Steam: una terra selvaggia  40

Sull'onda di polemiche e articoli critici, mettiamo bocca nella spinosa questione della moderazione su Steam

Dopo aver accennato alla questione in un paio di occasioni, dedichiamo un intero speciale a uno dei maggiori problemi di Steam. Il lato social della titanica piattaforma digital delivery è in buona parte privo di redini, lasciato a se stesso da una Valve che non sembra per niente preoccupata da eventuali ripercussioni. D'altronde per acquistare un gioco non è necessario entrare in contatto con chi ne sta parlando ma quando la curiosità è alta, la voglia di condividere è forte o non risulta facile comprendere l'effettiva qualità di un gioco, alcuni utenti si addentrano con fare incauto nei meandri di Steam per ritrovarsi sempre più spesso in quello che è un vero Far West digitale.

La moderazione disorganizzata della piattaforma Valve non riesce a fronteggiare una massiccia mole di comportamenti sgradevoli di maleducati e troll, talvolta organizzati in gruppo, che spesso si scannano per un gioco senza nemmeno averlo giocato. In alcuni casi determinate regole vengono fatte rispettare, a dimostrazione che i moderatori ci sono, e le norme generali di Steam condannano un gran numero di comportamenti scorretti a partire dal flame per arrivare alla manipolazione della verità per falsare le informazioni su un determinato gioco. Ma le recensioni fuorvianti abbondano e numerose community continuano a essere infestate da topic illeggibili, inviti al boicottaggio, insulti diretti verso altri utenti o verso la piattaforma stessa. Nel recente passato la community di Counter-Strike si è distinta come una delle peggiori e la situazione duranti i primi mesi di Fallout 4 viene ancora citata come un esempio di degrado memorabile. Com'è ovvio che sia, sappiamo bene che la questione della moderazione è spinosa. Quando si parla di opinioni espresse a distanza e di quel mare in tempesta che è internet oggi capita che le linee guida siano difficili da rispettare e da far rispettare. Inoltre una moderazione strutturata è costosa e Steam non guadagna nulla dalle discussioni vista l'assenza di pubblicità non legate all'offerta della piattaforma. Ma pur comprendendo queste attenuanti non ci sembra per niente saggio trascurare questo aspetto in un contesto in cui si arriva all'attacco violento e sistematico di giochi, utenti o sviluppatori. Anche Ian Bell di Slightly Mad Studios ha espresso la propria preoccupazione rispondendo all'analisi della questione pubblicata da Gamesindustry.biz e non ce la sentiamo di dargli torto. Il capoccia del team inglese si è infatti ritrovato di fronte all'immagine di una deiezione, nel senso medico del termine, dopo essersi avventurato in un topic intitolato "Una Foto di Ian Bell".

Parliamo del lato social di Steam, una landa selvaggia e pericolosa

Caos calmo

Prima di continuare con le critiche dobbiamo ribadire che Valve ha partorito un vero e proprio mostro. Qualche riga più in alto abbiamo parlato dei costi di una moderazione massiccia e c'è da dire che questi sarebbero davvero elevati viste le tonnellate di community e i milioni di utenti attivi. Controllare in tempo reale l'immenso e frammentato volume di spam sarebbe un'impresa improba a meno di non assumere un esercito di persone, ma non è detto che sia impossibile ridurre il quantitativo di rumore inutile e molesto che riecheggia per i corridoi di Steam. Hi-Rez con Smite lo ha fatto in partenza, mostrando subito il polso fermo, e persino Riot Games è riuscita a placare buona parte dell'utenza di League of Legend, proprio quella che era considerata la più infantile e ingestibile dell'intera rete.

