EditorialiVent'anni di Diablo tra aspettative e realtà 

Il BlizzCon è finito ma i fan di Diablo come hanno preso le ultime novità sul loro gioco preferito?

Il 2016 è stato un anno denso di festeggiamenti per Blizzard. Innanzitutto, la società con sede a Irvine ha spento venticinque candeline: tanti auguri, ragazzi! E poi quello che si è tenuto all'Anaheim Convention Center di Anaheim tra il 4 e il 6 novembre è stato il decimo BlizzCon, un numero simbolico e importante per una manifestazione che da anni è diventata qualcosa di più di un semplice raduno di nerd. Infine, ma non per questo meno importante, ha festeggiato un compleanno anche Diablo: il franchise più popolare di Blizzard - che ci crediate o no, è anche più famoso di World of Warcraft - ha compiuto addirittura vent'anni. Il primissimo Diablo usciva il 31 dicembre 1996 e dava inizio a un brand che è diventato un punto di riferimento per migliaia di videogiocatori e sviluppatori. E forse è proprio per questo che il BlizzCon 2016 ha deluso le aspettative di tantissimi fan che si aspettavano qualcosa di più da un appuntamento tanto importante e significativo. Cerchiamo di capire cosa è successo, ma prima ricapitoliamo le novità annunciate realmente al netto delle nostre idilliache speranze...

Riflettiamo su quello che ci aspettavamo dal ventesimo compleanno di Diablo...

Le nostre aspettative

Per parlare del futuro di Diablo dobbiamo per forza partire dal presente e sul presente, a dire il vero, non c'è molto da dire: Diablo III annaspa da diversi mesi in un susseguirsi di aggiornamenti che aggiungono ben poco a livello di gameplay e di contenuti, limitandosi a riciclare il concetto degli eroi stagionali per i giocatori che adorano il grind di Varchi e oggetti leggendari. L'impressione che ormai in molti si sono fatti è che Diablo III non abbia più niente da dire e che Blizzard stia temporeggiando, nell'attesa del momento giusto per rivelare i suoi nuovi piani. Vent'anni di Diablo tra aspettative e realtà Vent'anni di Diablo tra aspettative e realtà Quali siano questi piani, però, nessuno lo sa, a parte loro, e noi possiamo solo fare congetture. Alcuni mesi fa, qualcuno domandò all'account Twitter ufficiale di Diablo III se Blizzard avesse in serbo qualche annuncio importante in occasione del BlizzCon e la risposta non tardò ad arrivare: "il BlizzCon quest'anno spaccherà :-)" Guardate che bell'emoji! E subito tutti cominciarono a farsi strane idee, corroborate però da alcuni strani accadimenti... Alcune settimane dopo, infatti, David Brevik e Bill Roper si scambiarono un paio di tweet scherzosi riguardanti una loro improvvisa e misteriosa visita al quartier generale di Blizzard, a Irvine. Per chi non sapesse chi sono questi signori, sintetizziamo: Bill Roper e David Brevik hanno lavorato per Blizzard fino al 2003, prima di fondare Flagship Studios e poi prendere strade diverse qualche anno dopo, e entrambi hanno avuto un ruolo fondamentale nell'ideazione e nello sviluppo dei primi due Diablo, dei quali sono considerati effettivamente genitori. Brevik, per intenderci, è quello che si sputava le palline di carta con Jay Wilson sui social network, "fuck