La folle corsa di Infinite Warfare  61

In diretta dal COD XP, ecco tutto ciò che dovete sapere sul multiplayer di Call of Duty: Infinite Warfare

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PlayStation 4

Quello di Call of Duty: Infinite Warfare non è stato un debutto dei più morbidi. I primi video sono stati stroncati da un pubblico che probabilmente non ha gradito la virata verso lo spazio profondo e, come spesso accade con le prime impressioni, una volta che sei partito male è dura recuperare terreno.

Tuttavia lo spazio è soprattutto un affare della campagna che giocheremo da soli, è sul multiplayer che Infinity Ward e Activision si giocano veramente la faccia e possono far dimenticare ai giocatori i loro pregiudizi o affossare ulteriormente la situazione. Questo ovviamente non vuol dire che il gioco non venderà il consueto carico di copie, anche perché a volte ci dimentichiamo che per un giocatore scontento ce ne sono almeno due cresciuti da poco che non vedono l'ora prendere il pad in mano, però è ovvio che Dave Stohl e soci vogliono fare bella figura e proporre qualcosa che piaccia al pubblico. La ricetta del multiplayer di Call of Duty è particolarmente complessa, perché devi danzare continuamente sul sottile fil che separa innovazione e tradizione. Devi proporre qualcosa di nuovo, ma senza far arrabbiare chi apprezzava le cose come erano prima. È un lavoro di costante affinamento che anno dopo anno ci ha portati da un gameplay tutto sommato "lento", fatto di poche armi e qualche abilità al ritmo indiavolato e all'incredibile numero di variabili messe in campo da Infinite Warfare. Quale occasione migliore del COD XP per dare un'occhiata? Vediamo insieme cosa abbiamo scoperto.

Ecco a voi le nostre analisi sul multiplayer di Call of Duty: Infinite Warfare!

Get Rig or die tryin’

Stando a quanto dichiarato da Infinity Ward, l'obiettivo degli sviluppatori è stato creare un gioco che privilegiasse gli scontri frontali, premiasse i giocatori e permettesse loro di giocare secondo il proprio stile. La soluzione per l'ultimo punto sono i Rig, ovvero una sorta di classe, una specializzazione che permette di scegliere armi speciali o abilità da usare ogni tanto e caratteristiche passive che garantiscono una maggiore sopravvivenza. La scelta del Rig non limita quella delle armi o dei perk, dunque potete tranquillamente scegliere una classe pensata per i cecchini e dotarla di un mitra pesante.

Senza far troppi calcoli, le variabili in gioco sono tantissime. In totale ci sono sei Rig, per i quali potremo scegliere un Payload, ovvero abilità attive e dei trait, ovvero caratteristiche passive. Ognuno è pensato per un tipo di utilizzo ben differente, vediamoli insieme. C'è il Warfighter, pensato per il giocatore classico di COD, dotati di un mitra in grado di colpire ad ampio spettro, il Merc, che punta tutto sulla difesa e sullo sfondamento delle linee nemiche, l'FTL, che può sfruttare piccoli teletrasporti e scivolate, lo Stryker che sfrutta vortici gravitazionali, torrette e droni di difesa, il Phantom che è fondamentalmente pensato per i cecchini e chi vuole rimanere invisibile qualche secondo, il Synptic, che da vicino è una vera spina nel fianco, soprattutto perché può diventare una specie di pantera meccanica che uccide sul colpo. In totale tra Rig, Payload e Traits sono circa 60 variabili disponibili e siamo sicuri che dopo l'uscita molti giocatori ci metteranno un bel po' per capire quale possa essere la combinazione più adatta per il loro stile di gioco. Anche perché ogni mossa, ogni perk, ogni abilità speciale può essere annullata da un'eventuale contromisura dell'avversario e non è facile capire chi si ha di fronte. Per spremere al massimo il gioco infatti è assolutamente fondamentale configurare l'alter ego giusto per la mappa giusta, che sappia esaltare il vostro stile di gioco, ma anche adattarsi alle esigenze della mappa. Inutile usare abilità a corto raggio se la mappa predilige scontri sulla media distanza, così come non hanno senso le abilità di un cecchino in uno scontro claustrofobico.

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Questo è il mio fucile

Un'altra grandissima novità di Call of Duty: Infinite Warfare è senza dubbio la possibilità di craftare le proprie armi, utilizzando i materiali ottenuti alla fine degli scontri. Questi materiali hanno quattro livelli di rarità e permettono nei casi più estremi di craftare armi dotate di bonus aggiuntivi che le rendono realmente devastanti. Parliamo di bonus di velocità per ogni uccisione, raddoppio dei punti killstreak, bonus al danno e così via. Ovviamente le armi più potenti sono anche quelle dotate del design più estremo, perché chi è pro vuole anche farlo sapere a tutti gli altri non appena mette piede sul campo di battaglia.

Un altro modo per ottenere armi e modifiche cosmetiche speciali è completare sfide di fazione sempre più difficili, ogni giocatore deve infatti scegliere una delle quattro fazioni del gioco, la quale gli chiederà di sbloccare determinati achievement, come uccidere un determinato numero di persone con un'arma o un numero esorbitante di headshot. Tornano ovviamente anche i perk, che aggiungono un'ulteriore livello di complessità al personaggio e permettono di muoversi silenziosamente, rivelare i nemici sulla mappa per qualche secondo e così via. Per quanto riguarda le armi, abbiamo la consueta pletora di mitragliatrici leggere e pesanti, pistole, armi pesanti e fucili da cecchino. L'aggiunta più interessante riguarda le armi a energia, le quali non solo possono essere multiruolo, ad esempio passando con una pressione del tasto da un fucile d'assalto a quello da cecchino, ma anche ricaricarsi col tempo e non solo cambiando caricatore e, tanto per chiudere in bellezza, danneggiare anche i nemici dietro gli angoli, grazie al danno di rimbalzo. Ma dove veramente Infinity Ward ha esagerato è nell'equipaggiamento e nelle possibilità del killstreak. Per quanto riguarda il primo possiamo scegliere tra granate che creano buchi neri e risucchiano via le persone dietro le coperture, droni esplosivi che inseguono le loro vittime, scudi temporanei e torrette difensive, non mancano ovviamente soluzioni più "classiche" come granate fumogene, incendiarie e EMP. Nelle armi speciali sbloccate dalle killstreak passiamo dai droni in grado di rilevare la posizione degli avversari a bombardamenti orbitali, giganteschi laser che tagliano il terreno e infine un robottone armato e incazzato che può muoversi in autonomia o essere pilotato direttamente.

