Aliens Vs PredatorContinuano ad uscire dalle fottute pareti! 

Lui, lei, l'altro, ovvero il soldato, la regina e il cacciatore. Tutti e tre insieme appassionatamente.

Nello spazio nessuno può sentirti urlare, ma al chiuso nel piccolo box dello stand Sega le urla dei poveri marines dello spazio uccisi nei modi più atroci dallo xenomorfo più famoso dell'universo si sentivano benissimo! Aliens vs. Predator ci porta nel solito sperduto pianeta, mandati dalla solita Weyland Yutani, alle prese con la solita infestazione di alieni e sempre come al solito ci saranno anche i cacciatori rasta dai raffinati modi stealth a fare da terzo incomodo. Continuano ad uscire dalle fottute pareti! Un incipit leggero è necessario per bilanciare la durezza e l'atmosfera da puro survival horror messo in scena da Rebellion, un titolo composto da tre capitoli separati, ognuno dedicato alle tre razze, per una storia comune che ci porta a vedere lo svolgersi della narrazione da tre punti di vista differenti.

Morte al marmittone

La prima parte della presentazione ha riproposto la stessa demo mostrata all'E3, mettendoci quindi nei panni degli Space Marines tra lunghi e bui corridoi in cui in cui il piccolo plotone è stato sistematicamente decimato nonostante il continuo ricorso a torrette remotizzate e ad un arsenale di tutto rispetto superiore a quello visto nei primi film, visto che da un punto di vista temporale il gioco si colloca 30 anni dopo Alien 3. Continuano ad uscire dalle fottute pareti! Il gameplay è sembrato quello di uno shooter classico, la cosa che più è piaciuta è sicuramente l'uso estremamente funzionale alla componente horror dell'illuminazione. Come nelle pellicole il buio è foriero di cattivi presagi, lunghe ombre vengono proiettate dalle scarse luci presenti sulla colonia e quando queste si spengono improvvisamente vuol dire che qualcuno, o meglio qualcosa, ha avuto la buona di idea lasciarci ciechi per colpirci silenziosamente alle spalle. Finita la breve presentazione dedicata alla fanteria spaziale, è stato il turno della campagna degli Aliens, razza questa ancora del tutto "sconosciuta", visto che per la prima volta qui alla Gamescom si è potuto osservare il simpatico ET pasteggiare a base di coloni e marmittoni coi capelli alla mohicana. Il gioco cambia quindi radicalmente, sia per quanto riguarda le meccaniche di gioco, sia per lo stile visivo, necessario per metterci nei panni dello xenomorfo. Lo schermo adotta un'ottica grand'angolare che stravolge i lati dell'immagine come in un obiettivo fish eye e come se non bastasse tutto vira sul verde. Vista la nostra capacità di correre sui muri e appenderci sul soffitto si è reso necessario l'inserimento di un mirimo particolare, a T, che ci indica sempre come in una bussola dove si trova il terreno. La cosa sembrerebbe banale, ma quando si è a testa in giù al buio circondati da diversi marines armati di lanciafamme e pulse rifle capire bene dove ci si trova è assolutamente necessario.

E' inutile nascondersi!

Da punto di vista del gameplay l'azione rallenta, e da uno shooter fracassone si passa a meccaniche decisamente più stealth, in cui da soli si tendono agguati ai soldati, sfruttando alcune inedite capacità aliene. L'obiettivo della missione mostrata era quello di procurare del cibo (si legga uomini) alla regina dell'alveare, e per fare ciò prima di arrivare ai poveri coloni indifesi bisognava colpire uno ad uno tutti marines di scorta. Il buio è il nostro migliore amico, e quando non c'è è necessario crearlo rompendo a colpi di coda i singoli punti luce o i generatori. L'oscurità è il terreno di caccia privilegiato dell'alieno grazie anche alla sua focus vision, abilità utile per vedere passaggi nascosti ma soprattutto per mirare i nemici e saltare letteralmente loro alla gola, ma anche alla testa in un orgia di sangue tra occhi cavati e viscere in bella mostra. In pratica la campagna aliena è un continuo rincorrere le proprie vittime per colpirle singolarmente per poi tornare di nuovo nel buio, una tattica mordi e fuggi che più stealth non si può. Attaccare nel mucchio equivale di fatto a suicidarsi. Da un punto di vista tecnico complice la sporcatura dell'immagine l'impatto generale delle texture è sembrato più blando rispetto a quello della campagna umana, visto che gioco forza si perde il turbinio di luci e ombre causato dalle fiammate delle armi e delle esplosioni, compensato qui però da un frame rate più stabile e da una velocità ben più accentuata degli spostamenti. Un'altra differenza risiede nello sviluppo delle ambientazioni, in orizzontale per quelle umane e decisamente più verticale per quella della storyline dell'Alien. Per quanto riguarda la durata totale del gioco gli sviluppatori ci hanno assicurato circa 14 ore di gioco, equamente suddivise tra i 3 capitoli. Bocche invece cucite sul versante online. Avendo quindi visto tutte e tre le razze presenti nel titolo è possibile dire che Aliens vs. Predator potrebbe risultare una gradita sorpresa nei primi, affollati mesi del prossimo anno. In attesa dell'uscita del titolo bisogna fare un applauso a Rebellion tornata in carreggiata dopo il mediocre Shellshock 2, che sembra essere riuscita quindi a realizzare un titolo decisamente valido, vario, dalle meccaniche solide e tecnicamente su alti livelli.

Certezze

  • Gameplay vario
  • Tecnicamente valido
  • Atmosfera da survival horror

Dubbi

  • Bilanciamento tra le tre razze
  • Omogeneità della narrazione

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