EditorialiGente di rispetto: la Mafia nei videogiochi 

La Mafia ha avuto un ruolo importante nelle trame di alcuni videogiochi di successo. Scopriamo insieme quali sono i migliori

La Mafia ha da sempre esercitato un certo fascino nel mondo dell'intrattenimento, e non solo tra i vari scrittori, sceneggiatori e registi di grido, ma anche fra il pubblico. Spesso l'immagine del mafioso è stata talmente romanzata, da farla apparire quasi una figura benevola, per certi versi "eroica" nel suo delinquere, diversa da quella che in fondo è nella realtà. A questa sorta di fascino collettivo non è rimasto immune ovviamente il mondo dei videogiochi, dove la criminalità organizzata ha trovato spesso spazio in varie "forme" tematiche, narrative e di gameplay, in una serie di videogiochi di successo capaci di attraversare diverse epoche videoludiche e piattaforme, fino ai giorni nostri col recente Mafia III, senza per questo perdere il loro charme nei confronti del pubblico. Noi da questo punto di vista, e approfittando dell'uscita nelle sale di Quel Bravo Ragazzo, abbiamo scelto proprio cinque titoli dedicati alla mafia vera e propria (non quindi a gang, bande "normali", eccetera), tra quelli che dal nostro punto di vista sono i migliori, chi per la trama, chi per l'ambientazione o per la giocabilità, chi per i suoi protagonisti. Senza ovviamente avere la pretesa di aver scelto il meglio del meglio per tutti, o di creare una mini lista definitiva e cercando di variare, nella selezione, più che per il genere videoludico di appartenenza (di base la loro struttura è quella tipica delle avventure a mondo aperto, nonostante qualche piccola differenza), per la "tipologia" di mafia rappresentata. Perché la mafia non è "una", ed è ovunque.

La Mafia è stata protagonista di diversi videogiochi: scopriamo insieme quali sono cinque dei migliori

La serie Mafia

Della serie Mafia, recentemente tornata alla ribalta come abbiamo scritto prima con un terzo capitolo sviluppato da Hangar 13, abbiamo scelto Mafia II. Il perché, dal nostro punto di vista, è semplice: il gioco vanta una storia decisamente adulta, estremamente curata nei dettagli, raccontata con un taglio cinematografico anche attraverso i numerosi dialoghi in italiano che scandiscono i capitoli. Discorsi capaci di coinvolgere il giocatore perfino con temi a volte grotteschi, ma sempre crudelmente ancorati alla realtà di un periodo che molti di noi hanno conosciuto grazie ai numerosi film di genere che hanno poi caratterizzato nell'immaginario collettivo, la figura del "mafioso" di cui si è a lungo nutrito il cinema. Gente di rispetto: la Mafia nei videogiochi E non solo "lui", come dimostrano tra l'altro i personaggi del gioco e il suo simpatico protagonista. Nato in Italia ma emigrato da piccolo in America, Vito Scaletta è il protagonista, mentre Joe Barbato, anche lui italo-americano, è l'amico di sempre dalle amicizie di chiara tendenza criminale. Insieme crescono commettendo piccoli crimini complice anche una vita familiare estremamente povera e faticosa per entrambi. Dopo una breve parentesi in Sicilia, al fronte della Seconda Guerra Mondiale, Vito torna ad Empire Bay, la città che fa sfondo all'avventura, a causa di una ferita in battaglia. Da quel momento in poi il giocatore segue l'evolversi della sua vita criminale all'interno della gerarchia mafiosa e attraverso due differenti periodi storici, uno ambientato nel 1945, in una Empire Bay fredda, nevosa e austera a causa del Grande Conflitto, e l'altra all'inizio degli anni '50, nel pieno di un colorato e vivace boom economico che modifica integralmente i colori della città, "complice anche una primavera appena sbocciata". Vito si ritrova al centro di una fitta rete di connivenze criminali forzate, di lotte intestine fratricide volute dai padrini che si spartiscono sangue e soldi delle organizzazioni mafiose della città, talvolta rispettando assurdi codici morali ed etici auto-imposti, altre volte non guardando in faccia a nessuno e stimolando lo smercio di droga, prostitute e armi. Empire Bay è una città tecnicamente ben ricreata, ricca di dettaglio, di traffico, di gente che va o viene da lavoro, passeggia, sbriga le sue faccende quotidiane. E con un interessante sistema che gestisce la variabilità del meteo a rendere il tutto più credibile, insieme a una colonna sonora fantastica caratterizzata da tantissimi brani e trasmissioni radio d'epoca. Gente di rispetto: la Mafia nei videogiochi

