama televisivi come Grey's Anatomy e Dr. House, Atlus ebbe la geniale intuizione di proporre qualcosa di molto simile anche in forma di videogioco. Il primo episodio di Trauma Center a uscire fu Under the Knife: arrivò sui nostri scaffali prima nel 2006 per Nintendo DS, poi un anno dopo in versione Wii col sottotitolo Second Opinion, impreziosito in quest'ultimo caso da contenuti aggiuntivi che ne giustificavano la conversione con un nuovo nome.

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Trauma Team, Nintendo Wii

Ma che cos'è Trauma Center? In un certo senso ricorda il mitico Allegro Chirurgo, nel senso che nei panni di un geniale medico dobbiamo operare i pazienti per completare le "missioni" del gioco: gli interventi sono delle sfide di abilità e precisione che somigliano a dei minigiochi e che mettono alla prova la nostra velocità e la nostra capacità di agire nel minor tempo possibile. L'elemento sovrannaturale del "tocco curativo" - un potere che consente al protagonista di portare a termine con successo gli interventi apparentemente impossibili - aggiunge spessore al gameplay e aiuta a inquadrare meglio la storia: i Trauma Center, infatti, sono vere e proprie visual novel ambientate in un futuro prossimo in cui l'agenzia speciale Caduceus è l'unica forza in grado di contrastare la minaccia del bioterrorismo. Il primo Trauma Center riscosse un certo successo e portò allo sviluppo di tre sequel che, pur non allontanandosi dal sentiero battuto, costruirono sulle fondamenta del primo episodio una serie di novità come la modalità multigiocatore. Al primo Trauma Center seguirono infatti Under the Knife 2, sempre per Nintendo DS, ma anche New Blood e Trauma Team per Wii. Oggi la serie è precipitata nel limbo, e solo l'anno scorso Nintendo ha deciso di pubblicare Trauma Team sull'eShop di Wii U: purtroppo non sappiamo se Atlus stava cercando di valutare l'interesse del pubblico nei confronti del franchise in previsione di svilupparne un nuovo episodio, ma forse la risposta non è stata sufficientemente positiva. Peccato.

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Le menzioni d'onore

Tra i molti altri giochi che Atlus ha sviluppato - e pubblicato, ricordiamocelo sempre - negli anni, abbiamo deciso di dedicare un po' di spazio a due in particolare che ci sono rimasti nel cuore per tanti motivi. Il primo è Radiant Historia, uno straordinario JRPG per Nintendo DS del 2010 che... non è mai arrivato in Europa.

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Radiant Historia, Nintendo DS

Trent'anni di Atlus
Catherine, PlayStation 3 e Xbox 360

I fortunati che sono riusciti a mettere le mani sulle poche copie distribuite in Nord America hanno potuto apprezzare uno dei migliori giochi di genere mai realizzati per il portatile Nintendo, un vero e proprio gioiellino che affronta in modo decisamente originale il caro, vecchio concetto del viaggio nel tempo. Impersonando un agente speciale di nome Stocke, il giocatore deve salvare il mondo di Vainqueur da una guerra che rischia di devastarlo, ricorrendo al potere del White Chronicle, un tomo magico che consente di viaggiare avanti e indietro nel tempo e di spostarsi tra le diverse realtà parallele che scaturiscono ogni volta che compie una scelta. Questo meccanismo ci permette in effetti di raccogliere informazioni in una timeline e sfruttarle in un'altra, nel tentativo di sbloccare il finale "perfetto" tra i tanti disponibili. Al complicato e geniale intreccio narrativo si aggiunge un sistema di combattimento a turni in cui bisogna gestire strategicamente la posizione dei protagonisti e quella dei nemici, alterabile attraverso le varie abilità che si apprendono aumentando di livello. Se doveste imbattervi in una copia di questo piccolo capolavoro, non fatevela sfuggire. L'altro gioco di cui vogliamo parlare, infine, è Catherine. Difficile classificare questa piccola opera d'arte videoludica: è una visual novel a tinte horror? Una commedia romantica? Un platform? Un puzzle game? A dire il vero, Catherine, che è uscito su PlayStation 3 e Xbox 360 nel 2013, è tutto questo e anche di più, ma molto semplicemente è la storia di un uomo comunissimo che sta mettendo le corna alla fidanzata. Be', non è proprio così, ma di più non possiamo dirvi o vi rovineremmo la sorpresa qualora decideste di recuperarlo. Sappiate solo che il gameplay si concentra in stage simili a platform in cui bisogna raggiungere la cima di una struttura entro un tempo limite, alternati a sequenze narrative in cui la storia si sviluppa e bisogna prendere delle decisioni che possono condurre a ben nove finali diversi. Impreziosito da una veste grafica di tutto rispetto che ricorda i migliori cartoni animati nipponici, grazie anche e soprattutto ai disegni di Shigenori Soejima e alle musiche di Shoji Meguro, Catherine è davvero un gioco che varrebbe la pena rimasterizzare.

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Uno sguardo al futuro

Al momento non sono molti i titoli che Atlus sta sviluppando o dei quali stiamo aspettando la localizzazione in una lingua comprensibile, e anzi possiamo tranquillamente restringere il numero a tre di essi. Ironicamente, nessuno di essi segnerà il passaggio della software house nipponica all'ottava generazione delle console. Persona 5, infatti, uscirà sia su PlayStation 4 sia su PlayStation 3, e questo significa che è stato principalmente sviluppato sulla seconda. Poco male: a nessuno importa realmente della grafica, quando si tratta di Persona, dato che la storia e la direzione artistica non fanno mai rimpiangere le vagonate di poligoni.

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Tokyo Mirage Session #FE, Wii U

Da quanto è stato mostrato, il nuovo Persona dovrebbe rappresentare una piccola ma significativa evoluzione nelle dinamiche della serie Atlus, grazie ai dungeon in cui è possibile muoversi furtivamente e a un incastro narrativo decisamente originale in cui i protagonisti, studenti liceali, sono degli abili ladri dotati di super poteri. Il secondo gioco che stiamo aspettando con una certa ansia è il già citato Etrian Odyssey V per Nintendo 3DS, che uscirà in Giappone il prossimo agosto e che probabilmente vedremo da noi solo il prossimo anno. In realtà, questo nuovo Etrian Odyssey non dovrebbe scombussolare più di tanto le dinamiche della serie, limitandosi a perfezionarne il gameplay con varie aggiunte, tra cui le abilità di razza e i dirompenti poteri Union in grado di ribaltare le sorti degli scontri. Tokyo Mirage Sessions #FE è invece già uscito in Giappone diversi mesi fa per Wii U, suscitando pareri contrastanti: probabilmente è il RPG più coraggioso di Atlus da parecchi anni a questa parte, poiché mescola le atmosfere sbarazzine dei Persona con la mitologia e le caratteristiche di un'importante franchise targato Nintendo, Fire Emblem. In Tokyo Mirage Sessions #FE, infatti, i protagonisti sono giovani cantanti giapponesi in grado di attingere a uno straordinario potere sovrannaturale che si manifesta nelle fattezze dei più importanti protagonisti della popolare serie di strategici fantasy. Insomma, a distanza di trent'anni dalla sua fondazione, nonostante le tante vicissitudini, Atlus è una compagnia che continua a stupire anche e soprattutto i fan dei JRPG, creandone di nuovi ogni giorno grazie alla passione e all'originalità delle sue proposte. Cento di questi anni, Atlus!