Che fine ha fatto… Destruction Derby  23

Nel 1995 nasceva un divertente quanto breve franchise dedicato allo scontro tra automobili: ma dov'è finito, oggi, Destruction Derby?

RUBRICA di Massimo Reina   —  11 mesi fa

Che fine hanno fatto... è una rubrica a cadenza regolare che cerca di riportare alla luce quei franchise che per un motivo o per un altro sono caduti un po' nel dimenticatoio, raccontandone la storia, con la speranza di rivederli prima o poi sui nostri schermi.

Destruction Derby è stata una serie di giochi di guida e "scontro" davvero particolare nell'ambito delle produzioni videoludiche di genere, soprattutto per quello che offriva nella sua modalità di gioco principale, che non aveva nulla a che vedere con le classiche gare tra automobili. La serie, prodotta per i primi tre episodi da Psygnosis, la storica azienda britannica acquisita da Sony nel 1993 per avere sviluppatori "interni" a supporto del lancio sui mercati occidentali della sua nuova console PlayStation (settembre 1995), era ispirata ai cosiddetti demolition derby, un tipo di spettacolo motoristico caratterizzato dal fatto che una manciata di automobili si sfidano generalmente all'interno di un'arena o di una pista a forma di "8" scontrandosi l'una con l'altra. Scopo finale della "gara" per i piloti è quello di restare l'ultimo con ancora l'auto funzionante. Un "concetto" fedelmente riportato nella serie di videogiochi automobilistica Destruction Derby.

Che fine ha fatto Destruction Derby, una delle serie più divertenti sulla prima PlayStation?

Destruction Derby

Il primo titolo della serie venne rilasciato nel 1995 su PlayStation, SEGA Saturn (pubblicato però da SEGA e sviluppato da Perfect Entertainment per via di accordi precedenti con lo sviluppatore che prevedevano anche il primo Wipeout sulla console della casa di Sonic) e MS-DOS, sviluppato dai tipi di Reflections. Il concetto alla base del gioco era ovviamente quello semplice dell'omonimo spettacolo, e proprio per questo finì per attirare le attenzioni di moltissimi videogiocatori, permettendogli di ottenere una grossa popolarità e di vendere numerose copie, soprattutto nella versione per la console di Sony. L'idea di guidare delle autovetture sportive e di lanciarle a grande velocità contro altri veicoli facendo loro saltare letteralmente in aria lamiere e accessori sembrò esaltare l'utenza, catturata anche dall'interessante sistema che gestiva i danni nel gioco e che prevedeva non solo una serie di punti deboli posizionati in aree specifiche delle auto, da colpire per provocare il deterioramento della carrozzeria e problemi ovviamente nel controllo del mezzo, ma anche un engine in grado di mostrare visivamente i danni fisici sulla macchina.

Ripetuti impatti danneggiavano poi i mezzi fino a portarli alla totale distruzione. E anche se alla lunga il gioco risultava un po' ripetitivo e poco longevo, nonostante quattro modalità (la principale era comunque la Destruction Derby), le vendite e le valutazioni da parte della critica furono talmente positive da convincere Psygnosis a ordinarne un seguito, che arrivò già l'anno dopo. Fu grazie anche a questo titolo se nel corso dell'esercizio 1995-1996, i giochi targati Psygnosis rappresentarono il 40% delle vendite di tutti i videogiochi in Europa. Destruction Derby 2, infatti, uscì nel 1996 su PlayStation e PC (un'edizione per SEGA Saturn era stata inizialmente pianificata, ma poi non venne mai realizzata per questioni di esclusive Sony), e fu un successo superiore perfino a quello del capostipite. Il titolo riuscì infatti a correggere gran parte dei difetti del predecessore, e ad aggiungere diverse nuove e interessanti modalità, comprese quelle multigiocatore. In Destruction Derby 2 il giocatore ritrovava tutto il feeling del primo episodio, quindi la stessa divertente giocabilità e manovrabilità dei mezzi; poteva correre su un massimo di sette circuiti differenti e cimentarsi in diverse modalità per singolo giocatore. Ma rispetto all'originale introduceva una più ampia varietà di piste e auto, oltre alla capacità di queste ultime di capovolgersi e saltare. Anche in questo caso i successo fu immediato, e anzi, se possibile superiore a quello del primo Destruction Derby, al punto che ancora oggi è questo secondo capitolo a essere considerato il migliore di tutta la serie. Ad ogni modo, sulle ali dell'entusiasmo per il successo, nel 1999 Psygnosis fece uscire Destruction Derby 64 con l'aiuto di Looking Glass Studios e THQ, versione graficamente e tecnicamente migliore della controparte PlayStation per Nintendo 64, con più automobili e una maggiore cura dei dettagli per quanto concerneva i danni subiti dalle macchine.