Il Padrino

Rimanendo in tema di mafia italo-americana e anni '40 e successivi, come non citare poi il gioco Il Padrino di EA? Ispirato all'omonimo film di Francis Ford Coppola, il prodotto non segue però fedelmente le vicende della pellicola, ma la rielabora in parte proponendo una serie di eventi che si svolgono in parallelo, e che ogni tanto si incrociano con le vicende originali in un susseguirsi degli avvenimenti che ripropone all'occasione un altissimo numero di personaggi, luoghi e situazioni visti al cinema. Gente di rispetto: la Mafia nei videogiochi Il gioco comincia con un antefatto che ha luogo diversi anni prima dell'inizio vero e proprio del gioco, quando alcuni sgherri della famiglia mafiosa dei Barzini uccidono un panettiere collaboratore di Don Vito Corleone pestandolo a morte davanti alla moglie e al figlioletto Aldo. Questi, nove anni dopo, si trova invischiato in una serie di affari loschi con una piccola banda di delinquentelli, finendo in pericolo. A quel punto, disperata, la madre si rivolge proprio al Padrino durante il matrimonio della figlia Connie Corleone, come nel film, per chiedere il suo aiuto. Luca Brasi, uno degli uomini di fiducia di Don Vito, viene quindi incaricato di salvare il ragazzo: l'energumeno non solo lo recupera, ma lo recluta anche nella Famiglia. Per Aldo ha così inizio una carriera nella malavita organizzata, quanto lunga e di "successo" dipende poi dal videogiocatore. L'obiettivo finale di quest'ultimo è infatti quello di far arrivare Aldo ai vertici della mafia di New York, controllando l'ambiente malavitoso della città e prevalendo su tutte le famiglie rivali che occupano i cinque territori nei quali è suddivisa la Grande Mela, in un gioco palesemente ispirato alla saga di GTA, dalla quale mutua in gran parte tutte le caratteristiche fondamentali. Minacciare, estorcere, rubare auto, uccidere, gestire locali malfamati, il gioco d'azzardo, chiedere il pizzo, tutto il repertorio del perfetto criminale è incluso nell'avventura. Non fosse stato per una realizzazione tecnica non eccelsa, la non perfetta narrazione e alcuni piccoli difetti di progettazione, il titolo sarebbe stato quasi un capolavoro. Gente di rispetto: la Mafia nei videogiochi

La serie Yakuza

Ma la mafia non è solo quella italo americana o originaria del nostro Paese. Esistono vari tipi di organizzazioni criminali chiamate in quel modo, e una di queste, tra l'altro tra le più violente e dure, è la Yakuza giapponese. Ad essa e ad alcuni dei suoi membri (fittizi), SEGA ha dedicato una serie intitolata proprio così. Tra i vari episodi in cui si dipana la saga, noi siamo particolarmente affezionati ai primi su PlayStation 2, in particolare a Yakuza 2. Forse perché è stato quello che ha iniziato a espandere parecchi aspetti del gameplay accennati nel primo capitolo, e dato il la a quelli che poi abbiamo conosciuto ai giorni nostri. Gente di rispetto: la Mafia nei videogiochi O più probabilmente perché ha visto crescere ulteriormente quello che, tra i protagonisti, è stato quello più carismatico in assoluto, Kazuma Kiryuu. In Yakuza 2 il videogiocatore indossa nuovamente proprio i suoi panni, in una storia ambientata un anno dopo le vicende narrate nel primo episodio. Tutto ruota principalmente attorno alla rivalità criminale fra il "Dragone di Doujima", Kiryuu, e il "Kansai Dragon", Gohda Ryuuji, capo della mafia di Osaka, e quindi sullo scontro fra due mondi, due culture, due modi di concepire ed essere yakuza. Esiste infatti una certa differenza "culturale" fra le due aree, e questa la si nota ovviamente anche a livello di delinquenza locale, con la mafia di Tokyo tendenzialmente più rigida, dura, e quella di Osaka all'apparenza più rilassata, pacata, ma non per questo meno violenta e pericolosa. La bellezze del gioco risiede, oltre che nella storia, anche nelle cose da fare, nella possibilità di interagire con tanti personaggi all'interno di fedeli riproduzioni e reinterpretazioni di aree famose di Tokyo e Osaka, come il quartiere di Kamuro, Soutenbori o Shinsei, compresa la famosa torre di Tsuutenkaku, "la Torre Eiffel giapponese". Nonostante la forte componente d'azione e picchiaduro del prodotto, in queste zone si possono poi svolgere un'infinità di attività lecite e illecite: partecipare a violente risse, gestire locali malfamati, giocare a mini bowling o andare intrattenersi con delle donne. In tal senso, oltre a un simulatore di appuntamenti, il gioco prevede che Kazuma possa diventare il gestore di locali "hot", assoldare nuove accompagnatrici e male che vada lavorare come gigolò in un "host club" per recuperare danaro. Gente di rispetto: la Mafia nei videogiochi

