5 titoli che hanno bloccato l'intera serie  150

Alcuni videogiochi hanno segnato la fine della propria serie: scopriamo insieme quali sono stati i maggiori flop!

Ci siamo chiesti quanti e quali siano stati i titoli che abbiano saputo fare così male al botteghino, da far decidere per una totale marcia indietro da parte dei propri finanziatori. La valutazione non è semplice e prescinde totalmente dalle vendite del singolo gioco, è indipendente anche dalla critica del pubblico o della stampa, si svincola dal successo in generale che un gioco ha ottenuto. Il ricavo netto che riesce a ottenere un videogame è relativo soprattutto alle spese di sviluppo e marketing che sono state necessarie: ecco dunque che grandissimi giochi che hanno venduto bene e incassato tanto, non l'hanno fatto abbastanza da guadagnarsi una serena sopravvivenza. Altri giochi, per motivi più disparati, hanno avuto un'esistenza così travagliata da far lievitare i costi a cifre esorbitanti, così da non renderli più profittevoli. Ci possono essere svariati errori di valutazione ma il risultato è lo stesso: quei videogiochi hanno rappresentato un punto di non ritorno nella loro storia.

Shen Mue

Il capolavoro SEGA riesce ad entrare in moltissime classifiche e speciali videoludici, per un motivo o un altro. In questo caso ne parliamo ovviamente con un'accezione negativa: Shen Mue e il suo seguito si sono dimostrati fallimentari a livello economico a tal punto da rendere praticamente impossibile un terzo capitolo. Almeno per tantissimi anni, finché il progetto non è rinato sulla piattaforma di crowfounding Kickstarter. Shen Mue rappresenta per molti versi un gioco unico nel suo genere, un vero e proprio titolo seminale che nella sua generazione non ha però trovato la fortuna necessaria a farlo sopravvivere nel tempo. Il prodotto SEGA è stato persino annoverato negli annali del Guinnes dei Primati come gioco più costoso dell'epoca (più di 70 milioni di dollari) i cui guadagni non sono nemmeno lontanamente riusciti a coprire i costi di sviluppo. L'errore di fondo è stato probabilmente non calcolare in modo esatto la base installata di console Dreamcast: avrebbe dovuto vendere più copie di quante macchine esistevano.

Max Payne 3

Rockstar ha fatto con l'ultimo capitolo di Max Payne alcuni errori fondamentali per l'insuccesso della sua creatura. Primo tra tutti non considerare l'uscita contemporanea di Diablo 3. Gli otto anni di sviluppo che ne hanno fatto lievitare i costi, inoltre, non hanno contributo certamente a rendere il loro gioco facilmente profittevole. In un arco di tempo abbastanza lungo le sue vendite si sono attestate a circa la metà di quanto fece L.A.Noire, titolo decisamente meno famoso e appetitoso per il grande pubblico delle ultime avventure di Max Payne. Nonostante il gioco avesse fatto chiudere l'anno fiscale Rockstar con un aumento di ricavi, passati da circa 800 milioni a quasi un miliardi e 200 milioni di dollari, nel medio-lungo termine le vendite sono crollate attestandosi a "soli" 3 milioni di pezzi. Non un dato malvagio in senso assoluto, ma decisamente misero se considerata l'importanza del brand. Sono ormai passati cinque anni esatti e del quarto capitolo nemmeno l'ombra. Nonostante Remedy abbia espresso la volontà di tornarci sopra, Rockstar Games che ne detiene i diritti non si è più espressa in proposito.

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Uru: Age Beyond Myst

La storica serie di Myst ha avuto un brusco arresto dopo l'uscita del quarto capitolo, chiamato Uru: Age Beyond Myst e uscito poco dopo il terzo, nel 2003. Questo gioco non solo ha determinato la fine della serie, ma anche la successiva bancarotta della house stessa che solo due anni dopo ha dovuto affrontare gli eccessivi debiti accumulati dalle scarse vendite di Uru. Questo è un altro caso di prodotto apprezzato da pubblico e critica ma che non ha saputo generare abbastanza profitti da assicurarsi un futuro sereno. Il progetto di Myst è successivamente continuato esclusivamente online, con espansioni e mod sviluppate dai fan che l'hanno fatto sopravvivere almeno nell'ambiente underground: tuttavia, sarà molto difficile vederne un seguito ufficiale sulle piattaforme di riferimento.

Duke Nukem Forever

Il solo nome è stato sinonimo di vaporware per una quindicina d'anni. Duke Nukem Forever è rimasto in sviluppo attraversando ere videoludiche e giungendo a noi in modo estremamente castrato. Nonostante Take Two abbia dichiarato a metà 2011 che il loro gioco sia diventato "profitable", è abbastanza difficile anche solo capire tra chi e come siano stati divisi i costi di sviluppo durante tutto questo tempo, nel quale Duke Nukem è passato di mano in mano con una storia veramente travagliata e incredibile. Gli analisti di mercato (e forse lo stesso publisher) avevano previsto e sperato di generale almeno 3 milioni di pezzi venduti, mentre alla fine dei conti l'ultimo capitolo del Duca è riuscito a piazzarne solo la metà. Il rapporto tra tempo speso nello sviluppo, costi e vendite ha probabilmente messo fine a future produzioni del mitico Duke Nukem.

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Mass Effect 4 Andromeda

L'ultimo capitolo della meravigliosa serie di Mass Effect è stato uno dei fiaschi più clamorosi dell'anno. Dopo l'exploit di Mass Effect 2 e 3, attestati sui 5 milioni di pezzi venduti su tutte le piattaforme, Andromeda non è riuscito a sfondare nemmeno la soglia del milione e mezzo. Il trend negativo si era già da subito intuito dal lancio durante il quale il gioco EA era riuscito a piazzare molte meno copie dei suoi predecessori. Nonostante i problemi iniziali con le critiche feroci sulle animazioni e un pubblico generalmente meno caldo del solito, Andromeda è partito in prima posizione nelle top ten di mezzo mondo, salvo poi andare giù in picchiata tanto da convincere BioWare a "mettere in pausa" l'intero progetto e declassando lo sviluppatore, lo studio di Montreal, a mero supporto. Non significa ovviamente che non ci possano più essere Mass Effect in futuro, ma di certo questo quarto capitolo è riuscito a mettere in seria discussione il proprio futuro, fino a poco tempo fa considerato roseo e senza pensieri grazie al supporto di una folta schiera di fan.

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