I giochi più folli degli ultimi cinque anni  25

Agents of Mayhem e i suoi... fratelli: quando i videogiochi sfiorano la follia e il trash

Agents of Mayhem è stata una piacevole sorpresa per i fan dei Volition, nonostante alla fine il gioco si sia rivelato lontanissimo parente dei primi Saints Row. Ma la produzione in questione non è stata l'unica "fuori di testa" a riscuotere un certo successo: negli ultimi anni infatti, abbiamo assistito alla riuscita, chi più, chi meno, di titoli che definire "matti" sarebbe riduttivo, capaci di attirare i videogiocatori "stupendoli" con concept e meccaniche originali e folli. Noi ne abbiamo selezionati nove, di generi vari, da affiancare idealmente ad Agents of Mayhem. Li abbiamo scelti tra quelli che per un motivo o per un altro ci hanno colpito favorevolmente e ve li presentiamo senza un ordine ben preciso, con la speranza come sempre di farvi piacere e di stimolare la discussione tra voi lettori.

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Agents of Mayhem

Cominciamo proprio con Agents of Mayhem: abbandonato lo stile dei primi Saints Row, "i Volition hanno deciso di puntare tutto sulla tamarraggine e sull'eccesso con un gioco dove il caos, la devastazione pura e senza cervello la fanno da padrona". Agents of Mayhem non è una nuova proprietà intellettuale, visto che si rifà in parte alla serie Saints Row, soprattutto in termini di umorismo grezzo e ultraviolenza quasi cartoonesca. Ma nel frattempo se ne distacca per offrire un'esperienza più caotica, con dosi di ironia spinte all'estremo e tanti personaggi giocabili che rappresentano il fulcro dell'esperienza. Questo titolo è infatti costruito attorno ai Mayhem, un'organizzazione impegnata a salvare il mondo dalle malvagie forze dei Legion, e popolata da combattenti a dir poco pazzi, dalla rozza alcolista armata di gatling a un hooligan dalle tendenze psicotiche, che si possono sbloccare e utilizzare a piacere di missione in missione.

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Muscle March

Tra i titoli completamente fuori di testa non potevamo evitare di citare questo Muscle March, produzione Bandai Namco che ha portato più di una persona a chiedersi cosa fumano certi sviluppatori per partorire roba simile. Battute a parte, nel gioco si interpreta un body builder danzerino e mezzo nudo, al disperato inseguimento di un ladro di integratori proteici, che scappando sfonda una serie di pareti attraverso le quali gli inseguitori devono passare assumendo la corretta postura per adattarsi alla sagoma ricavata nel buco. Ma questo è niente: come scrivemmo all'epoca della recensione, per comprendere la follia di questo titolo bisogna anche dare un'occhiata alla caratterizzazione dei personaggi e agli elementi grafici di contorno, oltre alle animazioni fortemente caricaturali dei protagonisti. Ecco quindi tra i palestrati ballerini un uomo di colore con una papera in testa, un orso polare in mutande, un gentiluomo francese coi baffoni e fra i fuggitivi giocatori di football, alieni e androidi in tutina attillata, che si muovono sullo sfondo di campagne popolate da animali improbabili e scenari urbani affollati di gente stralunata.

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Goat Simulator

A proposito di nonsense, cosa dire di un videogioco dove bisogna vestire i panni di una capra? È quello che succede in Goat Simulator di Coffee Stain Studios, dove il protagonista è un simpatico bovide il cui scopo è quello di andare in giro per un ridente quartiere suburbano e spaccare letteralmente tutto. Controllando la capra, il videogiocatore può correre, incornare oggetti e persone, leccare gli oggetti per afferrarli e trascinarseli dietro, saltare e compiere diverse evoluzioni mentre è in aria, nella totale assenza di una trama o missioni da svolgere. Un titolo completamente fuori di testa e pieno di bug, ma che per la natura stessa del gioco, finiscono quasi per integrarsi al contesto diventando parte integrante del gameplay e dell'atmosfera farsesca. Come scrivemmo anche nella recensione: "tutto concorre a creare un mondo fuori da ogni canone, che però si lascia vivere e rivivere oltre ogni aspettativa".