Sleeping Dogs

Un'altra mafia estremamente violenta e pericolosa, anch'essa, come la precedente, di origine asiatica, è la cosiddetta Triade cinese, protagonista del gioco Sleeping Dogs di United Front Games. Gente di rispetto: la Mafia nei videogiochi Il titolo, che può contare su una storia ben raccontata, appassionante e dai toni adulti, è ambientato in una Hong Kong splendidamente ricreata dagli sviluppatori, e vede protagonista l'agente di polizia Wei Shen. Il poliziotto è infiltrato in una delle terribili gang che fanno parte della Triade: il suo scopo è quello di arrivare ai boss dell'organizzazione per far crollare dall'interno un sistema criminale ricco di sfaccettature, tradizioni e strani personaggi. Una perfetta rappresentazione del sottobosco criminale di Hong Kong, che missione dopo missione "evolve come evolve il protagonista, fino al lungo ed emozionante finale". Ma l'impresa di sconfiggere l'organizzazione criminale è tutt'altro che facile, e non solo perché i nemici non sono certo gli ultimi arrivati, ma anche perché la lealtà di Wei Shen è spesso messa a dura prova a causa delle continue tentazioni che gli si dipanano davanti, e che possono fargli perdere la bussola fino a farlo diventare un vero criminale, calandosi troppo nel personaggio. Intorno al "doppio ruolo" di Wei Shen ruota quindi lo sviluppo del gioco: tutto quello che il giocatore fa serve per farlo "crescere", sbloccando al salire di livello, oltre a facilitazioni di vario tipo, dei tratti peculiari offensivi, difensivi e sociali. Un sistema complesso e profondo che raramente si è visto in un free roaming, e che permette di personalizzare Wen Shei come si vuole, e di certo in un mafioso atipico per come intende questa figura gran parte del pubblico.

Scarface: The World is Yours

Ma poi, in fondo, aldilà degli stereotipi, chi è il mafioso? Cosa indica di preciso questo termine? Per l'enciclopedia Treccani è "colui che appartiene alla mafia o ne ha i caratteri: qualunque associazione che si valga della forza di intimidazione del vincolo associativo per perseguire scopi illeciti. Che, o chi, al potere della legge tende a sostituire il potere o l'autorità o il prestigio personale, imponendo gli interessi proprî o di un gruppo ristretto e difendendo a oltranza i propri amici, a danno d'altre persone". Gente di rispetto: la Mafia nei videogiochi Antonio Raimundo Montana, detto Tony, profugo cubano di origini americane che arriva negli Stati Uniti durante il cosiddetto "Esodo di Mariel" assieme all'amico Manny, e che diventa boss della malavita e signore della droga in Florida, a Miami, rispecchia ampiamente la figura descritta nel vocabolario. Tony è il protagonista di Scarface: The World is Yours, gioco di Radical Games rilasciato a suo tempo per Xbox, PlayStation 2 e PC. Il titolo non è un adattamento dell'omonimo film con Al Pacino diretto da Brian De Palma, ma una sorta di seguito immaginario. Contrariamente a quanto accade nella pellicola, infatti, Tony Montana riesce a sopravvivere alla terrificante sparatoria che avviene all'interno della sua villa, facendosi largo a colpi di mitra e fuggendo a bordo di un'auto. Qualche tempo dopo torna a Miami, senza possedere più nulla ma con l'intenzione di ricostruire il proprio impero e vendicarsi di chi lo voleva morto. Il gioco in tal senso è davvero enorme per estensione dell'area, per l'alto numero di cose che si possono acquistare e per le tante cose da fare. Miami è divisa in zone che vanno conquistate una ad una, prendendo possesso delle attività commerciali della zona e difendendola poi dai contrattacchi dei rivali. Nel gioco, insomma, c'è davvero tanta carne al fuoco, compreso un sistema di combattimento per l'epoca decisamente interessante e la famosa scena, anche se qui è messa all'inizio, della violenta sparatoria tra Tony e gli scagnozzi di una banda rivale. Gente di rispetto: la Mafia nei videogiochi