Un anno di PlayStation VR  54

Dodici mesi dopo l'uscita di PlayStation VR, facciamo un bilancio sul visore di realtà virtuale per PlayStation 4

SPECIALE di Rosario Salatiello   —  4 settimane fa

Sembra ieri che PlayStation VR è arrivato sul mercato, e invece la data della nostra recensione parla chiaro: è già passato un anno. Ce lo ha ricordato Sony stessa con un trailer pubblicato lo scorso 13 ottobre, giorno in cui il visore di realtà virtuale ha festeggiato il suo primo compleanno. Un traguardo importante, che ha permesso all'azienda giapponese di tirare le somme su questi primi trecentosessantacinque giorni di vita di PlayStation VR. Dodici mesi senza dubbio interessanti, trascorsi tra alti e bassi che rendono piuttosto difficile il compito di stabilire se il visore sia un successo o meno per Sony, a partire dai numeri di vendita che parlano di oltre un milione di unità nelle case dei giocatori: molti se consideriamo le sorti degli altri visori presenti sul mercato, pochi se rapportati alle previsioni di metà 2016. Approfittando della ricorrenza, può valere dunque la pena fermarsi un attimo a fare il punto della situazione, ripercorrendo l'anno trascorso per poi andare a sondare le aspettative per il futuro di PlayStation VR.

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Prima e dopo Resident Evil 7

Se come chi vi scrive siete tra coloro i quali hanno acquistato PlayStation VR alla sua uscita, è molto probabile che abbiate passato gli ultimi mesi del 2016 a rimpiangere l'impulso che vi aveva condotto a investire i 399 euro richiesti per portare a casa il dispositivo. Una spesa senz'altro giustificabile con l'entusiasmo per la nuova tecnologia, ma meno ammissibile con un po' di razionalità in più associata a uno sguardo al parco giochi disponibile al lancio di PlayStation VR. Un buon numero di titoli, certo, alcuni dei quali anche di discreta fattura come Batman: Arkham VR, accomunati però più o meno tutti dallo stesso problema di essere poco più che delle demo tecniche che lasciavano solo intravedere la rivoluzione che ci era stata promessa nel nostro modo di giocare. Un aspetto accentuato dalla scarsità di contenuti offerti, intoppo non da poco per i giocatori che avevano già effettuato l'esborso di cui sopra, anche a causa del prezzo dei giochi spesso troppo elevato per la quantità di materiale proposto. Per non parlare dei problemi di chinetosi causati dai primi esperimenti fatti con PlayStation VR anche da parte degli sviluppatori, come nel caso di Robinson: The Journey. Eppure, proprio verso la fine del 2016, abbiamo iniziato a vedere alcuni segnali di forte ripresa: Eagle Flight resta ancora oggi un titolo interessantissimo da giocare, seppure afflitto dagli stessi problemi di longevità indicati poco fa, mentre il piccolo gioiello Werewolves Within ci ha mostrato come sia possibile usare la realtà virtuale per ottenere esperienze multigiocatore altrimenti impossibili da raggiungere. Un concetto ripreso qualche mese più tardi anche da Star Trek: Bridge Crew, per la gioia di tutti i fan della serie di fantascienza e di chi più in generale vorrebbe vedere esperienze di gioco ritagliate espressamente per la realtà virtuale. Il vero punto di svolta è arrivato a inizio 2017 con Resident Evil 7, ancora oggi senza dubbio il migliore titolo disponibile per PlayStation VR: facendo leva sulla predisposizione del genere horror la realtà virtuale, Capcom è riuscita a mettere insieme tutto ciò che era mancato fino a quel momento, consegnando ai giocatori il primo gioco per il quale valesse davvero la pena sostenere l'investimento.

