EditorialiMatrimoni videoludici - Mass Effect incontra Grand Theft Auto 

Proviamo a immaginare possibili evoluzioni videoludiche combinando grandi brand: partiamo da Mass Effect e Grand Theft Auto

Buona parte del videogioco vive di grandezza, di contaminazioni e di grandi panorami. Se alcuni giochi si affidano a concept lineari e bilanciamento, altri ci portano per mano attraverso veri e propri mondi talvolta capaci di mescolare strategia, discipline sportive, investigazione, gioco di ruolo e in qualche caso una dimensione narrativa importante. Cinemaware è stata regina di questo modo di fare videogiochi ma non è stata di certo l'unica in una storia fatta di grandi giochi di ruolo nipponici, open world massicci, titoli seminali come The Adventures of Robin Hood e persino tie-in sottovalutati come Robin Hood: Prince of Thieves. Purtroppo in qualche frangente questa voglia di grandezza si è assopita a causa delle fluttuazioni di un mercato in continuo cambiamento. In alcuni frangenti i costi necessari per proporre un It Came from the Desert al passo con i tempi sarebbero stati eccessivi anche per un team di grandi dimensioni, mentre in altri i gusti sono stati semplicemente orientati altrove. Qualche volta, nei momenti peggiori, a tagliare le gambe di progetti ambiziosi ci hanno pensato decisioni manageriali volte al risparmio o alla semplificazione messa in atto per raggiungere un numero maggiore di potenziali acquirenti. Per fortuna questo modo di fare non funziona sempre, soprattutto quando ci sono di mezzo background narrativi di spessore e gioco di ruolo. Questa combinazione richiama un pubblico a di poco esigente come abbiamo visto con Mass Effect, una serie che, aspettando Andromeda, dal primo al terzo capitolo si è gradualmente impoverita lasciando una parte della fanbase contrariata prima ancora del tanto discusso finale della prima trilogia. Inoltre tra middleware e tecnologie capaci di adattarsi a diversi motori, i costi dell'evoluzione si sono ridotti e parallelamente una fetta di giocatori è maturata alimentando il pubblico potenziale di esperienze forse un po' più complesse ma senza dubbio più ricche e soddisfacenti.

Giochiamo con la fantasia mescolando Mass Effect e Grand Theft Auto

Grand Theft Mako

Negli ultimi anni è tornata la voglia di giochi single player di grande respiro, titoli capaci di allargare i confini sia dal punto di vista geografico sia da quello delle meccaniche. Basti vedere l'ultimo Grand Theft Auto che oltre alle rapine, al modding, ai tre personaggi e alle attività collaterali si è alimentato grazie ad update ufficiali gratuiti che ci hanno regalato tuning estremo e acrobazie sui veicoli. Oggi ci troviamo per le mani un titolo enorme, un gioco che può contare su un comparto multiplayer interessante ma che garantisce decine di ore di contenuti anche in solitaria, al pari di un The Witcher 3 che pur non lasciando troppo spazio alle dinamiche sandbox offre varietà in abbondanza tra quest basate sulla recitazione teatrale, flashback strutturati, gare a cavallo, scontri di lotta e un gioco di carte decisamente ben fatto. Fallout 4 invece ha puntato su edilizia e dinamiche gestionali rinforzando ulteriormente un già ricco contorno con le espansioni Automatron e Wasteland Workshop. Il titolo Bethesda qualche critica l'ha ricevuta, sia per la componente tecnica che per quella narrativa, ma quando un gioco di questo genere riesce a catturarti scivoli inesorabilmente in un altro mondo. Matrimoni videoludici - Mass Effect incontra Grand Theft Auto Matrimoni videoludici - Mass Effect incontra Grand Theft Auto Quando le dinamiche narrative si fondono senza problemi con le meccaniche secondarie il risultato è un caleidoscopio di situazioni che non teme la noia o la dispersività, conquistando ormai puntualmente le classifiche di vendita. Il quarto Mass Effect promette non a caso di recuperare l'esplorazione e quest ben differenziate l'una dall'altra ma, aspettando di vederlo da vicino, immaginiamo l'evoluzione della serie Bioware nel segno di Grand Theft Auto in questo primo appuntamento di una rubrica che fonde due grandi titoli cercando di capire cosa potrebbe venirne fuori. I possibili punti di contatto tra le due celebri serie non mancano nonostante le ambientazioni e le atmosfere siano profondamente differenti. Il primo Mass Effect deve parte della sua fortuna a un veicolo chiamato Mako, il lungo e versatile fuoristrada blindato che ci permette di andare a zonzo alla ricerca di punti di interesse o di superare sezioni specifiche di alcune missioni. La presenza di un veicolo di esplorazione planetaria, capace anche di qualche acrobazia, regala una profondità tutta speciale al primo capitolo della serie BioWare e non è un caso che la sua scomparsa nel secondo e terzo abbia lasciato un forte amaro in bocca. Nel quarto episodio, per fortuna, il Mako tornerà ma prendendo spunto da Grand Theft Auto ci immaginiamo di guidarlo dal deserto planetario fino a una grossa porta sigillata e di condurlo attraverso un condotto di depressurizzazione per arrivare nel bel mezzo di un insediamento pieno di veicoli, passanti e via dicendo. Ci troviamo di conseguenza a immaginare un qualcosa di simile alla Cittadella, un vero gioiello di design e di atmosfera, ampliata e popolata da una vita credibile, trasformata in un vero e proprio hub in poter cui guadagnare fondi e accumulare equipaggiamento da investire nelle proprie scorribande intergalattiche. Con la selezione dell'equipaggio per le missioni che fa già parte delle meccaniche di Mass Effect, viene anche naturale pensare a missioni pianificabili con i membri dell'equipaggio esclusi dal party principale assegnabili ad azioni di disturbo o di appoggio. La pianificazione delle missioni vista in Grand Theft Auto V è impegnativa e costosa ma potrebbe essere semplificata in modo da integrarsi con una meccanica già vista nell'ultima spettacolare missione di Mass Effect 2. Le decisioni strategiche potrebbero integrarsi con quelle narrative alterando l'abilità dei nostri compagni, il loro comportamento o la possibilità che restino feriti. Un eventuale infortunio potrebbe comportare un tempo di recupero che ci impedirebbe di usare un determinato membro del party per qualche tempo, come capita nella serie XCOM.