L’inizio del declino

Mentre la serie sembrava aver imboccato la strada del successo duraturo nel tempo, dietro le quinte si vivevano momenti di fermento. Reflections, infatti, che stava lavorando su un gioco intitolato Thunder Truck Rally sotto etichetta sempre Psygnosis, e pare stesse già abbozzando qualcosa per il terzo episodio di Destruction Derby, iniziò a flirtare con GT Interactive Software, società legata alla GoodTimes Entertainment, azienda specializzata nella produzione home video. Con essa il gruppo di sviluppatori voleva abbandonare l'ala protettrice del publisher britannico e cambiare area per tentare nuove strade. E così avvenne pochi mesi dopo.

Con l'addio dei suoi creatori, che assumeranno in seguito il nome di Reflections Interactive e che con il nuovo editore daranno vita al franchise di Driver, Psygnosis decise di affidare lo sviluppo di Destruction Derby Raw agli Studio 33, gruppo che fino ad allora si era "distinto", si fa per dire, per un brutto gioco di corse chiamato Newman Haas Racing e per un discreto capitolo di Formula 1, precisamente l'edizione per la stagione 1999. Il risultato, però, fu purtroppo per loro decisamente inferiore alle attese: il gioco, rilasciato nel 2000 su PlayStation, poteva infatti vantare un buon numero di circuiti, tante belle auto e una grafica sopra la media per i tempi e soprattutto per l'hardware a disposizione, ma peccava vistosamente in quello che doveva essere il suo cuore pulsante, vale a dire la giocabilità. In tal senso il titolo sembrava non funzionare in niente: la fisica era poco realistica, il modello di guida assurdamente rigido e difficoltoso da padroneggiare perfino per compiere le azioni più semplici, con parecchie delle manovre che parevano poco "libere" e sembravano determinate da appositi binari. E se in un gioco di guida manca un certo feeling con i comandi e con le vetture da guidare, è la fine. Destruction Derby Raw si rivelò quindi un autentico flop per Psygnosis, che nel frattempo per una riorganizzazione interna a Sony, era stata di fatto smantellata e inglobata nel nuovo Sony Studio Liverpool (SCE Liverpool Studio). Qualche anno dopo, Sony Computer Entertainment Europe pensò che fosse arrivato il momento di rispolverare il franchise, stavolta per trasferirlo su PlayStation 2, e di riaffidarlo, nonostante tutto, sempre nelle mani di Studio 33. Il titolo partiva con mille ambizioni, compresa quella di essere il primo titolo per il Monolite ad avere funzioni per il gioco online. Con il titolo di Destruction Derby: Arenas, il prodotto arrivò sugli scaffali dei mercati europei e nord americani tra gennaio e aprile del 2004, ma fu subito stroncato dalla critica e dai fan a causa soprattutto di uno stie di gioco poco realistico e di un tono generale da cartone animato. Così, anche a seguito delle scarse vendite, il publisher decise che era giunto il momento di mettere la parola fine alla serie Destruction Derby. Un finale che sembra ormai definitivo, ma che chissà che un giorno non diventi invece "temporaneo", sempre che nei gusti dei videogiocatori di oggi ci sia ancora spazio per questo tipo di produzioni.