that loser" e tutto il resto, e che ha cercato disperatamente di contrastare Diablo III col Marvel Heroes di Gazillion Entertainment. Insomma, questo duo che sembrava non avere più nulla a che spartire con Blizzard è tornato all'ovile per... fare cosa, esattamente? Mistero! Brevik, qualche giorno dopo, pubblicò un altro tweet altrettanto criptico, scrivendo che "i giochi come Diablo si sono evoluti e ci hanno sorpreso per anni" e che era fiero di fare da consulente per "il gioco che spingerà il genere verso nuovi traguardi". Inoltre, bisogna considerare che negli ultimi tempi i team di sviluppo a Irvine sono stati sconquassati da defezioni e trasferimenti, guarda caso nello stesso periodo in cui Blizzard cercava nuovi talenti per "espandere l'universo di Diablo". Tom Chilton, lo storico director di World of Warcraft, è passato a un nuovo misterioso progetto targato Blizzard e anche la carica di direttore artistico è stata assegnata a un nuovo talento, John Mueller. È chiaro che qualcosa bolle in pentola, qualcosa che potrebbe aver coinvolto i creatori di Diablo II di cui i fan hanno sentito tanto la mancanza specialmente nella prima, criticatissima - anche da loro, eh - iterazione di Diablo III. Gli amanti del franchise e i videogiocatori più attenti in generale hanno formulato numerose ipotesi. La più accreditata, specialmente in questo periodo all'insegna del remake e della rimasterizzazione, puntava a una versione in alta definizione di Diablo II o magari a un'edizione basata sull'engine di Diablo III: considerando la popolarità di cui gode Diablo II ancora oggi, sarebbe stato un gioco da ragazzi venderlo a tutti i suoi fan. Vent'anni di Diablo tra aspettative e realtà Un'altra possibilità che non ci siamo sentiti di escludere era una conversione per sistemi mobile dei primi due Diablo; in fondo, le versioni per iOS e Android di Hearthstone sono andate a gonfie vele e ultimamente si è fatto qualche altro passo in quel senso con l'app collegata alla nuova espansione di World of Warcraft, Legion. Qualcuno ha pensato anche al fantomatico MMORPG ambientato nell'universo di Diablo che sarebbe dovuto essere Diablo III quando ancora ci lavorava David Brevik. Tuttavia, sappiamo che Blizzard ha sostanzialmente abbandonato quel panorama col tracollo del progetto Titan, concentrando i suoi sforzi in termini di MMO soltanto su World of Warcraft. Un'altra teoria videoludica riguardava un potenziale action game in terza o prima persona ispirato alla folgorante moda dei Dark Souls, soltanto a tema Diablo: praticamente Diablo IV, evoluto nel gameplay e nella grafica per abbandonare la visuale isometrica a favore di una visione completamente nuova. E poi non possiamo nascondere di aver temuto che Blizzard volesse trarne una pellicola cinematografica, ma considerando la mediocre accoglienza ricevuta dal film Warcraft: L'inizio soltanto pochi mesi fa, si tratta probabilmente dell'ipotesi meno credibile del mucchio. In ogni caso, se sul futuro di Diablo doveva aprirsi uno spiraglio, non ci sarebbe stato un momento migliore che a un BlizzCon senza acuti in cui si festeggiavano i vent'anni del franchise, giusto? E invece no.