Un Razziatore a Los Santos

Anche l'uso di più personaggi, una delle peculiarità principali dell'ultimo Grand Theft Auto, potrebbe incrementare l'intensità dell'esperienza, permettendo rapidi cambi di ambientazione e di contesto che darebbero ritmo e respiro all'universo di gioco portandoci in un istante da una parte all'altra dell'universo. In ogni caso la sola implementazione di insediamenti popolati credibilmente, con veicoli e magari qualche attività secondaria potrebbe dare una forte spinta all'atmosfera già strepitosa dell'universo di Mass Effect. I primi tre episodi hanno fatto un gran lavoro nel dare un'apparenza di vita ad ambientazioni piuttosto statiche dimostrando che il design è importante quanto e più della tecnologia nuda e cruda. Matrimoni videoludici - Mass Effect incontra Grand Theft Auto Ma non saremmo di certo contrariati di fronte a un sandbox curato combinato con la forza narrativa di Mass Effect che include personaggi di spessore, comprimari che nel titolo che ci immaginiamo non sarebbero mere comparse nel caso di missioni pianificabili. Le aggiunte sandbox, sia chiaro, non dovrebbero mettere in secondo piano i punti di forza della serie BioWare che non vive di citazioni, eccessi, pulp e richiami alla realtà ma trae la sua forza da una narrazione raramente dispersiva, dalla sensazione di trovarsi in uno spazio inesplorato e da un massiccio background che ci regala visioni apocalittiche e ci mette faccia a faccia con tonnellate di razze profondamente diverse l'una dall'altra. A tutto questo si aggiungerebbero inoltre quelle scelte e quei bivi che BioWare ha utilizzato quasi sempre con grande abilità per dare dinamismo ai propri giochi di ruolo. E fanno gola anche una quest principale più lunga e missioni più varie oltre a nemici più intelligenti e civili attivamente coinvolti in eventuali attentati, combattimenti o attacchi alieni. Un assaggio di Mass Effect in Grand Theft Auto V l'abbiamo già avuto. Purtroppo parliamo appena di aggiunte esigue che si limitano a un elmetto, a un paio di armi che aggiungono ben poco al gameplay e a un enorme Razziatore che attraversa lentamente il cielo di Los Santos. In questo caso l'impatto sul gameplay è nullo ma l'effetto è mozzafiato, capace di rievocare quelle visioni alla Indipendence Day che si inserirebbero alla grande in un universo flagellato da conflitti di proporzioni titaniche com quello di Mass Effect, un universo che tra l'altro nel quarto capitolo potrà contare sulla distruttibilità del Frostbite Engine. Ciononostante non puntiamo di certo così in alto. Ci auguriamo senza dubbio un aumento di dinamismo senza però pretendere evoluzioni attualmente implausibili per questioni di costi e di tempo. Quello che ci piacerebbe vedere è un pizzico di sandbox, qualche meccanica secondaria come le missioni pianificabili e un utilizzo a più ampio spettro dei veicoli combinato con la forza narrativa, i bivi, i personaggi e le abilità di Mass Effect.

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