Fanteria dello spazio  55

Laa versione 2.6 di Star Citizen include nuove navi, nuove missioni e due modalità first person shooter

L'eccellenza tecnologica non è una componente essenziale del videogioco, nemmeno in quello di fantascienza ed è una cosa ovvia quando ci si ritrova di fronte a piccoli capolavori come FTL: Faster Than Light. Ma in certi frangenti l'evoluzione può dare vita a esperienze spettacolari, destinate a rimanere salde nella memoria di chi le ha provate. Uscire da una stazione spaziale sperduta in un enorme sistema stellare, imbracciare un'arma da guerra e sparare a un'astronave che si appresta a decollare è una di quelle esperienze, un qualcosa che è già possibile e rappresenta la promessa tangibile di un universo dinamico all'interno del quale combattere, lavorare e interagire in molti modi diversi.

La strada per arrivarci, lo sappiamo, è difficile, come dimostrano gli evidenti problemi di netcode che vedono il team di sviluppo impegnato a riscriverlo, ma l'update 2.6 rappresenta un passo importante che porta anche a compimento il passaggio dallo StarEngine al motore Lumberyard di Amazon. La transizione, iniziata nel 2015, non comporta grossi problemi, con i due motori che partono dalla stessa build del CryEngine, ma questo passaggio assicura ai ragazzi di RobertsSpaceIndustries la possibilità di sfruttare le tecnologie, come l'Amazon Web Services, di un titano che è sempre più impegnato nello sviluppo di videogiochi. Oltre a questo, la patch 2.6 include l'ampliamento della stazione di Grim Hex, una nuova missione, nuovi ambienti di Crusader e il redesign della cintura di asteroidi di Yela. Tutte aggiunte assolutamente gradevoli anche se il fulcro del corposo update è l'introduzione del modulo Star Marine, un simulatore di combattimento, la cui componente strutturata è per ora separata dall'universo di gioco, che permette ai giocatori di confrontarsi in modalità FPS, con altri 23 giocatori, in due ampie mappe chiamate OP Station Demien e Echo Eleven. Anche le modalità di gioco sono due con l'ovvia Eliminazione, un classico deathmatch tutti contro tutti, affiancata da Last Stand che vede due squadre impegnate a prendere il controllo di quattro computer disseminati nei meandri di un'installazione. Mantenere la posizione accresce il punteggio di squadra mentre quello personale cresce anche attraverso uccisioni, vendette, strisce positive e via dicendo.

L'update 2.6 rappresenta un passo importante lungo la strada verso l'attesa versione 3.0 di Star Citizen

La difficile conquista dello spazio

Star Marine è accessibile dal menù principale e include la possibilità di creare sessioni private o di invitare amici prima di lanciare il matchmaking. Inoltre le due squadre, fuorilegge e marine, hanno a disposizione diverse armi, due armature e due elmetti che possono essere scelti e salvati nel proprio loadout personalizzato prima di dare inizio alla battaglia. Una volta deciso il tutto non resta che lanciare la ricerca del match che per nostra fortuna è istantanea. Il caricamento invece prende un po' di tempo ma d'altronde sappiamo bene che problemi di questo genere fanno parte integrante di una versione alpha. Ed è un fattore, questo, che va tenuto bene in mente anche quando diventa evidente che il regalo di natale di Chris e soci non è dei più riusciti.

Come al solito la grafica colpisce nel segno, il feedback delle armi è credibile e l'interfaccia, arricchita da un radar radiale, è decisamente efficace, al pari del design delle ampie mappe che includono passaggi laterali, spazi immensi, stanze in cui si combatte su più livelli, esterni zero G e passaggi rischiosi ma capaci di portarci rapidamente vicino ai punti di controllo. Le cose che non funzionano, però, sono innumerevoli. L'azione ovattata sembra ambientata sott'acqua, cento millisecondi di ping sembrano un migliaio, i freeze non mancano, le animazioni scattano e le granate, new entry assoluta, spesso non fanno rumore a causa di un comparto sonoro a dir poco problematico. Tutto questo genere un'azione spesso confusa e frustrante, ennesima evidenza dei problemi che Star Citizen si porta dietro da tempo e che flagellano anche Star Marine nonostante la modalità competitiva sia isolata in due mappe chiuse. Ciononostante giocare non è impossibile, soprattutto se si è nei panni di qualcuno che ha già affrontato e superato compromessi in quantità per seguire i progressi della creatura di Chris Robers. Chiudendo un occhio sui problemi quello che resta è un'azione non simulativa ma realistica, vicina a quella dei titoli di guerra più in voga e fatta di raffiche brevi, di movimenti misurati e dello sfruttamento della posizione per ridurre al massimo la superficie colpibile. Il sistema che determina la salute è basato sul realismo e proprio per questo include la localizzazione delle ferite, mostrata attraverso il classico disegno del corpo umano, oltre ai danni da caduta e al sanguinamento che, in mancanza di Medipen per curarsi, si trasforma in una condanna, ma ci lascia comunque qualche secondo per dare un ultimo aiuto ai compagni. In tutto questo il movimento cauto è fondamentale, così come lo è il gioco di squadra che deve essere organizzato in modo da coprire ogni entrata, soprattutto nella modalità Last Stand che prevede il controllo di aree spesso piene di punti di accesso. Ed è questo che salva Star Marine, una modalità in erba che riesce a essere divertente e coinvolgente nonostante le ingenuità e le già menzionate magagne tecniche alle quali si aggiungono alcune lacune infrastrutturali come la necessità di rinvitare i compagni di squadra dopo ogni partita, le classifiche consultabili solo via web browser, fino a 30 secondi di tempo per salvare un loadout e l'impossibilità di cambiarlo una volta entrati in gioco. In ogni caso meccaniche di questo tipo, integrate nell'universo di Star Citizen, fanno indubbiamente gola e siamo molto curiosi di vedere come si evolveranno attraverso gli inevitabili miglioramenti futuri che dovrebbero includere un netcode tutto nuovo.

CERTEZZE

  • Finalmente un nuovo modulo che garantisce azione immediata
  • Il passaggio al motore Amazon include il supporto per un servizio cloud da non sottovalutare
  • Star Citizen si difende bene anche come sparatutto grazie a grafica e map design

DUBBI

  • Per ora la componente strutturata di Star Marine è una modalità separata e fine a se stessa
  • Magagne tecniche a profusione
  • L'infrastruttura è ancora piena di lacune