Valve invece non solo non ha tentato di seguire alcuna delle strade battute da altri ma sembra addirittura essere piuttosto disinteressata alla questione e non è di certo questo il comportamento che ci si aspetta da una compagnia di questo tipo. Una compagnia che si fonda anche sulla promozione delle piccole realtà e che rappresenta buona parte del computer gaming di oggi. Il ruolo accentratore di Valve si è rivelato estremamente importante per aumentare le vendite dei giochi PC che in alcuni casi sono tornati a superare quelle delle versioni console. Il PC non sarebbe comunque defunto senza Steam nonostante i proclami mortuari che lo accompagnano da tempo immemore, ma la società di Gabe Newell ha cambiato il volto della distribuzione digitale, si è adattata rapidamente a un mercato sempre più legato al crowdfunding e con SteamWorks ha incrementato la qualità del supporto in maniera sostanziale. Inoltre Steam ha aumentato la disponibilità dei titoli in diversi mercati, ha aiutato a misurare il successo dei giochi PC, ha sistematizzato il supporto facilitando la questione delle patch e ha avuto un impatto sul calo dei prezzi da non sottovalutare. Grazie a Newell e soci diversi sviluppatori giapponesi si stanno affacciando alla scena internazionale e nel frattempo Valve ha migliorato il supporto, aggiungendo servizi e migliorando la consultazione delle informazioni legate ai giochi. Tutto questo ha attirato l'attenzione di oltre quaranta milioni di giocatori e ha senza dubbio avuto un impatto importante sulla pirateria compensando le scomodità affrontate da alcuni sviluppatori. Inoltre la moderazione ha avuto qualche scatto d'orgoglio e dobbiamo anche dire che diverse community si sono calmate naturalmente. Ma Steam non è un'opera di bene e non è nemmeno un forum indipendente che professa la libertà assoluta, a differenza di quelli che spesso partoriscono i sabotaggi organizzati che la colpiscono.

Una questione di responsabilità

Steam è una piattaforma commerciale che vende prodotti ed è lecito sperare che si assuma la responsabilità sulle informazioni che fa circolare in relazione questi prodotti. E non parliamo solo dei gruppi di sabotatori, dei post truffa, dello spam e delle recensioni non sempre attendibili. Con la moderazione disorganizzata, lenta e spesso inefficace, troll, maleducati e spammer hanno un'ampia libertà di manovra che permette loro di mettere in secondo piano opinioni articolate e recensioni ragionate creando il caos e lasciando il segno sulle varie community colpite.

Di fronte a tutto questo la compagnia di Newell ha preferito concentrarsi sull'infrastruttura, non ha considerato i forum e, per intercettare le critiche sulla visibilità e sulle informazioni relative ai giochi, ha creato i Curatori e costretto all'acquisto di un gioco prima di permettere a un utente di pubblicare una recensione effettiva. Inoltre ha introdotto il diritto di recesso che combinato con i celebri sconti di Steam ha messo in secondo piano l'importanza dei feedback spostando i riflettori sulla possibilità di provare con mano un gioco. La strategia è indubbiamente sensata e passa per la continua evoluzione della piattaforma, ma evidenzia anche il tentativo della compagnia di scaricare tutte le responsabilità affidandosi all'automazione completa. Purtroppo quest'ultima non può ancora occuparsi di moderazione ed ecco che il problema resta ed è un peccato perché sarebbe possibile fare qualcosa anche solo alzando la voce e mostrando un po' di polso, senza dover necessariamente ricorrere a eserciti di moderatori o attendere l'arrivo di Skynet. Anzi siamo i primi a non augurarci l'intervento di un regime totalitario e militaresco per una piattaforma che è già accusata di essere vicina al monopolio. Siamo consci che l'ampia libertà di Steam ha anche qualche grosso pregio e permette agli utenti di bacchettare titoli incapaci di mantenere le promesse così come permette di sostenere a costo zero progetti a volte imperfetti, almeno secondo gli standard odierni, ma che arricchiscono il panorama e possono essere fonti d'ispirazione importantissime. La valanga di titoli pubblicati, le truffe, il caos nei forum e le recensioni fasulle ci costringono a un duro lavoro di selezione delle informazioni ma se non altro la varietà è garantita, la libertà impera e noi redattori possiamo tornare a fare il lavoro di segugi e scopritori di talenti.