Piccole gemme e grandi promesse

Il 2017 di PlayStation VR è dunque partito con il piede giusto, anche se proprio Resident Evil 7 ci ha mostrato quello che ancora oggi resta uno dei punti deboli del visore: l'assenza di titoli tripla A. Escludendo il ritorno della serie survival horror, gran parte dei giochi visti nel corso di quest'anno sono legati a piccoli team di sviluppo indipendenti, il cui lavoro oltre che essere a tratti egregio è stato anche fondamentale. È proprio grazie a titoli come GNOG e Statik, tanto per citarne un paio, che l'interesse per PlayStation VR si è mantenuto alto in un periodo primaverile piuttosto povero di uscite, nel momento in cui il pubblicizzato StarBlood Arena deludeva un po' le aspettative e ci si interrogava sempre più insistentemente sul supporto che Sony intendesse dare a PlayStation VR. Domande alle quali ha risposto Farpoint, sviluppato internamente insieme a Impulse Gear e un po' furbescamente presentato come il tripla A che avrebbe dovuto giustificare l'acquisto del visore così come Resident Evil 7. Più che dal gioco in sé, l'interesse per Farpoint è stato attirato in prevalenza dall'uso del neonato Aim Controller, periferica dall'indubbio fascino ancora in attesa di essere associata a una vera e propria killer application. Non c'è dubbio che Arizona Sunshine giocato con Aim Controller sia tutta un'altra cosa rispetto all'uso del DualShock 4, ma ancora una volta sono i soldi a decretare le aspettative: considerando i 70 euro aggiuntivi richiesti dalla periferica, è lecito aspettarsi quel qualcosa in più che Farpoint non è riuscito a rappresentare. Allo stesso tempo, è mancato l'acquisto obbligato che Sony intendeva realizzare per PlayStation VR, lasciando quindi alcuni interrogativi senza risposta.

Novità e futuro

A Sony va comunque dato il merito di aver messo in piedi un ecosistema che ha portato a produrre oltre cento titoli per PlayStation VR: un numero importante, destinato ad arricchirsi ulteriormente nei prossimi tempi. Ce ne saranno per tutti i gusti, con alcuni pezzi da novanta pronti a prestare il loro nome alla causa di PlayStation VR: è questo il caso di Doom VFR e Skyrim VR, con quest'ultimo esclusiva temporale per alcuni mesi. Siamo però tornati a parlare di terze parti, quando anche in casa Sony le novità scalpitano a partire dai motori di un Gran Turismo Sport che promette di dare ai fan dei titoli di guida tutto ciò che è mancato in Driveclub VR. Per fare breccia negli altri generi l'azienda madre del marchio PlayStation si affiderà ai ragazzi di Supermassive Games, quasi pronti ormai a sfornare lo sparatutto Bravo Team e l'horror The Inpatient, prequel di Until Dawn in realtà virtuale che promette di essere quello che sarebbe dovuto essere il poco più che sufficiente Rush of Blood. Nonostante HTC Vive e Oculus Rift stiano sonnecchiando (a parte qualche taglio di prezzo), Sony ha deciso di non trascurare il piano dell'hardware, proponendo una versione riveduta e corretta di PlayStation VR che integrerà i cavi delle cuffie all'interno del caschetto oltre a garantire il passthrough della tecnologia HDR con l'uso su PlayStation 4 Pro. Per colmare le lacune in termini di sistema di controllo potrebbe arrivare un controller Move dotato di stick analogico e altre migliorie, ma in questo caso siamo, almeno per ora, al cento per cento nell'ambito delle supposizioni: nonostante una periferica di questo tipo sia stata auspicata da più parti, per il momento non ci sono notizie ufficiali. In conclusione, ci sentiamo di promuovere il lavoro svolto da Sony nel corso del primo anno di vita di PlayStation VR, sebbene questo non sia stato esente dai difetti che abbiamo indicato nell'articolo. Il destino del visore in ottica futura dipenderà da ciò che la società nipponica sarà in grado di mettere in campo in termini di concretezza nel credere nella realtà virtuale, associato alla necessaria presenza di titoli che come Resident Evil 7 possano fare da "pubblicità" a questa tecnologia: ben vengano le piccole gemme, ma per soddisfare l'occhio c'è bisogno anche di grandi diamanti.

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