EditorialiDorei to no Seikatsu: quando si supera il limite 

Fino a dove può spingersi il mondo dell'intrattenimento?

Dorei to no Seikatsu -Teaching Feeling-, conosciuta anche come Life With A Slave -Teaching Feeling-, è una visual novel erotica decisamente particolare che ha fatto discutere anche gli appassionati del genere. Dorei to no Seikatsu: quando si supera il limite Realizzata da FreakilyCharming, lo stesso autore del romantico Love at first sight, racconta la vita di una ragazza schiava, chiamata Sylvie, che viene venduta a un nuovo padrone, il giocatore. Sylvie, che ha le fattezze di una ragazzina, ha il corpo pieno di cicatrici, dovute ai maltrattamenti del proprietario precedente. Il nostro obiettivo, attraverso le varie interazioni disponibili, è in un certo senso di rieducarla, sempre però nel contesto di un rapporto schiava/padrone, con tutto ciò che ne deriva, violenze e atti sessuali compresi. Insomma, Sylvie è una nostra proprietà e, per quanto si possa ingentilire la circostanza, comprarle abiti o portarla a cena fuori ha l'unico obiettivo di farle accettare la violenza che sta continuando a subire dal giocatore. Pensando al modo in cui viene trattata per tutto il gioco, viene in mente un cucciolo di cane, più che un essere umano (sesso a parte), anche se, in modo molto più sottile, i disegni e le situazioni suggeriscono che ci troviamo di fronte a un perverso rapporto padre/figlia, che sfocia presto in un incesto ideale dai tratti nemmeno troppo velatamente pedofili. Comunque, Dorei to no Seikatsu non è la prima visual novel eroge incentrata sullo schiavismo e non è nemmeno la prima ad avere una protagonista che sembra una ragazzina. Quella di avere una o più schiave sessuali di età acerba pare che sia una parafilia molto diffusa in Giappone (e non solo), data la quantità di prodotti a tema che vengono immessi regolarmente sul mercato. Se vogliamo anche visual novel erotiche apparentemente innocue come i Nekopara nascono dalla stessa pulsione sessuale di dominio assoluto verso l'oggetto sessuale femminile. Prima di proseguire è giusto ricordare che in Giappone l'età del consenso è tredici anni, ossia che per loro il concetto di pedofilia è molto più sfumato rispetto a quello che abbiamo noi occidentali. Dorei to no Seikatsu: quando si supera il limite Va anche detto che, nonostante la rappresentazione del sesso con minori sia diffusissima, stiamo parlando di una delle nazioni con il minor numero di violenze sui minori del mondo. Si tratta di un'informazione utile per comprendere come la permissività nella rappresentazione di un certo immaginario non sempre corrisponda a una maggiore diffusione dei reati collegati. Ma qui ci sarebbe da discutere parecchio e non è il contesto giusto per farlo. Quello che vogliamo invece chiederci è quale siano i limiti che non siamo disposti a vedere oltrepassati, ovvero se un titolo come Dorei to no Seikatsu non superi ampiamente la soglia del tollerabile. Chiariamo che di Dorei to no Seikatsu non esiste una versione occidentale. Se si è arrivati a parlarne è perché un gruppo di fan ha deciso di realizzarne una traduzione amatoriale inglese, così da renderlo fruibile anche dalle nostre parti. Si tratta quindi di un'opera che di base non doveva arrivare in occidente. Gli sviluppatori erano sicuramente coscienti che da noi sarebbero incorsi nei rigori della censura, visto che molti paesi occidentali hanno norme anti-pedofilia molto più restrittive del Giappone. Purtroppo con internet certe barriere, comprese quelle linguistiche, non sono più molto efficaci. Se da una parte ciò è bene, dall'altra ci si espone ai problematici contraccolpi dell'eccesso di apertura.

Vogliamo davvero accettare un videogioco in cui dobbiamo trastullarci con una schiava sessuale?

