A greater Wang  47

Lo Wang sta per tornare tra noi, accompagnato da tre guerrieri agguerriti quanto lui e in un gioco nettamente più ambizioso del suo predecessore

In questa strana era per i videogiochi, publisher e sviluppatori sembrano essere terrorizzati dalla creazione di nuove proprietà intellettuali: è come se un nuovo marchio fosse destinato a fallire prima ancora di cominciare, e moltissimi di coloro a cui si devono gli spostamenti di denaro alla base dell'industria paiono aver dimenticato che le grandi serie sono tutte partite da zero, prima di macinare milioni di copie nei negozi.

Guardando il lato economico delle cose, in verità, riesce difficile vedere queste strategie come un male assoluto; dopotutto sviluppare videogame costa sempre di più e un marchio noto aiuta di certo le vendite. Solo che è davvero strano vedere nomi storici appiccicati con lo sputo a titoli che sembrano voler usare per forza tutte quelle meccaniche semplificate che ad oggi dominano le ricerche di mercato. Gli sparatutto in prima persona sono la vittima primaria di questa moda: giochi che ad oggi paiono quasi non poter uscire senza un massimo di due armi equipaggiabili in contemporanea, la rigenerazione della vita o una velocità di movimento a prova di persona senza pollici opponibili (e il tutto indipendentemente da quanto importante sia il nome coinvolto). La speranza di chi amava i cari vecchi sparatutto dei bei tempi andati non è tuttavia morta, poiché tra gli sviluppatori c'è chi allegramente se ne frega delle classifiche e fa un po' quel cavolaccio che gli pare. È il caso dei Flying Wild Hog, noti principalmente per due sparatutto, Hard Reset e il reboot di Shadow Warrior. Entrambi i giochi hanno conquistato più di un fan per il loro comparto tecnico lodevolissimo, per la velocità e spettacolarità dell'azione e per il fatto di essere spiccatamente vecchio stile. Sarete dunque felici di sapere che i nostri a breve torneranno con Shadow Warrior 2, un seguito che invero di novità e meccaniche moderne ne ha da vendere, solo che alla base sembra sempre esserci la volontà di dare sfogo a tutta la "tamarraggine", alla violenza e al feeling brutale degli antenati dello sparatutto.

Maestro dei doppi sensi e temibile ninja dotato di poteri mistici, Lo Wang sta per fare un'altra strage

More Wang than you can handle

Cinque anni sono passati dall'ultimo Shadow Warrior, e il temibile Lo Wang ha salvato il mondo da energie maligne molto più grandi di lui. Peccato che nel farlo abbia scatenato anche un bel po' di casino, corrompendo il pianeta Terra e portando i demoni a vivere a fianco degli umani (dove "a fianco" non significa "pacificamente").

Cosa lo riporti in azione in questo secondo capitolo non è del tutto chiaro, ma il nostro si ritrova all'improvviso con una voce nel cervello appartenente a una tizia piuttosto irritante di nome Kamiko, e dai pochi minuti di gameplay svelati pare aver tutte le intenzioni di levarsela dai neuroni al più presto. Qualunque siano le sue motivazioni, Lo Wang non è cambiato molto in questo lustro; il pelato guerriero è un maestro d'armi ineguagliabile, in grado di utilizzare poteri mistici di vario tipo, katana affilate come la falce del tristo mietitore e un numero smodato di pistole e fucili. E di un numero smodato in effetti si tratta, perché Shadow Warrior 2 alza immediatamente l'asticella promettendo un quantitativo di armi da fuoco e da taglio imparagonabile a quello del suo predecessore. Abbiamo osservato vari fucili elementali durante la prova - grazie a pietre magiche equipaggiabili in ogni arma - devastanti spade doppie, lame da polso alla Wolverine e cannoni esplosivi di vario tipo; eppure non c'è un aggeggio a disposizione del protagonista che non ci sia parso devastante. I Fucili a pompa aprono voragini nei demoni colpiti, le lame li fanno minuziosamente a pezzi e gli effetti elementali si vedono e si sentono ad ogni colpo. Insomma, la fisica delle sparatorie sembra essere di altissima qualità e un'ulteriore dimostrazione dell'abilità degli sviluppatori sta nel fatto che ogni arma sarà potenziabile con un sistema simil GDR nel gioco finito. Un bel po' di scelte per chi non sa decidere quale strumento di morte imbracciare e, per la cronaca, di loadout a due armi qua non ce ne sono.

