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I temi del 2017 - Il mondo dei videogiochi al tempo delle casse premio

La nuova frontiera delle microtransazioni è stato uno degli argomenti più caldi dell'anno

SPECIALE di Simone Tagliaferri   —   26/12/2017

Uno dei temi del 2017, se non il tema in assoluto più dibattuto durante l'anno, paragonabile come magnitudo ai casi "Hot Coffee" e "Columbine", è sicuramente quello delle "Casse premio", uno dei frutti del cambio di paradigma dell'industria che vuole i giochi trasformati da prodotti a servizi, con spesso l'introduzione in gioco di forme di monetizzazione mal viste dagli utenti. Le casse premio in particolare, ossia tutte quelle ricompense che non danno oggetti specifici, ma solo la possibilità di tentare la fortuna aprendo dei contenitori virtuali con dentro dei premi casuali, la cui rarità varia spesso a seconda del valore del contenitore stesso, si sono viste puntare addosso i riflettori perché considerate da molti come una subdola forma di gioco d'azzardo.

Destiny 2 sta ricevendo molte critiche per come vengono gestiti i contenuti
Destiny 2 sta ricevendo molte critiche per come vengono gestiti i contenuti

Esplosa con Star Wars: Battlefront II, in verità la polemica sull'uso delle casse premio viene da molto più lontano. Nei fatti stiamo parlando di un sistema di monetizzazione introdotto nei free-to-play diversi anni fa e che si è diffuso in particolare in ambito mobile. Come mai, quindi, è diventato oggetto di discussione solo nell'ultimo anno e apparentemente solo con il titolo di Electronic Arts? In realtà ci sono diversi presupposti da considerare:

- Nel 2017, più che negli anni precedenti, è diventato evidente, anche per i giocatori meno attenti, come le microtransazioni, tra le quali le odiatissime casse premio, siano diventate sistemiche nell'ambito dei tripla A;
- Molti big dell'industria si sono sbilanciati verso le microtransazioni, indicandole come una delle forme di monetizzazione preminenti per il futuro dell'industria;
- Le polemiche non sono in realtà nate con Star Wars: Battlefront II, ma hanno riguardato molti altri titoli, anche se sono state meno intense;
- Il diffondersi delle microtransazioni nei giochi a prezzo pieno ha aumentato l'informazione in merito, favorendo la comprensione dei problemi che comportano;
- Prima del 2017 le casse premio non erano ancora particolarmente odiate, perché in titoli come Overwatch erano state introdotte in modo discreto, relegandole a mezzo per acquisire oggetti cosmetici che non influenzavano il gameplay. Nel 2017 sono invece state utilizzate in modo molto più rapace, influenzando enormemente il design di alcuni giochi; - In diversi titoli recenti, alcune caratteristiche legate alle microtransazioni erano completamente gratuite nei capitoli precedenti (parliamo di serie, ovviamente). Insomma, il giocatore si è trovato a dover pagare per qualcosa che fino a quel momento aveva ottenuto senza spendere nulla.

Star Wars: Battlefront II: il gioco che ha fatto scoppiare la guerra
Star Wars: Battlefront II: il gioco che ha fatto scoppiare la guerra

Prima di continuare leggiamo l'elenco di alcuni dei giochi a prezzo pieno del 2017, presentati in ordine alfabetico, che monetizzano tramite microtransazioni:

Assassin's Creed Origins
Call of Duty: WWII
Destiny 2
FIFA 18
For Honor
Forza Motorsport 7
Ghost Recon Wildlands
La Terra di Mezzo: L'Ombra della Guerra
Madden NFL 18
NBA 2K18
NBA Live 18
Need for Speed Payback
Pro Evolution Soccer 2018
Star Wars: Battlefront II (disattivate al momento di scrivere questo articolo)

Tanti, vero? E ben pubblicizzati, quindi molto desiderati dal pubblico. Non tutti hanno lo stesso tipo di microtransazioni, ma l'idea che trasmettono, se presi tutti insieme (e se gli sommiamo titoli mobile e free-to-play grossi), è abbastanza chiara. Insomma, l'utente medio ha iniziato ad accorgersi che le microtransazioni sono diventate la norma e tra queste, inevitabilmente ci sono anche le casse premio. Di conseguenza si è accorto anche della maggiore frammentazione dei contenuti e dell'aumento esasperato del grinding, così come di altre manovre attuate per integrare meglio i nuovi sistemi nei giochi.

