Le colline non hanno bocche  65

Resident Evil 7 potrebbe rappresentare l'attesa svolta nella tradizione della serie

Proprio qualche mese fa abbiamo discusso su queste pagine di cosa potesse servire a Resident Evil per ripartire, dopo il passo falso di Resident Evil 6 e una serie di iniziative, come il recente Umbrella Corps, che ben poco hanno a che fare con la tradizione gloriosa del survival horror. Già all'epoca cominciava ad affacciarsi l'idea di un nuovo Resident Evil destinato a suonare la carica per Capcom nel 2017 e ci si chiedeva, appunto, in che direzione si sarebbe potuta muovere la casa di Osaka per risollevare una delle sue serie di punta, tra ipotesi di improbabili ritorni alle telecamere fisse e la possibilità di puntare sulla formula della sotto-serie Revelations, rimasta più fedele alle atmosfere originali e tutto sommato la più riuscita anche in barba alle produzioni di più alto profilo.

Curiosamente, proprio in quell'articolo si notava come lo scettro dell'horror videoludico sembrasse passato ormai inevitabilmente nelle mani delle avventure in soggettiva, ma sinceramente in pochi avrebbero mai immaginato che proprio in questa direzione si sarebbe mossa infine la stessa Capcom. Spiazzando tutti, la casa nipponica ha sconvolto il pubblico presentando una demo lontanissima dalle meccaniche classiche della serie e piuttosto vicina alle moderne tendenze del genere horror: l'attesa evoluzione di Resident Evil sembra dunque dover passare attraverso una vera e propria rivoluzione del canone, ma potrebbe essere questa la strada giusta per ritrovare lo spirito originale, o almeno quello che ha caratterizzato il primo capitolo, con il suo impatto indelebile nella memoria dei videogiocatori. Anche il modo in cui il gioco è stato presentato al pubblico è indice di un certo cambiamento nelle strategie comunicative di Capcom, che invece di affidarsi al solito trailer, comunque mostrato in pompa magna nel corso dell'E3 2016, ha scelto di far toccare con mano la nuova produzione ai giocatori distribuendo subito una demo, dimostrando anche una certa sicurezza nei propri mezzi, come a voler puntare tutto sull'esperienza diretta invece di ripiegare su un tranquillo trailer di sicuro impatto scenico.

Resident Evil 7 tra Le Colline hanno gli Occhi e i fantasmi silenziosi di Silent Hills

Una scommessa

Il cambio di passo e atmosfere è netto se si pensa a Resident Evil 6 e dimostra la volontà di imprimere un nuovo corso alla serie. Il producer Masachika Kawata aveva già fatto presente che la piega presa dal sesto capitolo, con la sua guerra su larga scala al bioterrorismo internazionale, aveva infilato la serie in un vicolo cieco e che fosse necessario dare una svolta netta, idea condivisa dall'executive producer Jun Takeuchi, da cui pare sia partito l'ordine del ritorno alle origini, del ritorno "all'orrore".

È facile vedere qualche influenza di P.T. nella demo di Resident Evil 7, e cinicamente per la serie Capcom potrebbe essere stata una fortuna la scellerata (almeno dal punto di vista dei giocatori) cancellazione del progetto Silent Hills, ma c'è molto dell'ambizioso horror di Kojima in quanto visto finora, a partire proprio dalla particolare modalità di fruizione del teaser. Tutto frutto di questa ispirazione? Non proprio: la demo Kitchen mostrata all'E3 2015 come dimostrazione del nuovo engine proprietario per i giochi in soggettiva e in realtà virtuale conteneva in verità il seme di quello che sarebbe stato Resident Evil 7. Una volta assodato che la prima persona era il mezzo migliore per tornare all'horror più incisivo, il progetto si è spostato su queste basi e per come si sono sviluppati gli eventi la somiglianza con P.T. potrebbe essere una semplice coincidenza, anche se la distribuzione della demo come teaser giocabile mostra come un'influenza ci sia evidentemente stata. Si nota comunque un grande entusiasmo di Capcom su questo titolo, una volontà di rilanciarsi puntando molto su questo rischioso esperimento, e in quest'ottica va anche vista la scelta di affidarsi per la prima volta a uno sceneggiatore occidentale, selezionando Richard Pearsey, autore anche di Spec Ops: The Line, affiancato dal veterano Koshi Nakanishi alla direzione del progetto, che ha già dimostrato ottime cose portando avanti Resident Evil: Revelations, probabilmente il capitolo più riuscito tra quelli di derivazione moderna.