Rapporto perverso

Scusate se abbandono la terza persona istituzionale per qualche rigo, ma vi devo confessare di aver provato un forte senso di disagio e disgusto davanti allo studio del titolo di FreakilyCharming. Era dai tempi di RapeLay, in cui l'obiettivo era stuprare tre donne per vendetta, che non accadeva, ed era appunto da allora che evitavo accuratamente di confrontarmi con hentai dai temi così controversi. Il rapporto che si sviluppa con Sylvie è terribilmente perverso e le sfumature romantiche lo rendono ancora più morboso, perché aggiungono un che di subdolo all'intera narrazione. Dorei to no Seikatsu: quando si supera il limite Una schiava rimane tale anche se la si tratta con benevolenza. Il comportamento del giocatore non è poi molto diverso da quello del padrone precedente, perché si tratta comunque di sfruttare la ragazza per il suo godimento sessuale, ma con il ricatto dei sentimenti. La verità è che qui non esistono sentimenti: il giocatore non vuole bene a Sylvie. Può affezionarsi , certo, ma la situazione cambia poco. Le meccaniche di gioco ci raccontano di una strategia da seguire per ottenere l'obiettivo finale, ossia la penetrazione, e i gesti compiuti sono finalizzati soltanto a quello, anche quando sembrano innocui. Si agisce per far salire un contatore, quello che misura l'amore di Sylvie nei confronti del suo carceriere, così da ottenere le scene di sesso tanto bramate. Si tratta di uno scenario tipico della produzione hentai, in particolare di quelli incrociati con i simulatori di appuntamento, ma in questo caso la natura del rapporto prende dei contorni inquietanti. Le stesse ferite sul corpo di Sylvie assumono presto una connotazione sadica, ossia sembrano messe lì più per eccitare l'osservatore che per ricordare il terribile passato della ragazzina. Insomma, più che di fronte a una rieducazione sentimentale, come vorrebbero molti commentatori del web, ci troviamo alle prese con la mitigazione del conflitto morale che nascerebbe in molti fruitori pretendendo immediatamente il sesso. Lavorare per ottenere il consenso di Sylvie serve più al giocatore che a lei, perché rende più accettabile la sua perversione, ossia la ricontestualizza in un confine etico più tollerabile, pur mantenendola invariata. Il problema è proprio la definizione di quel confine etico e di ciò che comporta il suo ampliamento o la sua riduzione.

Problemi culturali

Quali sono i limiti dell'intrattenimento? Un giapponese ci direbbe che nell'immaginario tutto è tollerabile. Si tratta di una posizione culturalmente molto complessa, che non nasce da una maggiore libertà, ma, anzi, dall'esatto contrario, ossia dai rigori di una società spesso spietata con i suoi componenti. Quando alcuni occidentali ne parlano, esaltandola come modello da seguire, dimenticano sempre questo dettaglio. Tranquilli, non vogliamo fare sociologia spicciola o l'esegesi di un intero popolo. L'unico concetto che ci preme di farvi capire è che stiamo parlando di una cultura peculiare, con alcuni elementi difficilmente esportabili nell'occidente contemporaneo. Dorei to no Seikatsu: quando si supera il limite Non che da noi manchino opere controverse e dai contenuti opinabili e la nostra non vuole essere un'affermazione di superiorità culturale. In fondo se osservassimo con attenzione la produzione culturale odierna dell'occidente, scopriremmo che è fatta per la maggior parte di fuffa inutile, mondo dei videogiochi compreso. Il problema qui è un altro e riguarda una differente sensibilità verso certi temi. Per noi è inconcepibile ipotizzare la liberalizzazione di opere che stimolino perversioni sessuali considerate illegali e a poco servirebbe parlare di innocui sfoghi dell'immaginazione. Ovviamente qualcuno (speriamo non molti) potrebbe ritenerla una posizione ipocrita, soprattutto perché in occidente tolleriamo altre forme di rappresentazione, come quella della violenza, a ben vedere non meno controverse. Qui il nodo però è un altro, ossia la presenza di qualcosa che rifiutiamo, perché coinvolge i minori e la loro oggettificazione sessuale, per noi intollerabile. Coinvolge anche l'idea di potersi eccitare di fronte alla più efferata violenza sessuale. Sinceramente non siamo tra quelli che invocano la censura a tutti i costi, ma preferiremmo che opere come Dorei to no Seikatsu non raggiungessero le nostre sponde. Da quando esiste la storia, il mondo dell'intrattenimento produce degli sfoghi sessuali che si relazionano con la loro cultura di riferimento. Il problema è quando questi sfoghi finiscono in mano a chi non è in grado di comprenderli o, più semplicemente, non è tenuto a farlo. Non bisogna necessariamente accettare tutto come plausibile in nome di una fraintesa libertà di espressione o di una voglia di aprirsi agli altri che spesso ci fa dimenticare chi siamo. Certe forme, semplicemente, per noi sono inconcepibili. Tra queste la rappresentazione della pedofilia.

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