Da JC a Jensen  51

Cosa ha rappresentato per il gaming il primo Deus Ex? E per quale motivo viene sempre tirato in ballo lui per dimostrare l'importanza della serie?

Deus Ex: Mankind Divided è in dirittura d'arrivo e la saga di cui fa parte è ormai fermamente nelle mani di Eidos Montreal e Square Enix. Quest'incredibile epopea cyberpunk non è però iniziata con la curatissima barba di Adam Jensen: prima di lui c'era un altro protagonista, un agente nano-potenziato di nome JC Denton, protagonista di un titolo su cui - almeno inizialmente - ben pochi avevano grosse aspettative. Dopotutto la casa alle redini del progetto si chiamava Ion Storm e il suo primo titolo era il famigerato Daikatana, un obbrobrio capace di cancellare dalla faccia del pianeta tutto ciò che John Romero aveva fatto di buono nel mondo dei videogiochi; risultava pertanto difficile essere particolarmente esaltati all'epoca per un loro nuovo annuncio. Quello che però la maggior parte dei giocatori avevano dimenticato era la suddivisione dello studio in due parti: Ion Storm Dallas si era occupata di Daikatana, mentre a capo di Ion Storm Austin vi era Warren Spector, ai tempi già un noto sviluppatore grazie al suo glorioso passato nei Looking Glass Studios (a cui dobbiamo Thief e System Shock, per dire). Spector tentò di recuperare il maggior numero possibile di suoi ex colleghi dal vecchio studio di cui faceva parte, per sviluppare un ambizioso titolo ispirato in parte da System Shock. Il nome del gioco era Deus Ex, e avrebbe cambiato per sempre i titoli in prima persona.

Prima di Adam Jensen, c'era JC Denton: vediamo insieme perché ha segnato la storia del videogioco

Deus Ex, l'inimitabile

Il primo Deus Ex fu uno strano trucco magico, di quelli apparentemente irripetibili. Non stiamo scherzando, basta guardare il suo seguito, Invisible War, per rendersi conto che la stessa Ion Storm ai tempi non era in grado di capire esattamente "cosa" avesse reso il suo titolo rivoluzionario, al punto da non poterlo migliorare nel capitolo successivo.

Ma andiamo con ordine: dell'avventura di JC Denton tutti ricordano le prime ore, in cui assoldati dalla UNATCO (un'organizzazione anti-terrorismo) si affronta un tutorial che dimostra da subito un numero impressionante di meccaniche e approcci utilizzabili durante le missioni. Da lì è un crescendo di possibilità quasi insensato, che permette al giocatore di affrontare ogni situazione in una tale miriade di modi da permettergli a volte di "rompere" l'intero sistema. Questo non significa che il titolo sia un agglomerato di bug, è anzi fin troppo solido nel supportare le sue possibilità, e viene ulteriormente nobilitato da mappe estese e ricchissime di personaggi non giocanti, e da una trama appassionante e ricca di dialoghi ben scritti (alcuni dei quali piuttosto esilaranti). Non si tratta certo di un videogame perfetto: l'intelligenza artificiale si comporta spesso in modo idiota, lo shooting è di qualità scarsina e il sistema stealth non è in generale dei più affidabili, tanto che i dardi anestetizzanti spesso fanno più danni che altro; tuttavia i difetti scompaiono completamente quando ci si addentra in una mappa come Hong Kong, si sconfigge un gruppo di nemici a forza di trappole piazzate e hacking, o ci si rende conto di quanto profondo ed esaltante sia lo sviluppo del proprio personaggio, che può diventare una macchina da guerra dalla distanza tanto quanto un poderoso assassino invisibile armato di spada o un esperto ingegnere. A livello di opzioni durante la campagna persino il recente Human Revolution impallidisce, e ad ogni run in Deus Ex si ha la tendenza a perdere interi pezzi o a cambiare completamente lo svolgersi degli eventi.

Invisible sequel

Il primo Deus Ex non è certo un titolo accessibile, anche a causa di alcuni sbilanciamenti nello sviluppo del personaggio. Non si può potenziare JC in ogni aspetto, e certe caratteristiche (come il nuoto o il combattimento corpo a corpo) sono uno spreco di punti.

Una volta capite a dovere le meccaniche però tutto diventa matematico e comprensibile, in modo simile a Neo in Matrix si riesce a "leggere" il sistema e a piegarlo alla propria volontà. Ad oggi i titoli capaci di offrire un tale controllo sulla totalità dei fattori sono davvero pochi, ed è questo che rende Deus Ex leggendario, alla faccia dei suoi difetti. Come abbiamo però già detto, la sua creazione fu probabilmente una splendida botta di fortuna, perché lo stesso team non riuscì a ripetere la magia con il seguito, Invisible War. Per carità, non che il secondo capitolo fosse un brutto gioco: è più improntato all'azione e limitato da mappe molto più piccole, ma rimane un videogame di rara complessità. Il problema ai tempi fu il paragone diretto con il predecessore, dinnanzi a cui Invisible War sfigurava per una difficoltà nettamente meno punitiva, un sistema di munizioni universali sbilanciato, un'ambientazione cyberpunk meno affascinante e una trama generalmente più banale. Parte delle sue limitazioni furono legate probabilmente alla volontà di Ion Storm di renderlo un titolo multipiattaforma a metà sviluppo, ma ciò non tolse ai giocatori la possibilità di plasmare la campagna con le proprie azioni (senza contare meccaniche di shooting sensibilmente più leggiadre di quelle del nobile predecessore). Seppur visto come un peggioramento dell'originale, insomma, Invisible War fu (insieme a Thief: Deadly Shadows) un degno finale della carriera degli Ion Storm, che chiusero l'anno successivo alla sua uscita dopo la partenza di Warren Spector.

Il futuro è il passato

Curioso come il futuro della serie dipenda in realtà da un prequel. Human Revolution, questo il suo nome, è stato infatti il ritorno in pompa magna del marchio nel mercato, grazie ad alcuni oculati cambiamenti alla formula che lo hanno reso più accessibile senza tradire lo spirito dei suoi antenati.

Human Revolution è un titolo più lineare e limitato del primo Deus Ex, con meccaniche nettamente più chiare e funzionali, e uno sviluppo che di rado porta il giocatore a sprecare punti; sulla libertà di approccio alle missioni tuttavia non si discute, e anche qui è possibile affrontare ogni situazione in modo violento o aggirare i nemici a forza di dialoghi e stealth. L'ambientazione meno moderna ma altrettanto ispirata è riuscita peraltro a riconquistare anche molti fan di vecchia data del marchio, magari straniti dalle semplificazioni ma sempre appassionati dalle scale di grigio su cui la narrativa del gioco passeggia allegramente e dal gameplay comunque più profondo della media. Human Revolution è stato, quindi, un meritato successo, capace di limare alcuni aspetti un po' troppo grezzi dei primi due titoli e di dar vita a un universo espanso su cui Square Enix sembra puntare molto. Mankind Divided, ovviamente, sembra voler seguire le sue orme, ma dà anche l'impressione di voler essere un'evoluzione di ogni suo aspetto, e non un ulteriore appiattimento come fu per Invisible War. Forse per sperare in un ritorno al folle ventaglio di opzioni del primo Deus Ex serve ancora tempo... voi intanto giocatevelo (o rigiocatelo) mentre aspettate Mankind Divided, se ne avete la possibilità. Regge ancora benissimo il passare degli anni.

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