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Da Raccoon City al bayou

Ma c'è veramente una connessione con lo spirito originale della serie in questo settimo capitolo, che appare così staccato in tutto dai canoni del survival horror originale, dall'ambientazione alla struttura stessa del gioco? Per quanto visto finora, i punti di contatto si rintracciano quasi esclusivamente con il primo capitolo, per il ritmo cadenzato, l'insistenza sugli enigmi e ovviamente la presenza inquietante della casa, passata dalla vecchia e lussuosa magione vittoriana a una decadente dimora della Lousiana, circondata dall'atmosfera spettrale e carica di mistero del bayou.

L'ambientazione sembra perfetta per mettere in scena il classico horror slasher in stile Texas Chainsaw Massacre o "Le Colline hanno gli Occhi", ma Resident Evil 7 va oltre i facili riferimenti e mette insieme un clima ricco di mistero e inquietudine, certo basato sugli immancabili "cheap thrill" ma caratterizzato da un'atmosfera più opprimente, avendo a che fare con una minaccia che non emerge mai con contorni ben definiti. Cosa ci fa l'inquietante e strana famiglia Baker in mezzo a un'area così fatiscente e apparentemente abbandonata? Chi è la persona che ci fornisce informazioni al telefono? C'è qualche collegamento con gli elementi storici della serie, visto il fugace riferimento all'Umbrella che compare per qualche istante nella demo. E infine, chi è precisamente il protagonista di questa storia? Rispetto alle prosaiche presentazioni a cui ci ha abituato Resident Evil, al suo orrore un po' di grana grossa, basato più su quello che si vede che non sull'ignoto, l'inizio del settimo capitolo è sconvolgente e sembra viaggiare in territori veramente nuovi rispetto a quanto visto finora per la serie. Il rischio è appunto quello di smarrire completamente la strada, perché nonostante un innegabile ritorno all'orrore più puro e al di là di vaghi collegamenti al lore classico, per il momento anche un po' forzati, si fa fatica a rintracciare lo spirito originale della serie, tra misteri insondabili, apparizioni di fantasmi e orrore metafisico. Insomma, chi lamenta uno snaturamento totale di quello che dovrebbe essere Resident Evil non ha tutti i torti.

Orrore in prima persona

Anche dal punto di vista strutturale, quanto visto finora nelle due versioni della demo lascia presagire dei grossi cambiamenti effettuati sul fronte del gameplay. Già la scelta della soggettiva determina un approccio nettamente diverso rispetto a quanto visto finora, ma le differenze più marcate si ritrovano soprattutto nel ritmo e negli elementi basilari del gioco. Gli enigmi sono sempre stati parte integrante dell'esperienza di Resident Evil, tuttavia gli scontri hanno sempre avuto un ruolo centrale, ritmando l'azione tra esplorazione delle ambientazioni e varie fasi della storia. Nonostante la storica carenza di munizioni e il rapporto sempre impari tra le forze in campo, i protagonisti della serie sono sempre stati degli abili combattenti, in grado di usare le armi con grande dimestichezza. Ritrovarsi nei panni di una persona "normale" e praticamente a mani nude all'interno del bizzarro incubo presentato nel prologo di Resident Evil 7 è un'esperienza già disorientante, al di là di tutti i misteri che affiorano poi nel corso della prova.

Tuttavia, Il producer Kawata ha confermato che non si tratterà di un horror "passivo", destinato a seguire il solco di altre produzioni simili come Amnesia, SOMA o Outlast: il combattimento ci sarà e rimarrà un elemento importante del gameplay, solo che gli sviluppatori non hanno ancora intenzione di mostrarlo nel dettaglio. D'altra parte, i riferimenti alle armi sono piuttosto chiari anche nella demo, con l'ascia e le munizioni per la pistola che lasciano già presagire possibili applicazioni offensive. È comunque certo che l'approccio ai nemici sarà più differenziato rispetto a prima, in certi casi sarà necessario nascondersi ed evitare il contatto diretto perché non c'è possibilità di vincere alcuni scontri, almeno nelle situazioni iniziali, come dimostra la sequenza della "lanterna" nel video di gameplay pubblicato in occasione della GamesCom 2016. Non è forse sbagliato pensare che una meccanica più improntata sull'esplorazione e gli enigmi e maggiormente tendente all'azione passiva sia stata dettata anche dalla necessità di far quadrare il gioco con la modalità in realtà virtuale, che trova un'applicazione sicuramente più naturale e comoda in un ritmo più cadenzato e con un'interazione più limitata con gli scenari, tuttavia su questo aspetto dobbiamo aspettare di conoscere qualche dettaglio in più.

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