Uncharted 4: Fine di un LadroNei mari di Libertalia 

Breve viaggio all'interno del mito pirata che fa in parte da sfondo alla nuova avventura di Nathan Drake

Fin dal giorno del suo annuncio in occasione degli Spike TV PS4 All Access del 2013, Uncharted 4: Fine di un ladro ha provocato nel pubblico un hype spropositato, e la nuova avventura di Nathan Drake è diventata presto oggetto di discussione sui principali forum internazionali di videogiochi. E ora che lo abbiamo sviscerato nella nostra recensione e che l'abbiamo finalmente tra le mani, non ci sembra quasi vero che siano trascorsi già tre anni da quel giorno. Come da tradizione per la serie, il titolo Naughty Dog si porta appresso, sullo sfondo delle vicende del protagonista e dei suoi amici, temi e racconti affascinanti in costante bilico tra mito e storia, tra leggenda e realtà, come la storia del pirata Every e quella della colonia di Libertalia (o Libertatia). Proprio su di essa e sul suo possibile fondatore - o "abitante" per un certo periodo - abbiamo scritto questo speciale che vi svela quelli che sono alcuni retroscena o presunti tali sulla nascita dell'enclave e sul personaggio sopra citato. L'articolo, pertanto, contiene solo qualche spoiler indiretto sul gioco, visto che del pirata Every si è già parlato a più riprese in questi anni, così come di Libertalia, e che noi qui ci limitiamo a trattare solo l'argomento "storico" su di essi, e non sulla trama di Uncharted 4: Fine di un ladro.

Storia, personaggi e curiosità sul mito pirata legato al quarto capitolo della serie Uncharted

Per Dio e per la libertà

L'ubicazione geografica di Libertalia non è mai stata molto chiara, ma pare che sorgesse in Madagascar e si estendesse dalla baia d'Antongil fino a Mananjary, includendo l'Île Sainte-Marie e Foulpointe. Un'area in effetti storicamente legata a doppio filo a quella della pirateria, visto che nella sua lunga esistenza ha ospitato numerosi bucanieri che depredavano le flotte mercantili di ritorno dalle Indie Orientali. William Kidd, Robert Culliford, Olivier Levasseur, Abraham Samuel, Thomas Tew e Henry Every sono solo alcuni dei più famosi filibustieri che hanno vissuto o sostato nelle baie locali. L'ultimo citato, in particolare, è stato uno dei pirati di maggior "successo" della storia: conosciuto anche come John Avery o capitano Bridgeman, questi era stato un cadetto della Marina Reale britannica e poi un corsaro, prima di diventare un filibustiere attivo alla fine del XVII secolo principalmente nel Madagascar. Nei mari di Libertalia Su Henry Every esistono diverse biografie, ognuna delle quali contiene molti elementi romanzati. Diventa quindi complicato stilarne una accurata, o raccontarne le gesta senza rischiare di commettere degli errori di collocazione storica o "tecnica", come sempre accade del resto quando si lavora su documenti che non danno certezze su determinati fatti della vita di qualcuno. Comunque sia, nel corso delle sua "carriera" criminale, Every si mise a intercettare i velieri dei pellegrini musulmani che partivano dal porto indiano di Surat, giungevano a Mokha, presso l'imboccatura del mar Rosso, e ripartivano per La Mecca. L'ultima sua impresa, assieme ad altri colleghi fra i quali il capitano Thomas Tew (che in alcuni testi viene indicato come uno dei fondatori di Libertalia), che perì proprio durante la battaglia, fu quella di attaccare la flotta del Gran Mogol, importante dinastia imperiale islamica dell'India, e saccheggiare la sua enorme nave da trasporto chiamata Ganj-i-Sawai. Oltre al corposo bottino, secondo certe fonti del tempo, Every rapì e fece sua sposa proprio una figlia o una nipote di Aurangzeb, il sovrano dell'Impero Mogul, e dopo alcune peripezie, nel giugno del 1696 sparì nel nulla per entrare nella leggenda con la sua nave chiamata The Fancy. Alcuni dissero che dopo aver cambiato identità per sfuggire alla caccia all'uomo che si era scatenata contro di lui vivesse nel lusso su un'isola tropicale, altri che si fosse rifugiato in Irlanda o che fosse perfino caduto in disgrazia. Altri ancora che avesse solo fatto finta di scappare dal Madagascar, e che dopo un lungo periodo di navigazione avesse invece fatto ritorno "a casa", nascondendosi nella giungla dove avrebbe fondato un suo "regno", insieme ad alcuni compagni. Tra questi alcuni teorici sostengono ci fosse anche il capitano Thomas Tew, che secondo loro sarebbe rimasto solo ferito nello scontro con la flotta del Gran Mogol. Nei mari di Libertalia