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Destroy All Humans! 2

Destroy All Humans! 2 si mantiene sul solco della "tradizione" folle della saga e lo fa già a partire dalla trama che vede il terribile alieno Crypto sotto mentite spoglie, quelle del Presidente degli Stati Uniti, preparare un'invasione aliena in una America degli anni '70, con i servizi segreti russi impegnati a smascherare il tutto. Il videogiocatore indossa quindi i panni proprio del cattivo Crypto, pronto a tutto per portare avanti il suo diabolico piano. Anche a impossessarsi dei corpi dei terrestri per camuffarsi o per scoprire i dettagli necessari a completare le varie missioni che compongono il gioco, con tutte le conseguenze del caso. Come quando per esempio bisogna andare alla ricerca di un pericoloso hippie che ha creato una bevanda in grado di annientare la volontà delle persone, e dunque per avvicinarlo si impossessa anche dei corpi di giovani figli dei fiori: alcuni di loro sono pigri, contrari alla violenza e sotto gli effetti di allucinogeni... Il tutto in un'atmosfera fuori di testa che, attraverso dialoghi nonsense, situazioni e azioni, prende in giro vari aspetti delle mode del periodo, ma anche le idee e alcuni pregiudizi moderni che riguardano gli esseri umani in generale.

Deadpool

Deadpool è uno dei personaggi più assurdi in assoluto della storia del fumetto americano. Creato dalla Marvel, colui che all'anagrafe risulta col nome di Wade Wilson è un abile mercenario, sottoposto a esperimenti che gli hanno donato un fattore di guarigione incredibile, al punto da renderlo quasi immortale. Deadpool, infatti, può essere ucciso solo decapitandolo (e talvolta non basta), e questa sua peculiarità gli è valsa una relazione amorosa nientemeno che con la Morte stessa. Purtroppo per lui, un "dono" di questa portata ha richiesto in cambio una pelle deturpata e alcuni effetti collaterali che lo rendono completamente fuori di testa. Wade sente infatti nella mente due distinte voci contrapposte che lo consigliano nel bene e nel male, ed è assolutamente fissato con il sesso. Questi elementi vengono riproposti nel videogioco Deadpool, un titolo d'azione e avventura dallo stile caciarone, dove nulla viene preso mai realmente sul serio.

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Touch My Katamari

Uscito per la prima volta nel 2004 su PlayStation 2, la serie Katamari ha da subito stupito per un concept originalissimo, ma soprattutto per uno stile a metà tra il demenziale e il coloratissimo e sgangherato, con un character design originale e bizzarro. Anche i commenti del Re di tutti i Cosmi non sono da meno, da una parte elogia il giocatore apprezzando i suoi progressi, ma nello stesso tempo gliene dice di tutti i colori per la pessima scelta degli oggetti e per le dimensioni del Katamari. Generalmente in ogni titolo della saga bisogna raccogliere oggetti esplorando i livelli presenti, il tutto facendo rotolare una sorta di palla che mano a mano si ingrandisce sempre di più. Finito il livello, se la sfera è abbastanza grande o se sono stati raccolti degli oggetti specifici, si ottengono bonus, punti e così via. Entrando nello specifico di Touch My Katamari, il Principe protagonista viene incaricato dal Re di tutti i Cosmi di rotolare e creare sfere ancora più grandi di stranezze e spazzatura, soccorrere alcuni cittadini e risolvere i loro problemi.

