Torniamo a parlare di Escape From Tarkov  13

Battlestate Games passa finalmente alla fase di closed beta: ci siamo buttati nella mischia

PROVATO di Emanuele Gregori   —  3 mesi fa
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Già qualche mese fa ci era capitato di mettere le mani sull'alpha di Escape From Tarkov, titolo con velleità rivoluzionare nel campo del genere survival, soprattutto per la fedeltà nella riproduzione di armi e balistica. A quasi nove mesi da quel primo test, i ragazzi di Battlestate si sono finalmente decisi a passare alla prima fase di beta, invitando una sostanziosa fetta di utenti che negli scorsi mesi hanno deciso di acquistare in pre ordine il gioco. A prescindere dalle premesse che restano buone ancora oggi, la cosa che non ci ha esattamente esaltati è la mancanza di veri e propri salti in avanti. La penuria di giocatori ancora coinvolti, inoltre, non aiuta a migliorare l'impatto che il titolo può avere sui nuovi tester. Questo significa che Escape From Tarkov è già considerabile un fallimento commerciale? Assolutamente no, ma è ovvio che la sua strada è di difficile definizione e se i ragazzi di Battlestate non saranno in grado di indirizzarlo verso una meta precisa, il deragliamento non è così imprevedibile.

Tutta mia la città

Per rendere sommariamente eruditi tutti quelli che non sanno nulla del titolo in questione, Escape From Tarkov è un survival game dalla fortissima componente narrativa - almeno a detta degli sviluppatori, perché per ora non della storia non è visto molto - presentato un paio d'anni fa e spesso erroneamente considerato un seguito spirituale di S.T.A.L.K.E.R.. Se è vero che con quest'ultimo non ha nulla da spartire se non l'ambientazione simil sovietica, è evidente che la sensazione di ritrovarsi in un territorio ostile, abitato da persone non dedite alla filantropia e dal quale è necessario fuggire, non è certo un tema nuovo per questo genere di esperienze. Il titolo di Battlestate tenta di fondere le esigenze dei survival moderni - la necessità di mangiare, idratarsi e curarsi - con la mania del bottino tanto cara ai giocatori di MMORPG, senza mettere da parte un sistema di morte permanente che è in grado di rendere ogni partita estremamente esaltante, seppur spesso dall'esito tristemente segnato.

La volontà di rendere il tutto esageratamente simulativo, pone il fianco alla triste realtà: la guerra non è quel bellissimo idillio scoppiettante ed arrembante che vediamo al cinema, ma è logorante, spesso fatta di attese e mancanza di risorse, ed è tutt'altro che veloce. In questo non aiuta un sistema di "raid" che mette una quantità risicatissima di giocatori (tra i 4 e i 10 in base alla mappa scelta) all'interno di spazi sostanzialmente molto grandi, ma al tempo stesso vuoti di qualsivoglia creatura che non corrisponda ad un vostro avversario - o compagno se siete così fortunati da farvelo - e costellato di strutture abbandonate, fattorie in rovina e piccoli insediamenti da saccheggiare prima di passare a quello successivo passare al successivo. È questo il grosso problema, attualmente, di Escape From Tarkov: manca lo stimolo a continuare incessantemente a ricercare, perché anche nel fantasmagorico caso in cui la vostra fuga riesca, l'unica cosa che avrete davvero guadagnato è un altro slot occupato da un oggetto nel vostro inventario, partita dopo partita, morte dopo morte. Messe in chiaro le regole base che sono dietro all'esperienza del titolo di Battlestate, vediamo come poterne uscire il più soddisfatti possibile.

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Scav o non Scav

Il menù del gioco è costellato di informazioni, che variano da quelle relative alle vostre esigenze fisiche, passando per l'inventario e il magazzino, fino ad arrivare ad abilità e perk specifici. Di questi ultimi solo alcuni sono sbloccati nella beta ma è possibile vedere già ora la quantità invidiabile di opzioni sbloccabili e livellabili a seguito di un quantitativo di esperienza specifica accumulata per quella singola abilità. Ecco quindi che potrete aumentare la vostra stamina, la velocità di cura, quella di ricerca e analisi del bottino, senza farsi mancare tutto ciò che concerne la crescita del vostro alter ego virtuale. L'ultima delle voci è quella relativa al negozio, ancora non esattamente sfruttato a pieno e tramite il quale sarà possibile recuperare dell'equipaggiamento semplicemente comprandolo o recuperando quello non rubato dal vostro cadavere dopo essere morti. Tutti ciò concerne il vostro personaggio principale. Accanto a questo tipo di esperienza, vi è poi quella dello Scav - con un tempo di attesa di trenta minuti tra un possibile spawn e l'altro - che vi mette nei panni di un abitante del posto con un inventario predefinito, alla ricerca di quelle stesse persone che giocano con i loro personaggi principali per ucciderli e rovinare loro la festa.

