Il rinascimento del Giappone videoludico  69

Forse è un po' presto per parlare di rinascita, ma i segni di una possibile ripresa ci sono tutti e si sono visti al Tokyo Games Show 2016

Da qualche anno ormai si parla di crisi dello sviluppo di videogiochi in Giappone. In realtà la produzione nazionale è stata sempre molto nutrita, solo che alcuni studi storici hanno ridotto la loro portata, iniziando a dedicarsi quasi esclusivamente al mercato mobile (pensate a Konami, oppure a Sega, con quest'ultima che lancia tripla A quasi soltanto dai suoi studi occidentali), molto forte nell'arcipelago, oppure realizzando prodotti poco esportabili perché pensati per il mercato nazionale.

Non che in occidente dal punto di vista strettamente creativo le cose vadano meglio, data la stagnazione di uscite, con le poche rimaste legate soprattutto a serie già digerite che ormai hanno complessivamente poco da dire. La differenza fondamentale la fanno come sempre le vendite, che hanno garantito da una parte la crescita costante dei valori produttivi messi in campo, mentre dall'altra hanno frenato il passaggio generazionale. L'ultimo Tokyo Game Show ha però mostrato una situazione leggermente diversa. Probabilmente parlare di Rinascimento è eccessivo e un po' retorico, ma è indubbio che dal Giappone stiano per arrivare alcune delle cose migliori che si giocheranno nei prossimi mesi e anni... almeno in apparenza. Quantomeno ci sono giochi che esulano dalle formule che da noi vanno per la maggiore e che stanno saturando il mercato dei tripla A, dominato da open world e da sparatutto online di ogni sorta. Difficile dire se ci sarà mai un ritorno di fiamma generale dei giapponesi verso il mercato tradizionale, che a parte tutto non può più fare finta che gli altri mercati dei videogiochi non esistano guardandoli dall'alto in basso, ma un piccolo passo indietro è indubbio. A cosa è dovuto? Probabilmente agli ottimi numeri fatti da alcuni titoli su PC, Xbox One e PlayStation 4, o anche all'appesantirsi del mercato mobile, dove diventa sempre più complicato avere successo e gli spazi di manovra vanno restringendosi. Ma quali sono i publisher più attivi in questa fase? Quelli cioè più orientati ad aggredire il mercato tradizionale?

L'industria giapponese dei videogiochi ha mostrato segni di rinascita: scopriamone le prospettive

Final Fantasy XV, NieR Automata e la corazzata Square Enix

Square Enix è sicuramente il più internazionale dei publisher giapponesi, nonché quello che ha il catalogo di titoli più ricco. In fondo stiamo parlando di un colosso di livello mondiale, che ormai riesce a far convivere il suo lato orientale con quello occidentale, legato inevitabilmente a Eidos. Square Enix è anche il publisher che sta per lanciare uno dei titoli più costosi della storia dei videogiochi, se non il più costoso in assoluto.

Stiamo ovviamente parlando di Final Fantasy XV, che sarà senza dubbio uno dei giochi di questo Natale e che, pensate un po', per andare in pareggio deve vendere almeno dieci milioni di copie. Attualmente è difficile pensare a un titolo in uscita altrettanto grosso e importante: nuovo rispetto agli standard della serie, ma allo stesso tempo profondamente giapponese nei contenuti. Dopo anni di silenzio, Square Enix lo sta mostrando con fierezza in ogni dove, cercando di mantenere alto l'interesse generale. Final Fantasy XV non è solo un videogioco, ma una vera e propria operazione culturale, che comprende una serie animata su YouTube, un film (Kingsglaive) e quant'altro. Non si tratta comunque dell'unica proposta di alto livello di Square Enix per i prossimi mesi. Dopo la pubblicazione di Final Fantasy XV il publisher inizierà infatti a mostrare la versione definitiva dell'attesissimo Kingdom Hearts III, messo in frigo per non sovrapporsi all'altro. Intanto usciranno titoli importanti quali Dragon Quest XI, annunciato anche per Nintendo NX e soprattutto NieR: Automata di Platinum Games, titolo che al momento dell'annuncio non aveva detto molto, ma che con i mesi si è guadagnato sempre più credito. Soprattutto ciò che è stato mostrato al Tokyo Game Show ha esaltato molte persone. Insomma, se affianchiamo questi prodotti ad altri di secondo piano come Dragon Quest Monsters Joker 3, Dragon Quest X Online, Kingdom Hearts HD 2.8: Final Chapter Prologue e così via, il catalogo giapponese di Square Enix appare quanto mai ricco e promettente.

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Resident Evil 7 e il ritorno di Capcom

Capcom non aveva una grossa offerta al Tokyo Game Show. Anzi, fondamentalmente c'era un solo titolo di grande interesse, almeno per noi: Resident Evil 7. Il nuovo capitolo della serie action/horror si presenta come completamente rinnovato rispetto ai canoni degli episodi passati. Chi non ha storto il naso al momento dell'annuncio? È un Resident Evil che non sembra un Resident Evil. Eppure più ci entriamo in contatto, più il cambio di rotta ci appare come l'unica soluzione sensata per provare a ridare un po' di smalto alla serie, stanchissima dopo il sesto episodio e i molti spin-off. C'era bisogno di un gesto coraggioso. I dubbi sulla riuscita dell'intera operazione ci sono ancora, ma sono venuti meno alcuni pregiudizi. Resident Evil 7 potrebbe rappresentare davvero un momento di rottura per Capcom, soprattutto se si dimostrerà capace di poter tornare a dire qualcosa nel mondo dei tripla A, magari riuscendo a darci quel P.T. che Konami ci ha negato.

