The Last GuardianDal sogno alla realtà 

Finalmente è giunto il momento della nostra prova di The Last Guardian

Nove anni, nove lunghissimi anni sono passati dall'annuncio di The Last Guardian, un'eternità videoludica fatta di attesa, speranza, delusione, rassegnazione, incredulità e infine gioia per l'apparizione improvvisa dopo tanti anni di silenzio. Dobbiamo confessare che ci sono venuti gli occhi lucidi non appena abbiamo realizzato che stavamo giocando per la prima volta il titolo voluto da Fumito Ueda: non una demo creata per una manifestazione come l'E3 2016, ma i primi 45 minuti della versione che arriverà in tutti i negozi, al netto dell'ottimizzazione che ci sarà da qui al 25 ottobre. Dal sogno alla realtà Immaginateci seduti in una saletta, su un divano e con le cuffie, completamente isolati dal resto del mondo. La pressione del tasto X per cominciare, e la musica iniziale in grado di accrescere ancora di più la nostra emozione: inconfondibilmente simile, come tipologia e qualità, ai precedenti lavori dello sviluppatore giapponese, che hanno influenzato pure la realizzazione di The Last Guardian. Il gioco comincia con una sequenza nella quale compaiono in successione diverse creature mitologiche, e termina con la raffigurazione di Trico, incrocio di tipologie molteplici di animali: volatile per le piume e le ali, gatto per il comportamento poco addomesticabile e indipendente, cane per i versi che emette. In realtà all'inizio del gioco viene definito come una creatura mangia-uomini, e proprio da questo presupposto parte un'avventura che siamo sicuri regalerà diverse sorprese dal punto di vista narrativo. Una voce fuori campo racconta gli eventi come se fossero stati vissuti in prima persona, in passato; potrebbe trattarsi quindi di quella del bambino protagonista, il quale dopo la sequenza introduttiva si sveglia a terra di fianco ad un Trico arrabbiato, incatenato e con due frecce conficcate nel corpo. Il primo incontro tra i due è quindi traumatico, ma approfittando della stanchezza e della fame della creatura, siamo riusciti ad avvicinarci sul lato, arrampicarci e rimuovere entrambe le frecce, rendendone più docile il comportamento.

