Che fine ha fatto… Thousand Arms  8

Nel 1998 arrivava su PlayStation uno dei migliori GDR di quel periodo: ma dov'è finito, oggi, Thousand Arms?

Che fine hanno fatto... è una rubrica a cadenza regolare che cerca di riportare alla luce quei franchise che per un motivo o per un altro sono caduti un po' nel dimenticatoio, raccontandone la storia, con la speranza di rivederli prima o poi sui nostri schermi.

Nel corso del suo ciclo vitale la prima PlayStation ha ospitato tantissimi RPG. Di fatto è stato lì che il genere a trovato una seconda casa dopo i fasti dell'epoca del Super Nintendo. Capolavori indiscussi o semplici titoli appena sufficienti per trascorrere qualche ora di divertimento, gli appassionati della console di Sony non hanno avuto certo di che lamentarsi. Tra le produzioni del periodo, Thousand Arms di Atlus era sicuramente una delle più interessanti e per certi versi originali. Rilasciato nel 1998, il titolo mescolava infatti molti degli elementi tipici dei giochi di ruolo alla giapponese dell'epoca, e quelli di un divertente simulatore di appuntamenti. Riscopriamolo insieme nelle prossime righe.

Amore e potere

Ambientato in un universo "steampunk", il gioco narrava di una misteriosa organizzazione di cyborg e robot chiamata Dark Acolytes, impegnata nella ricerca di cinque leggendarie Fiamme Sacre con le quali avrebbero tra l'altro trascinato il mondo nel caos. L'unica speranza di fermarli era Meis, un giovane fabbro del villaggio di Kant, figlio del sindaco e noto donnaiolo del luogo, con la capacità tra l'altro di controllare particolari spiriti e di creare armi magiche. Per poterle però costruire e potenziare, Meis aveva bisogno dell'aiuto delle donne. O meglio, di donne innamorate di lui! Infatti più forte era il legame spirituale e sentimentale tra lui e una ragazza, da coltivare attraverso una serie di appuntamenti amorosi e regalini, più si potevano potenziare gli oggetti e gli equipaggiamenti del protagonista e dei suoi alleati, il quale a sua volta apprendeva anche nuove magie e tecniche speciali. Nove le potenziali conquiste da fare, altrettanti i mini giochi dove l'utente veniva coinvolto dalla dolci pulzelle, e diverse invece le risposte da dare in appositi dialoghi che nei vari appuntamenti potevano poi determinare la riuscita o meno dell'incontro, e quindi un aumento o diminuzione del loro legame.

Oltre agli appuntamenti, altra caratteristica particolare di Thousand Arms era il sistema di combattimento a turni dove tre membri del party venivano schierati in battaglia contro i nemici, ma solo quello davanti poteva eseguire attacchi fisici: gli altri due rimanevano più dietro a fornire supporto sia materiale, col lancio cioè di magie o oggetti, che "morale". La coppia di alleati, infatti, poteva incitare il compagno, aumentandogli così per un certo lasso di tempo certi parametri, oppure prendendo in giro il nemico, abbassandogli così le statistiche di attacco e di difesa. Volendo era possibile spostare un personaggio dalle retrovie alla testa del gruppetto. Per il resto il titolo manteneva le caratteristiche classiche dei giochi di ruolo giapponesi del periodo. Il tutto corroborato da una grafica con fondati pseudo 3D, con gli sprite dei personaggi super deformed disegnati a mano, le scenette in stile anime e una bella colonna sonora che vantava perfino il quinto singolo del musicista J-pop Ayumi Hamasaki. Tutti elementi che portarono al successo del gioco, che ottenne ottimi voti sulle principali riviste del settore. Gli stessi che ci auguriamo possa ottenere un nuovo episodio, visto che ci piacerebbe prima o poi vederne uno sulle nostre piattaforme da gioco.