Konami ci riprova con Pro Evolution Soccer 2018  144

Abbiamo provato la demo di Pro Evolution Soccer 2018: ci avrà convinto definitivamente?

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PlayStation 4

Ricostruire una serie di successo dopo anni di declino non è mai troppo facile, specie se la concorrenza nel frattempo non è stata con le mani in mano e ha saputo crescere fino al punto di superare e poi staccare l'avversario. È inutile infatti girarci troppo attorno: da diversi anni ormai Pro Evolution Soccer ha perso lo scettro di migliore simulazione calcistica in favore di FIFA, la saga sportiva di EA che con dalla settima generazione di console in poi ha compiuto il definitivo salto di qualità, maturando nello stile e nel gameplay. Segnali di ripresa per PES si sono già visti negli ultimi anni, in particolare con lo scorso Pro Evolution Soccer 2017, ma manca ancora qualcosa per poter competere alla pari con FIFA, ed è arrivato il momento per Konami di dare alla serie la sterzata definitiva se vuole tornare a proporre una serie calcistica di un certo livello. Un "colpo" che a giudicare dalla demo che abbiamo provato in questi giorni, e che Konami ha reso disponibile online per tutti, potrebbe arrivare a patto che l'azienda giapponese sfrutti queste ultime settimane che la separano dal lancio del gioco per limare quei difetti che abbiamo riscontrato. Ma procediamo con ordine.

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Gol e campioni

La demo di Pro Evolution Soccer 2018 mette a disposizione una manciata di squadre di club e tre Nazionali. Barcellona, Inter, Borussia Dortmund, Liverpool, Argentina, Brasile e Germania sono solo alcuni dei team disponibili nelle due sole modalità presenti, le amichevoli e la co-op online. Visto che di quest'ultima ne abbiamo già parlato in un precedente articolo, in questo preferiamo concentrarci sugli aspetti legati alla giocabilità nuda e cruda. Scesi quindi subito in campo senza eccessive perdite di tempo, abbiamo ritrovato il solito feeling con i comandi e una giocabilità molto simile a quella del capitolo precedente. Il ritmo di gioco è quindi lento e ragionato, con le squadre che tendono a costruire gioco piuttosto che a cercare l'azione personale del singolo, cosa che comunque avviene nei casi in cui la fase del match lo consente e il giocatore si chiami Messi o Suarez, giusto per fare degli esempi. Gente cioè che ha nelle proprie corde un certo tipo di giocata singola anche nella realtà. L'intelligenza artificiale dei giocatori gestiti dalla CPU è uno degli elementi chiave su cui Konami punta moltissimo per proporre una simulazione calcistica degna di questo nome. Gli sviluppatori vogliono donare agli atleti virtuali più logica nella gestione del pallone e una maggiore predisposizione alla tattica e alle strategie scelte dall'allenatore.

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In questo modo sperano di ottenere movimenti più intelligenti e autonomi che tendano a seguire la naturale evoluzione dell'azione attaccando, se necessario, lo spazio, sia in fase offensiva che difensiva, per tappare eventuali buchi. Ebbene, in tal senso abbiamo notato cose positive e negative: durante le fasi di costruzione del gioco, ci sono piaciuti per esempio i continui ma non forsennati movimenti degli atleti senza la sfera, nel rispetto di schemi e strategie di squadra, oltre che delle proprie caratteristiche tecniche, un maggior controllo palla al piede e la "fisicità" dei calciatori nella gestione della sfera, con gli atleti più possenti capaci di far sentire maggiormente il proprio peso, specie nei contrasti. Grazie a un più accurato sistema di collisioni, che durante la gara si traducono spesso in una serie di vecchie e nuove situazioni, come atleti che cadono e si rialzano per riprendere il controllo della palla, che rimangono a terra doloranti se colpiti duramente ma senza subire un vero fallo o che di contro resistono alla pressione avversaria, l'approccio alle varie situazioni della partita ci sono sembrate un po' più libere e aperte rispetto al recente passato.

Konami alla riscossa?

Peccato per il permanere di qualche binario e di certi movimenti generali abbastanza macchinosi che creano qualche problema nel costruire determinate azioni con una certa fluidità. A volte per compiere un semplice gesto, i calciatori sembrano ad esempio fare troppi "passaggi" innaturali nei movimenti. Quasi facessero fatica al semplice spostamento della palla da un punto A a un punto B. Va un po' meglio coi dribbling e coi tiri, specie quelli dalla distanza e tesi, che grazie anche alla buona fisica del pallone ci hanno restituito la sensazione di una certa potenza e pesantezza della stessa sfera. In tal senso si registra qualche miglioramento nei rimbalzi durante i passaggi e negli altri tipi di conclusione a rete, che in una precedente prova non ci erano piaciuti tanto. Ancora irrisolti invece i problemi legati a certi movimenti dei portieri, che nei voli a mezza altezza sembrano sempre mancare di qualche animazione di raccordo, soprattutto durante il balzo e la ricaduta verso terra. Per il resto, bella davvero la grafica, già superiore a quella di PES 2017, con una cura per ogni minimo dettaglio quasi maniacale, con texture parecchio rifinite perfino per gli elementi di contorno, un'erbetta che ti sembra quasi di poter toccare con mano e divise e volti ai limiti del foto realismo. A corroborare il tutto una regia degna di una trasmissione televisiva con inquadrature ad hoc sui volti dei calciatori in fase di riscaldamento o dopo un'azione decisamente pericolosa, sugli spalti e a bordo campo, e un comparto sonoro che sembra capace di restituire tutta l'atmosfera che si respira all'interno di un vero stadio durante una partita di calcio. E con questo per ora ci fermiamo qui, con la speranza che la nuova stagione segni per la serie Pro Evolution Soccer una svolta definitiva. Un augurio che facciamo anche come semplici appassionati, perché siamo convinti che ci sia spazio per due belle simulazioni calcistiche e che la concorrenza, quando avviene alla pari, può solo portare benefici per gli appassionati di più titoli dello stesso genere.

Pro Evolution Soccer 2018 conferma i pregi e difetti che avevamo già rilevato in occasione di precedenti provati. A giudicare dalla demo, che ricordiamo non essere comunque una versione definitiva del gioco, il titolo presenta la solita grafica molto dettagliata, una regia di tipo televisivo, un ritmo lento e ragionato e una fisica della sfera quasi sempre credibile. Di contro però, sembrano persistere la presenza di qualche binario, la mancanza di alcune animazioni di raccordo nei movimenti dei calciatori e una generale sensazione di macchinosità nel far compiere determinate azioni o movenze agli atleti. Ci auguriamo quindi che, come abbiamo scritto nell'introduzione, l'azienda giapponese sfrutti queste ultime settimane che la separano dal lancio del gioco per limare buona parte di questi difetti che in alcuni casi la serie si porta ormai appresso da troppo tempo.

CERTEZZE

  • Buon ritmo di gioco
  • Sensibili miglioramenti alla fisica generale e all'intelligenza artificiale
  • Tecnicamente ottimo

DUBBI

  • Gameplay al momento non rifinito a dovere
  • Perdurano alcuni dei difetti storici della serie
  • Alcuni movimenti appaiono ancora macchinosi