Dopo tanto aspettare, abbiamo provato per la prima volta The Last Guardian

L'importanza dei gesti

Difficile da esprimere a parole, ma tutte queste interazioni sono differenti da quelle classiche a cui siamo abituati, perché il protagonista principale non ha controllo diretto su Trico, al massimo può indirizzarlo, in talune occasioni, compiendo azioni particolari o utilizzando l'ambientazione circostante. Ad ogni modo dopo aver raggiunto alcuni barili posti nelle vicinanze, li abbiamo scaraventati in direzione della creatura, che non ha mangiato fino a quando non ci siamo allontanati a sufficienza. Il suo atteggiamento è diventato sempre meno aggressivo, fino a quando siamo riusciti ad arrampicarci sulla testa senza essere scaraventati a terra, liberandolo infine dal gancio che lo teneva incatenato. Dal sogno alla realtà La libertà è una cosa importante, e la sola possibilità si traduce nell'effetto contrario, quello di non fuggire e anzi legarsi a chi la garantisce: un insegnamento che forse Ueda vuole dare con la realizzazione di Trico, la cui interazione col bambino sarà la fondamenta principale di The Last Guardian. Con il cerchio è possibile emettere un richiamo nel tentativo di farlo avvicinare, ma solo sfruttando gli oggetti dell'ambientazione è possibile farsi seguire o fargli compiere un'azione specifica. Grazie a Trico siamo riusciti a raggiungere una posizione sopraelevata, attraversare un cunicolo e quindi arrivare in solitaria in una cavità con all'interno uno scudo in grado di emettere un fascio di luce. Tornando indietro lo abbiamo trovato accovacciato in attesa del nostro ritorno, ma subito dopo i suoi occhi si sono illuminati e hanno reagito proprio allo scudo che avevamo appena raccolto, ad indicare una connessione tra i due ma anche origini non proprio animali per questa creatura. Tale connessione è stata presto svelata, perché dopo aver direzionato il fascio di luce verso una parete di legno, ha emanato una scarica elettrica estremamente potente, che ha disintegrato l'ostacolo e liberato il passaggio. Nella sezione successiva abbiamo raggiunto un cava allagata, e abbiamo dovuto vincere la paura del nostro compagno lanciando alcuni barili nell'acqua trovati dopo aver scalato una catena posta nelle vicinanze; ci siamo quindi arrampicati per essere trasportati dall'altro lato, e abbiamo raggiunto l'esterno. A questo punto Trico ha provato a librarsi in volo, ma le ali danneggiare ne hanno precluso la partenza, e purtroppo la nostra prova è terminata con tale tentativo. The Last Guardian mette in pista fin da subito il modo diverso di fare videogiochi da parte di Fumito Ueda, il senso di solitudine e di incomunicabilità che permea i protagonisti delle sue produzioni, una grande attenzione per l'atmosfera e per la gestualità dei personaggi, un coinvolgimento emotivo importante per il giocatore. Parlando di cose concrete, il gameplay ricorda sia elementi di Ico, sia caratteristiche di Shadow of the Colossus. La fase platform nel primo caso, col protagonista sempre dal passo sostenuto, in grado di saltare col triangolo e quindi appendersi alle sporgenze mediante R1; le animazioni ricordano egualmente quelle del protagonista di Ico, lo schema di comandi è praticamente identico. La possibilità di scalare Trico e appigliarsi con R1 al proprio pelo, ricorda invece quella sui giganti di Shadow of the Colossus. Infine, il rapporto tra i due ancora più profondo di quello tra Wander e il suo cavallo. Tre quarti d'ora di gioco sono stati troppo pochi per capirci davvero qualcosa, ma è chiaro che The Last Guardian tocca le stesse corde emozionali dei precedenti lavori di Mr. Ueda. Non stiamo parlando di déjà vu particolari, ma semplicemente di un modo di fare videogiochi ben definito, quello di un'avventura in terza persona che fa gran uso della narrazione implicita e propone sezioni platform al servizio della progressione, con puzzle ambientali e presumibilmente nemici da affrontare con l'ingegno, perlomeno da quanto visto nell'ultimo trailer rilasciato. Dal sogno alla realtà La nostra prova ci ha lasciato intuire tante ottime cose in tal senso, ma davvero non vogliamo azzardarci in pronostici o giudizi di merito prima di aver vissuto il gioco nella sua interezza, poiché mai come in questo caso deve essere condiviso a mente fredda e dopo averne apprezzato tutte le sue componenti di gameplay e narrative. Per quanto riguarda aspetti più analitici, bisogna dire che The Last Guardian tradisce la sua natura di progetto nato inizialmente su PlayStation 3. Ci riferiamo ad alcune meccaniche, soprattutto al comparto tecnico. Il gioco, infatti, gode di alti e bassi in termini di soluzioni tecnologiche adottate: il numero dei poligoni è ottimale, la definizione della scena valida, le animazioni convincenti e curate. La realizzazione dei fluidi però è tipica di quella di titoli della passata generazione di console, così come gli effetti su schermo sono meno impressionanti rispetto al resto; la telecamera, inoltre, soffre un po' quando i due protagonisti si trovano vicini tra loro negli spazi stretti. Per fortuna l'eccezionale comparto artistico contribuisce a rendere l'impatto visivo comunque superiore alla media, ma è bene tenere in considerazione che la gestione travagliata del progetto ha lasciato qualche cicatrice qua e la nel prodotto finale. Ci sono giochi che vanno giudicati interamente per la loro componente ludica, altri nei quali la parte narrativa ne sancisce successi o sventure; per The Last Guardian il nostro compito sarà più arduo, trasmettere attraverso delle righe di testo le emozioni che ci ha suscitato, e se dopo tanti anni può essere definito un titolo imprescindibile per tutti quei giocatori che amano sognare mentre controllano un personaggio su schermo, dando priorità a questi aspetti piuttosto che altri.

Certezze

  • Mondo di gioco affascinante
  • Le meccaniche del rapporto tra il bambino e Trico sembra essere profonde
  • Finalmente siamo in dirittura d'arrivo

Dubbi

  • Tecnicamente, in alcuni aspetti, tradisce la sua natura di sviluppo iniziale su PlayStation 3
  • Da verificare il level design una volta giocato nella sua interezza

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