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Behold the Kickmen

Il calcio: una vera e propria "droga" per milioni di italiani, e non solo per loro. Ma cosa c'entra, si starà chiedendo qualcuno di voi, un videogioco calcistico in una lista di produzioni completamente fuori di testa? Beh, a parte che nella lunga storia dei videogame ce ne sono stati di titoli a tema davvero insoliti, ma quello che vi proponiamo batte tutti gli altri almeno per una peculiarità di fondo: è stato sviluppato da chi... di calcio non capisce nulla! Behold the Kickmen è infatti un arcade sullo sport preferito dalle nostre parti realizzato da tale Dan Marshall, il quale per sua stessa ammissione non ha idea di quali siano le regole del calcio, né si è voluto documentare in proposito. Il risultato è un gioco divertente dove i campi sono circolari, il fuorigioco è un'entità aliena (nel senso che non c'è) e i gol hanno valori differenti a seconda dalla distanza da dove vengono realizzati.

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Pony Island

Pony Island è un titolo particolare, che si pone l'obiettivo di instaurare una costante forma di interazione coi giocatori, puntando a stupirli "con risultati sempre inattesi e non pianificati, e provando a eliminare la separazione tra opera e fruitore perfino con alcuni escamotage assimilabili a quelli ideati da Kojima in certe sue opere". Il titolo trae ispirazione anche da altre produzioni, come The Binding of Isaac, nel trattare la demonologia cristiana mediante parametri alternativi, o da Portal e dal suo personaggio GLaDOS per quanto riguarda il modo col quale viene delineata ironicamente la figura di un Satana sicuro delle proprie capacità di controllo, che in realtà viene sempre smentito ad ogni nuovo puzzle risolto e boss abbattuto. Il messaggio del gioco si presta a molteplici interpretazioni: per noi, come abbiamo scritto nella recensione, "al termine della storia si colgono significati metaforici sottesi alle figure dei Pony, mentre durante l'intera avventura rimane in primo piano il rapporto tra uomo e macchina".

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Broforce

Broforce è una vera e propria parodia dei film d'azione degli anni Ottanta e Novanta con gli eroi buoni e forzuti che lottano contro il "Male" a suon di fucilate, pugni ed esplosioni. Dal punto di vista della giocabilità siamo di fronte a uno sparatutto action a scorrimento orizzontale, dove però le meccaniche tipiche del genere cambiano radicalmente per via della distruttibilità di ogni elemento dello scenario. Nei livelli sembra di muoversi all'interno di una serie di castelli di carta, dove basta rimuoverne accidentalmente una per vedere crollare tutte le altre in un tripudio di esplosioni e fiamme. Senza contare che spesso buona parte della riuscita di una missione è affidata alla casualità dovuta al fatto che il personaggio principale cambia sempre liberando degli ostaggi, e dunque con lui variano pure le caratteristiche dell'eroe e tutto diventa imprevedibile. In tutti i casi, lo scopo generale resta quello di pulire il livello, uccidere un uomo in giacca e cravatta con le corna da diavolo e fuggire appesi alla scaletta di un provvidenziale elicottero, lasciandosi alle spalle un mondo in fiamme e una patriottica bandiera degli Stati Uniti che sventola alta nel cielo.

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Genital Jousting

Concludiamo questa nostra lista dei titoli più folli degli ultimi anni con uno dei giochi preferiti in redazione, ma non vi diciamo però da chi. Genital Jousting è l'ultimo lavoro di Free Lives, lo studio di sviluppo cui dobbiamo proprio il sopracitato Broforce. Forti del successo di quest'ultimo, e probabilmente in preda ai fumi dell'alcol col quale hanno festeggiato, parafrasando un commento del nostro Simone Tagliaferri, il team ha creato un gioco in cui dei lunghi peni devono penetrarsi l'un l'altro. Per spiegare meglio il concept (sigh!) alla base della produzione non c'è niente di meglio che appoggiarsi, è proprio il caso di dire, alla descrizione ufficiale: "party game su dei peni flaccidi e degli ani sinuosi per un massimo di otto giocatori. I giocatori controllano un pene mozzato completo di testicoli e ano. Le modalità di gioco forniscono una stimolante orgia di obiettivi: penetrate e fatevi penetrare il più velocemente possibile, oppure competete in sfide sessuali assurde e suggestive." Insomma, un bunga bunga su Internet.

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