Overwatch aveva integrato le casse premio in modo discreto, ma per certi versi non meno insidioso
Overwatch aveva integrato le casse premio in modo discreto, ma per certi versi non meno insidioso

Ci troviamo di fronte a quella che possiamo considerare una prova di forza, con i grandi publisher che dopo anni di lusinghe e avvicinamenti, hanno tentato di dare il colpo finale per far accettare i nuovi modelli economici al pubblico. Insomma, prima hanno applicato il lubrificante, poi hanno ammorbidito la parte massaggiandola e quindi hanno spinto con forza.

Galeotto fu Darth Vader

La storia insegna che le rivoluzioni non nascono da un giorno all'altro, ma sono lo sfogo di una serie di situazioni che si sono sommate nei mesi e negli anni precedenti, creando un certo clima. Insomma, sono l'effetto di molte cause e criticare il fatto che la rabbia contro le casse premio sia scoppiata solo nel 2017 con Star Wars: Battlefront II è un po' come attaccare la Rivoluzione Francese perché è iniziata solo nel 1789, poiché anche l'anno prima il popolo era affamato. Insomma, l'utente che si è lamentato su Reddit di non poter giocare subito con Darth Vader a meno di non spendere molti soldi in casse premio, ha messo in moto un esercito che già da tempo affilava le sue armi.

Anche Need for Speed Payback è stato criticato per come ha implementato le casse premio
Anche Need for Speed Payback è stato criticato per come ha implementato le casse premio

Che poi va detto che Star Wars: Battlefront II è stato, per diversi motivi, il casus belli perfetto: sfrutta una licenza importante e molto amata, da cui non vengono tratti buoni giochi da anni; è prodotto da un publisher particolarmente inviso a una certa demografia di videogiocatori, che oltretutto poche settimane prima aveva cancellato un gioco single player molto atteso tratto proprio da Star Wars, dichiarando che lo avrebbe adeguato ai nuovi modelli economici, e che pochi giorni prima aveva lanciato un altro titolo piagato dalle casse premio, Need for Speed Payback; è uno dei prodotti con le migliori prospettive commerciali dell'anno, ossia uno di quelli che si prevedeva potesse vendere almeno quindici milioni di copie. Chi meglio di lui?

È gioco d’azzardo?

Ovviamente, finite sotto ai riflettori del grande pubblico, le casse premio hanno iniziato a essere vivisezionate anche al di fuori del mondo dei videogiochi. La loro natura profonda, ossia il legame che hanno con il gioco d'azzardo, non ha tardato a emergere, creando un certo scompiglio nell'industria. L'accusa è ancora in essere, nonostante ci siano già stati diversi pronunciamenti sulla faccenda, tra i quali alcuni solo apparentemente favorevoli al sistema, ma in realtà critici verso lo stesso, dato che lo hanno posto al limite della legalità. Molti sottovalutano la cosa, ma è proprio l'intervento della politica, con il rischio di vedere le casse premio associate al gioco d'azzardo, ad aver iniziato a far tremare davvero i big dell'industria. Il motivo è chiaro: nel caso in cui le casse premio fossero assimilate a slot machine e simili, richiederebbero regolamentazioni completamente diverse rispetto a quelle attuali, senza contare la connotazione negativa per i prodotti che le implementano, che diventerebbero invendibili ai minori. Per una trattazione più ampia sull'argomento, leggete questo articolo, in cui abbiamo affrontato il problema dal punto di vista politico e da quello psicologico.

Molti sarebbero i titoli colpiti da una legislazione più restrittiva sulle casse premio
Molti sarebbero i titoli colpiti da una legislazione più restrittiva sulle casse premio

Nel frattempo la discussione ha già prodotto qualche risultato, con Apple che ha iniziato a correre ai ripari, restringendo il campo d'azione delle microtransazioni con premi casuali nei giochi pubblicati sull'App Store; con Star Wars: Battlefront II che è stato ripulito dalle microtransazioni, e con decise decise inversioni a U, come quella del presidente di Square Enix. Insomma, il caso "casse premio" sta facendo paura a molti. L'importante, a questo punto, è non abbassare la guardia e pretendere una definizione precisa del fenomeno. Insomma, bisogna evitare le soluzioni a metà, che non risolverebbero nulla e non placherebbero gli animi, rovinando ancora di più l'industria dei videogiochi.