Facile comprendere come l'idea dello Scav (probabilmente la cosa più intelligente implementata da Battlestate fino ad oggi) altro non è che una modalità arcade (in termini di approccio alla missione) che vi assicura di non perdere il vostro equipaggiamento portato in battaglia, ma la possibilità di vivere comunque al 100% le sensazioni del campo di battaglia. Come se non bastasse, l'esperienza accumulata, verrà comunque aggiunta a quella del vostro profilo primario, rendendo i raid con gli Scav meno irrilevanti di quanto si pensi. Dall'altra parte, se la vostra idea è quella di vivere a pieno il titolo, non possiamo che consigliarvi di giocare quanto più possibile con la consapevolezza che la vostra morte significa perdere tutto, con relativo stress e necessità di ritrovare un'arma o una risorsa specifica. In questo senso è comprensibile, ma comunque limitante, l'idea di Battlestate di riempire letteralmente fino all'orlo l'inventario dei nostri account per la stampa, con la conseguenza che non ci siamo mai trovati ad affrontare una situazione consapevoli che fosse la nostra unica speranza per recuperare delle munizioni o qualche benda. È proprio in questo genere di esperienza che Escape From Tarkov eccelle e fa sentire tutta la sua forza dirompente, a patto di essere disposti alla frustrazione cronica.

Armi splendenti e orizzonte limitato

Per concludere il nostro secondo viaggio nelle lande desolate di Tarkov, ci interessa parlarvi nuovamente della questione dell'armamentario e della balistica, lasciando due parole finali all'aspetto tecnico (estremamente ripulito rispetto all'inizio dell'anno). Tanto di ciò che Escape From Tarkov può regalarvi, deriva proprio dall'esperienza balistica. Ogni arma è riprodotta con una fedeltà maniacale e la quantità di modifiche è qualcosa che va oltre l'umana concezione videoludica di oggi. La schermata di gestione dell'armamentario è un vero menù di ispezione, che si dirama in una serie quasi infinita di sotto cartelle dalle quali scegliere modifiche adatte al singolo pezzo e che ne andranno a generare delle altre a loro volta. Se si è appassionati di armi da fuoco e accessori, si potrebbe tranquillamente finire per passare le proprio giornate solo a personalizzare ognuna delle decine di armi presenti e senza annoiarsi mai. L'effetto sul campo, come se non bastasse è disarmante (il termine ci sembra azzeccato) con una riproduzione del suono e dell'effettivo utilizzo dell'arma che vi farà credere di essere sul campo di battaglia - non a caso tra i giocatori più ossessionati al momento vi è una quantità di ex militari. Se a questo unite una mobilità personalizzabile in postura e velocità di scatto e un audio posizionale (quest'ultimo estremamente migliorabile a dire il vero), il quadro dell'esperienza, lontanissima dal cosiddetto casual gamer, è più che evidente. Tecnicamente il gioco è avanzato molto dalla nostra prima prova. Se è vero che la mera conta poligonale e l'effettistica usata richiede ancora tanto lavoro, questo non esclude un lavoro di ottimizzazione che consente di far girare il titolo in maniera decente su una più ampia gamma di configurazioni, e tanto basta per dirci soddisfatti al momento.

Escape From Tarkov vuole rivoluzionare e fondere due dei generi più redditizi che il medium abbia mai conosciuto. Il percorso è ancora lungo e costellato da tantissime insidie. Ciò che appare chiaro è la lentezza da parte dello studio nell'implementazione della narrativa e delle meccaniche promesse mesi fa (parliamo di missioni giornaliere, coop e vere e proprie quest, per non parlare del passaggio all'open world da sempre auspicato), ma se i ragazzi di Battlestate saranno in grado di realizzare anche la metà di quello che vogliono prima dell'arrivo della versione 1.0, Escape From Tarkov potrebbe cambiare molto nella percezione di questo genere di giochi, sempre consapevoli che resterà un titolo di nicchia e destinato ad uno specifico pubblico che vuole sentire la pallottola talmente in profondità, da credere che si sia conficcata nella propria gamba.

CERTEZZE

  • L'idea resta sensazionale e avvincente al punto giusto
  • La balistica e la riproduzione del campo di battaglia è impressionante
  • L'ottimizzazione degli ultimi mesi è una manna dal cielo

DUBBI

  • La direzione è chiara, ma la strada da percorrere è lunghissima e impervia
  • Non è ancora chiaro come vogliano gestire il concetto di MMORPG
  • La tanto decantata narrazione, ad oggi è totalmente inesistente