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Nioh e la scuola From Software

From Software non aveva nuovi titoli da mostrare al pubblico al Tokyo Game Show 2016, a parte il DLC Ashes of Ariandel per Dark Souls III, ma la sua eredità era ben rappresentata. Nioh è un titolo sviluppato da Team Ninja per Koei Tecmo, altro publisher giapponese attivissimo e pieno di offerte interessanti. Quando fu annunciato molti ci videro la volontà di imitare i Souls di From Software. Nei primi mesi dopo l'annuncio Nioh non ha fatto parlare molto di sé.

Poi sono arrivate le demo sul PlayStation Network e molti si sono ricreduti. Certo, lo spirito è quello di From Software, ma il gioco ha moltissime peculiarità che lo rendono interessante e, soprattutto autonomo. Improvvisamente il brutto anatroccolo è diventato cigno e i giocatori si sono accorti di lui, mettendolo tra i titoli da attendere. Quanto visto al Tokyo Game Show non ha fatto che rafforzare queste impressioni, al punto che possiamo considerare Nioh come uno dei titoli più attesi tra quelli provenienti dal Giappone. Ma Koei Tecmo non aveva solo l'opera di Team Ninja da mostrare. Tra i suoi giochi a venire ce ne sono altri che meritano una certa attenzione, come Toukiden 2, Samurai Warriors: Sanada Maru, Atelier Firis: The Alchemist and the Mysterious Journey e, soprattutto, Berserk. Quest'ultimo è un musou tratto dal manga di Kentarō Miura. Non è la prima volta che Gatsu e demoni vengono trasformati in un videogioco (ricordate quello uscito su PlayStation 2?), ma si tratta sicuramente della sua incarnazione più interessante tra quelle viste finora. Quantomeno quella più convincente a livello di meccaniche e di rappresentazione. Il rischio che si tratti dell'ennesimo clone della formula Samurai Warriors è concreto, ma l'ambientazione e alcuni tocchi sanguinolenti lo rendono particolarmente interessante. Staremo a vedere. Intanto è indubbio che abbia attirato attorno a sé un certo interesse, anche quello di chi non conosce l'opera di Miura.

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Tekken 7: Bandai Namco cresce

Altro publisher in grande spolvero in quel di Tokyo era Bandai Namco, che aveva un'offerta davvero ricchissima, fatta di decine di titoli. Più che una rinascita, per il colosso giapponese si tratta di una conferma, dato che è da sempre uno degli attori più attivi sul mercato interno, capace di aggredire anche quello internazionale con il suo catalogo di titoli tratti da serie animate e di altri apprezzatissimi in tutto il mondo come i Souls di From Software. Al Tokyo Game Show 2016 c'erano tra gli altri due Dragon Ball (Fusion e Xenoverse 2), One Piece: Great Pirate Colosseum, il bel Pac-Man Championship Edition 2, Summer Lesson (uno di pochi titoli davvero interessanti per PlayStation VR), Sword Art Online: Hollow Realization e soprattutto c'era Tekken 7, nuovo capitolo della saga di picchiaduro 3D più famosa di sempre, che sembra poter davvero ambire a ridarle lustro e ad affermarsi anche in occidente. Insomma, Bandai Namco sembra crescere anno dopo anno, tenendo alta la bandiera dello sviluppo giapponese, con titoli sempre nuovi e particolari, che hanno le loro radici in patria, pur tenendo un occhio al mercato mondiale.

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Gravity Rush 2 e The Last Guardian: le esclusive di Natale di Sony

Infine arriva Sony, che ci sta mettendo di suo per ridare un po' di smalto al mercato giapponese. Forse involontariamente, ma nemmeno troppo, in termini videoludici il Natale 2016 di PlayStation 4 sarà caratterizzato da due sole esclusive prodotte da Sony: The Last Guardian e Gravity Rush 2, entrambi sviluppati da team giapponesi.

L'uscita di PlayStation 4 Pro ha causato diversi rinvii (Gran Turismo Sports, Horizon: Zero Dawn), ma Sony non si è potuta privare di due prodotti importanti per il mercato interno, nonostante non siano sicuramente le sue produzioni più grosse. Rischiava di azzerare il Natale in patria. Così per uno strano gioco d'incastri a Sony sono rimasti solo due titoli giapponesi da proporre dal lato software (oltre ovviamente a quelli per PlayStation VR, che fanno storia a sé), nello stesso periodo in cui sta inondando il mercato di nuovo hardware (PlayStation VR, PlayStation 4 Slim e PlayStation 4 Pro). Se ciò sia una forza o una debolezza poco importa in questo momento. Non ci rimane che aspettare e vedere come i giocatori risponderanno alla situazione, PlayStation VR compresa, e come si evolverà il mercato nel 2017, quando la maggior parte dei titoli citati sarà stata lanciata e si potranno tirare davvero le somme.

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