Hodie mecum eris in paradiso

L'insediamento di Libertalia era considerato un vero e proprio "paradiso" per i pirati. Pare che il motto "Hodie mecum eris in paradiso", che vuol dire "Oggi tu sarai con me in paradiso", tratta dal Vangelo secondo Luca, venisse spesso citato dai filibustieri e facesse riferimento proprio all'utopia dell'enclave. Questa "mitologica" colonia sarebbe infatti stata fondata verso la fine del Seicento dal prete italo-dominicano Caraccioli e dai bucanieri Thomas Tew e James Misson, presunto ex ufficiale della marina francese, col motto dell'utopia pirata "per Dio e la libertà". Secondo la leggenda gli abitanti della colonia erano motivati da ideali libertari, anti-autoritaristici e anti-capitalistici, tant'è che per esempio dividevano tra loro equamente donne, tesori e bestiame, erano contro ogni forma di schiavitù o gli Stati oppressivi, ed eleggevano il loro capo. Nei mari di Libertalia Se qualcuno di loro cominciava a lavorare un appezzamento di terra, questa veniva considerata di sua proprietà finché non avesse smesso di lavorarla. Si dice che fossero organizzati in gruppi di dieci pirati ciascuno, e che in ognuno di essi ci fosse un rappresentante che partecipava alle assemblee per decretare le leggi necessarie a regolamentare l'enclave; una delegazione di bucanieri si riuniva poi almeno una volta l'anno per prendere tutte le decisioni importanti riguardanti la comunità, e nulla poteva essere fatto senza il suo consenso. L'enclave durò all'incirca venticinque anni, quando venne distrutta dagli indigeni malgasci, che approfittando dell'assenza del capitano Thomas Tew e di gran parte dei pirati partiti insieme a lui per una missione di reclutamento, attaccarono la colonia e compirono una strage. Massacro al quale sfuggì Misson, che insieme ad altri quarantacinque superstiti riuscì a partire con dell'oro e dei diamanti, si riunì con Tew e assieme a lui fece rotta verso l'America e le Bahamas. Quanto appena descritto in questo paragrafo è raccontato nel libro A General History of the Most Notorious Pirates. Il testo, apparso per la prima volta a Londra nel 1724, sarebbe stato scritto da un certo capitano Charles Johnson, ritenuto in realtà uno pseudonimo dello scrittore britannico Daniel Defoe, l'autore di Robinson Crusoe. Questi, secondo i sostenitori della teoria, per ideare la colonia di Libertalia e la figura di James Misson, si sarebbe ispirato alla leggenda di una società utopistica che alcuni ipotizzano sia stata creata da Every dopo i fatti legati all'Impero Mogull di cui abbiamo parlato prima, e proprio all'ex cadetto britannico per sviluppare il personaggio del bucaniere francese. Insomma, la colonia pirata sarebbe esistita, ma il nome glielo avrebbe dato lo scrittore Defoe. Nei mari di Libertalia

Verità o leggenda?

In effetti, seguendo il racconto di un certo Adrian van Broeck, autore di un breve manoscritto del 1709 intitolato The Life and Adventures of Capt. John Avery; the Famous English Pirate, Now in Possession of Madagascar, Henry Every avrebbe davvero fondato una sua comunità nel Madagascar. A supporto di questa tesi ci sarebbero perfino una fantomatica serie di appunti del pirata scozzese William Kidd ritrovati a Ghar El Melh, in Tunisia, dove l'uomo avrebbe annotato di averla visitata nel 1697, un anno dopo la misteriosa sparizione di Every, confermandone di fatto l'esistenza. Nei mari di Libertalia Per queste ragioni gli storici si dividono tra chi pensa che il contenuto di A General History of the Most Notorious Pirates sia interamente il frutto dell'immaginazione dell'autore, e dunque non abbia alcuna credibilità, e chi invece pensa che contenga comunque un fondo di verità. Molti sostengono infatti che a prescindere da alcune parti romanzate, nel manoscritto di Johnson vengono citati dei fatti reali con un linguaggio marinaresco tale da far supporre che a scriverlo sia stato a tutti gli effetti un pirata, o comunque un uomo di mare, e non il famoso autore di romanzi. Qualcuno è arrivato perfino a pensare che fosse stato Every in persona a scrivere l'opera in origine, usando lo pseudonimo di Johnson come autore, e cambiando pure il suo nome nel manoscritto in "Misson"; e che se in qualche modo Daniel Defoe anni dopo c'entrasse qualcosa, questi si sarebbe limitato solo a pubblicarlo e a renderlo "leggibile" al pubblico medio inserendo alcune parti inventate. Insomma, tante congetture, ragionamenti spesso non supportati da fatti storici o da prove conclamate, ad ogni modo teorie affascinanti che come sempre quando ci sono di mezzo avventura, pirati, oceani da solcare e tesori da ritrovare, finiscono per ammaliare noi comuni mortali e a farci dimenticare per un attimo, giocando, leggendo o guardando un film sull'argomento, i problemi e la rigidità della vita quotidiana.

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