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Ninja Jumps

Non sono comunque cambiate solo le armi nel nuovo sparatutto dei Flying Wild Hog: i livelli non saranno infatti più lineari come in passato, per via di nuove meccaniche di movimento che permettono a Lo Wang di raggiungere con facilità i tetti delle case e di scalare ostacoli, oltre che di muoversi in aria come un missile. Le mappe saranno poi in larga parte procedurali, così come il posizionamento dei nemici; una soluzione che rende il titolo molto più rigiocabile e difficile da prevedere, seppur la qualità degli algoritmi sia ancora tutta da definire.

Tale casualità nella creazione delle mappe aiuta indubbiamente anche l'altra new entry, ovvero la cooperativa a quattro giocatori. Se le regole su cui si basa lo spawn dei demoni saranno gestite a dovere, vedremo avversari incredibilmente coriacei e numerosi massacri in memorabili battaglie di gruppo. Non osiamo nemmeno immaginare il caos che verrà a crearsi quando team organizzati inizieranno a combinare i poteri di Wang alle armi modificate. Per quanto riguarda la velocità e il sistema dei poteri, inoltre, è davvero difficile lamentarsi. Gli sviluppatori hanno dimostrato di poter gestire squadroni demoniaci con avversari incredibilmente aggressivi e corazzati, a forza di colpi di katana ad area, spuntoni d'ombra capaci di paralizzare gli avversari e onde d'urto che farebbero impallidire un maestro Jedi. Forse l'unica cosa che fa un po' storcere il naso sono i numeri dei danni sopra la testa dei nemici, ma saranno tranquillamente disattivabili dalle opzioni per chi vuole vedere solo sangue e arti mozzati. L'intelligenza artificiale nemica sembra a sua volta soddisfacente, e gli avversari vantano una mobilità simile a quella del protagonista, seppur nella demo ogni tanto alcuni demoni abbiano dimostrato una certa difficoltà a raggiungere il nostro sui tetti.

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Un bellissimo mondo da coprire di sangue

L'ultimo aspetto da coprire è quello tecnico, poiché il gioco già ora sembra un passo avanti epocale rispetto al predecessore. Mappe più estese potrebbero far pensare a un calo del dettaglio generale, ma non è chiaramente così, e i Flying Wild Hog hanno messo in campo un sistema di illuminazione da manuale, texture ultra dettagliate, modelli ricchissimi di poligoni e animazioni impeccabili.

La proceduralità potrebbe impattare sull'art direction generale, ma è indubbio che la grafica sia abbastanza pompata da avvicinarsi a quella delle super produzioni made in USA (ricordiamo che il team di sviluppo è situato in Polonia, ed è tutt'altro che gigantesco). Spaventosa anche la varietà di avversari, dotati di poteri specifici e di modelli molto diversificati sia per forma che per dimensioni. L'unico dubbio riguarda l'ottimizzazione di tanto ben di dio, ma i precedenti titoli della casa non hanno mai creato gravi problemi da questo punto di vista. Certo, su console è ancora tutto da dimostrare. Meno stratosferico il comparto audio, dove paiono mancare doppiatori prestigiosi, ma se amate l'umorismo becero Lo Wang non smetterà praticamente mai di fare battutacce, prodigandosi in frasi di dubbio gusto anche durante l'azione. Certo, se l'umorismo becero non lo amate per niente forse questo non è il gioco che fa per voi, ma non è detto che nelle opzioni non ci sia un modo per tappare la bocca di Wang in certe situazioni. In parole povere, Shadow Warrior 2 è un progetto molto più ambizioso del suo predecessore, con il potenziale per divenire una sorta di "salvatore della patria" agli occhi di coloro che si sono stancati delle semplificazioni e della violenza all'acqua di rose di molti degli shooter moderni. Non è il caso di farsi ingannare dalla sua natura indie, qua c'è abbastanza Wang per tutti.

CERTEZZE

  • Violentissimo, velocissimo e spettacolare a livelli assurdi
  • Livelli procedurali e molto più estesi
  • Co-op a 4 giocatori
  • Ricco di umorismo di bassa lega...

DUBBI

  • ...che potrebbe non piacere a tutti
  • Varietà della campagna tutta da dimostrare