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Passami il drone!

Saranno 12 le mappe a disposizione e secondo Infinity Ward rappresentano una buona miscela di combattimenti ravvicinati e spazi aperti. Purtroppo ne abbiamo viste giusto un paio, una più grande all'aperto e una più piccola, ricca di cunicoli, dentro una stazione spaziale.

In entrambi i casi ci è sembrato che il desiderio degli sviluppatori di favorire gli scontri frontali non sia stato pienamente raggiunto, visto che nella maggior parte dei casi le kill avvengono proprio aggirando gli avversari e colpendoli alle spalle, grazie alle molte possibilità offerte dalle scorciatoie. Per quanto riguarda le modalità di gioco, oltre alle molte già viste nelle precedenti abbiamo avuto modo di provare anche Defender, la nuova modalità che premia i team che saranno in grado di muoversi nell'ambiente mantenendo la squadra compatta e guardandosi le spalle. Defender è una sorta di Capture the Flag in movimento, all'inizio del round un drone appare sulla mappa, il team che ne mantiene il possesso accumula punti e ogni minuto il drone si resetta e appare in una posizione differente. Ovviamente il giocatore che ha il drone tra le mani non può attaccare, ma può passarlo ai compagni. È dunque fondamentale comunicare per mantenerlo sempre in movimento e proteggere il portatore. Insomma, un'altra modalità ad altissima velocità in cui bisognerà tenere conto di moltissimi fattori contemporaneamente e reagire di conseguenza.

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Corri o muori

Durante la presentazione del multiplayer in sala stampa l'impressione era che Activision avesse pescato dai cugini di Call of Duty, ovvero Overwatch e Destiny, prendendo qualche ispirazione qua e là. La possibilità di teletrasportarsi di Tracer, granate che ricorda l'Ultra di Zarya, le armi rare come Destiny... ma non lasciatevi ingannare dalle apparenze, siamo di fronte a un altro gioco della saga, non un ibrido che cerca di di accontentare tutti, ma un titolo pensato per gli hardcore fan. Dopo aver assaporato la dura legge del mutliplayer di Call of Duty: Infinite Warfare è evidente il suo essere l'ennesimo passato avanti in un cammino che ha reso il gioco sempre più veloce, complesso, esagerato e, per certi versi, elitario. Dopo il salto quantico che potremmo identificare in Titanfall, il giocatore medio di Call of Duty oggi è ben diverso da quello di Modern Warfare, ormai il gameplay è totalmente incentrato su una continua corsa che dev'essere sempre più veloce, su una gestione dello spazio che preveda corse sui muri, scivolate, scorciatoie.

Per quanto riguarda i Rig, alcuni sono dotati di abilità veramente molto utili, altri meno, di sicuro c'è bisogno di bilanciare con accuratezza alcuni dei poteri speciali, perché la possibilità di trasformarsi in un felino robot al momento è realmente devastante e rischia di monopolizzare i match. Tuttavia nel complesso il multiplayer di Infinite Warfare ci sembra decisamente godibile per il pubblico di Call of Duty, prende le parti migliori di Black Ops 3, la verticalità e le specializzazioni ma gli dà più "peso", rallenta un po' i wallrun e i salti, rende più razionali le opzioni di classe e più in generale migliora e ottimizza quanto c'era di buono nel capitolo precedente. Guardando il cammino di Call of Duty, col tempo l'asticella si è alzata sempre di più, rendendo il gioco forse meno accessibile e più pensato per garantire continuità a chi era già sufficientemente bravo negli ultimi capitoli. Le impressioni che ne abbiamo ricavato è che ormai non esiste più il "farsi una partitina" per il giocatore occasionale, soprattutto se più "attempato". Questa non vuol'essere la lamentela di giocatori "old school" che non si ritrovano più in ciò che li circonda, ma nella semplice presa di coscienza che la differenza tra gli i COD del passato e quelli di oggi è la stessa che passa tra vedere una partita di calcio o di qualunque altro sport di venti o trent'anni fa e un match di oggi. C'è stato un palese avvicinamento al ritmo e allo stile degli arena shooter in stile Quake, ma con molte più variabili in campo. Dunque o ci si avvicina al gioco con un approccio ragionato o si è destinati a vedere più spesso la kill cam che tutto il resto. Questo stacco tra passato e presente è reso ancora più grande dal confronto col multiplayer di Modern Warfare, che appare molto più semplice, diretto ed essenziale. Quello che una volta era un cammino è diventato una corsa, se non siete in grado di stare al passo è solo colpa vostra.

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CERTEZZE

  • Migliaia di combinazioni possibili
  • Nel solco della tradizione, ma con un buon numero di novità
  • Possibilità di creare armi molto rare

DUBBI

  • Effettiva qualità delle variabili ancora da rivedere
  • Ancora un po' sbilanciato
  • Perfetto per i fan, ma decisamente arduo per il neofita