La triste realtà

Gli annunci sullo showfloor si sono susseguiti per più di un'ora. Dopo aver aperto le danze con un commovente documentario sulla storia di Blizzard Entertainment, il presidente Mike Morhaime ha cominciato a sciorinare un elenco di novità, cedendo la parola ai responsabili dei vari giochi. Si è nominato timidamente il film di Warcraft e si è citata l'espansione da poco pubblicata, Legion, alla quale era stato dedicata la Gamescom del 2015. Ha fatto la sua prima comparsa ufficiale Sombra, la nuova eroina di Overwatch. Abbiamo visto le nuove carte di Hearthstone con l'espansione I bassifondi di Meccania. Sono stati annunciati due nuovi eroi per Heroes of the Storm. Infine è stato il turno di Diablo. Vent'anni di Diablo tra aspettative e realtà Vent'anni di Diablo tra aspettative e realtà Considerando che Diablo stava per chiudere un'inaugurazione che si era già dilungata oltre l'orario previsto, tutti si aspettavano un annuncio grandioso o magari un trailer e se proprio un trailer non poteva essere, magari un teaser di Diablo IV. Invece... Blizzard ha deciso di festeggiare i vent'anni del brand con cui ha letteralmente sfondato nel mercato dei videogiochi con un aggiornamento. Arriva a gennaio, sarà temporaneo e si chiamerà L'Oscuramento di Tristram. In pratica i giocatori potranno viaggiare nel tempo e rigiocare alcuni eventi del primissimo Diablo in versione Diablo III con tanto di filtro "RetroVision" per rendere l'immagine pixellata e granulosa, spostamenti bloccati nelle otto direzioni, interfaccia vecchia scuola e comparto audio all'insegna della nostalgia. Ah, ehm... tutto qui? Diablo festeggia vent'anni e schiaffate nel gioco qualche mappa temporanea da rigiocare in stile retrò? È più o meno la domanda che è frullata nel cervello di tutti i fan, sia quelli rimasti basiti, sia quelli moderatamente soddisfatti dall'annuncio perché, diciamocelo, nessun vero fan di Diablo poteva ritenersi appagato dalla notizia. Il motivo è semplice: L'Oscuramento di Tristram non rende minimamente giustizia all'importanza del brand nella storia del medium. E c'è di più. L'Armeria ha colpito gli amanti di Diablo III perché finalmente consentirà di preimpostare una serie di equipaggiamenti e configurazioni da cambiare al volo tra un Varco e l'altro, rendendo l'esperienza generale molto più fluida, veloce e godibile. Fantastico! Peccato che dovremo aspettare il 2017 inoltrato. E dovremo aspettare il 2017 anche per il Negromante, la vera ciliegina sulla torta di questo disastro. La classe del Negromante risale a Diablo II e un po' tutti i fan del gioco erano rimasti delusi dalla sua assenza in Diablo III, in cui era stata sostanzialmente rimpiazzata dallo Sciamano. Nonostante ciò, le due classi si differenzieranno parecchio sia nella mitologia, sia nel gameplay: il Negromante, infatti, può teletrasportarsi trasformandosi in sangue, convocare un piccolo esercito di scheletri al proprio servizio e far esplodere i cadaveri dei nemici sconfitti. Sembra una classe molto divertente da giocare, ma... appunto, dovremo, aspettare il 2017, forse addirittura il secondo semestre dell'anno. Inoltre, l'aggiornamento sarà a pagamento: non si conosce ancora il prezzo del pacchetto - che includerà anche vari bonus, mascotte e altro - ma sta di fatto che per interpretare il Negromante e ripetere i Varchi e le missioni che giochiamo da anni dovremo sborsare del denaro sonante. Vent'anni di Diablo tra aspettative e realtà Il che, scusate, è un po' ridicolo, a meno che Blizzard non faccia dietrofront e annunci una serie di contenuti extra come mappe o campagne che arricchiscano la proposta, giustificandone il costo, dato che al momento assomiglia troppo a quelli che solitamente sono aggiornamenti gratuiti. E questo è tutto, Mike Morhaime ringrazia il pubblico, augura a tutti un buon BlizzCon e se ne va. Che cosa è successo? Dov'è Diablo IV? Qualcuno ancora spera che si spengano le luci e che appaia un teaser o un logo sul maxischermo. In fondo, pochi giorni prima nel negozio virtuale di Blizzard, sezione BlizzCon, era apparsa persino una maglietta con un nuovo logo di Diablo III e il marchio "Realms of Evil". Si pensava fosse la nuova espansione di Diablo III, in effetti, dato che Reaper of Souls ha fatto il suo corso e i tempi sembravano maturi per rinvigorire un po' il gioco. Ma se avete letto il paragrafo di sopra, qualcosa bolle in pentola davvero e, forse, Blizzard ha deciso all'ultimo momento di non essere pronta a mostrare le sue nuove carte. L'abbandono improvviso di Chris Metzen e le numerose defezioni che hanno condotto alcuni ex Blizzard negli uffici di Bonfire Studios, la neonata etichetta fondata da Rob Pardo, uno dei creatori di World of Warcraft che ha lasciato il quartier generale di Irvine un paio di anni fa, potrebbero aver rallentato i lavori sul nuovo Diablo. Non ci sarebbe nulla di strano, poiché i fan di Blizzard sanno che raramente la società californiana rivela i suoi lavori prima che siano pressoché del tutto pronti. Peccato che il ripensamento, se di questo si è trattato, abbia sferrato un colpo basso a un BlizzCon meno entusiasmante di quanto avrebbe dovuto essere. Siamo stati gli unici a restare con l'amaro in bocca?