Il ritorno dei draghi  20

Dopo parecchi anni, Larian Studios è quasi pronto a rilasciare il seguito ufficiale del suo acclamato gioco di ruolo. Lo abbiamo provato per voi!

Versione testata: PC

Dopo il rilascio avvenuto nel 2002, Divine Divinity potrà contare su un seguito ufficiale sviluppato ancora una volta da Larian Studios e intenzionato a lasciarsi alle spalle Beyond Divinity, spin-off che non passerà alla storia come un capolavoro. Ego Draconis giungerà quindi

atteso da molti e assolutamente sconosciuto ad altri, con sette anni di gestazione alle spalle più che sufficienti per aver riposizionato le proprie aspettative a livelli ben più alti rispetto alla visuale isometrica di un tempo oppure per essersene formate di nuove, con gli occhi pieni dei titoli Bethesda, Bioware e Piranha Bites. Il gioco di ruolo prodotto da DTP Entertainment non avrà quindi vita facile ma, a quanto è stato possibile provare attraverso una build già più che avanzata, pare avere tutte le carte in regola per potersi confrontare con i pesi massimi del genere, offrendo una struttura dal sapore antico con qualche idea innovativa e una cura invidiabile.

Dragon Slayer

L'avventura si svolge all'interno di Rivellon, un mondo fantasy medioevale popolato da esseri fantastici e attraversato dai draghi, pericolosi a tal punto da indurre la creazione dell'ordine dei Dragon Slayer, cacciatori di quelle stesse creature di cui possono prendere la forma. Il giocatore apparterrà quindi a quest'ultimi, ne entrerà a far parte definitivamente durante un tutorial particolarmente ben fatto, costruito sul pretesto del rito d'iniziazione ma perfetto nell'introdurre elementi come la possibilità di leggere l'altrui mente al costo di un dato numero di punti esperienza. L'entrata in gioco è quindi piuttosto dolce, giusto il tempo di scegliere se partire come mago, arciere o guerriero, una decisione indolore visto che raggiunto ogni nuovo livello, il proprio alter ego potrà gestire in modo completamente libero tanto i

punti da assegnare alle statistiche vitali quanto quelli utili per sbloccare le abilità. Queste ultime si rifanno a cinque categorie principali: Priest comprende abilità vicine a quelle del classico negromante, permettendo l'evocazione di creature, e Dragon Slayer funge da contenitore per una serie di bonus legati al tipo di arma utilizzata o a elementi secondari, come la possibilità di aprire porte e forzieri altrimenti inaccessibili, mentre le tre restanti si rifanno alle classi sopra citate, concentrandosi sugli attacchi ravvicinati, a distanza e le magie legate agli elementi. Insomma decine di abilità da combinare a piacimento, così da avere una libertà invidiabile al solo prezzo di fare attenzione a non creare un personaggio troppo vago e dispersivo. La progressione dell'avventura si posiziona invece su binari piuttosto classici, con grandi mappe esplorabili liberamente e connesse tra loro - la sensazione di frammentazione è molto inferiore rispetto a Fable essendo gli ambienti ben più vasti - da visitare completando di volta in volta una serie di missioni primarie e secondarie, all'aperto o nei classici dungeon, ma sempre supportate da un buon lavoro narrativo e con spesso la possibilità di influire sul loro esito come su quello dei seguenti passaggi narrativi. Ovviamente bisognerà provare l'opera nella sua interezza ma possibilità come quella di trasformasi in drago, volando liberamente, promettono già una certa attenzione nel mantenere fresca l'esperienza anche sul lungo periodo.

Curiosità

Larian Studios è stata fondata in Belgio nel 1996 da Swen Vincke. Oltre alla serie Divinity sono stati pochi i successi noti al grande pubblico, con la software house che ha spaziato da strategy complessi come LED Wars fino a prodotti più casual, fatti anche in collaborazione con certe emittenti televisive, come Adventure Rock.

Un gioco con Bryo

Avviata la partita il primo elemento a emergere è il sistema di controllo che, legato alla tastiera per i movimenti e al mouse per la visuale, è sovrapponibile a quello di un gioco d'azione in terza persona, perfetto tanto nell'ottica della versione per Xbox 360, quanto soprattutto per adattarsi a combattimenti frenetici, improntati sia sull'uso della classica barra delle abilità che nel tempismo con cui si eseguono le singole mosse, permettendo a esempio di compiere combo piuttosto spettacoli nel caso si utilizzino armi bianche. L'attenzione posta nei combattimenti e la velocità nell'acquisizione di nuove abilità, oltre all'abbondante loot fatto di centinaia tra armi, armature e oggetti vari ed eventuali, porta Divinity 2: Ego Draconis nella direzione degli hack'n'slash anche se poi la quantità non elevatissima di nemici e la loro sopravvivenza, mediamente superiore alla frazione di secondo, distinguono abbastanza nettamente il titolo di Larian Studios dai vari Diablo e Titan Quest. L'impatto è insomma positivo e

Il ritorno dei draghi
Tutto al massimo

il divertimento non manca, anche se alcuni aspetti del titolo vanno ancora registrati: per quanto la curva d'apprendimento sia equilibrata, i primi passi all'interno di Rivellon non sono facili e un lieve abbassamento della potenza dei nemici non farebbe dispiacere, così come a tratti i dialoghi risultano un po' troppo lunghi e persistono problemi nella mappatura di alcuni tasti, lasciando per esempio che sia l'utente a farsi carico dell'assegnazione del salvataggio veloce. Tecnicamente il gioco è completamente in 3D e sfrutta il GameBryo Engine di Emergent Games Technologies, una società che ha già fornito le basi per altri titoli come Fallout 3, Oblivion e Warhammer Online, tra gli altri, con un motore particolarmente flessibile perché in grado di essere usato come unico pilastro per il rendering delle immagini ma anche unito ad altre tecnologie,

Il ritorno dei draghi
Ombre su "basso" e anisotropico solo sul terreno a 8x

in questo caso sviluppate da Larian Studios ma anche di terzi, come lo SpeedTree sfruttato per ricreare piante particolarmente credibili. All'atto pratico e con la configurazione di prova - un Phenom II X3 720@3.5GHz, una Radeon HD 4890 e 4GB di DDR3 - con tutte le impostazioni al massimo, l'impatto visivo è piuttosto evocativo per quanto non leggerissimo, con il frame rate cappato a sessanta immagini al secondo e stabile quando negli interni, molto meno all'esterno dove scende notevolmente specialmente con il filtro anisotropico applicato a tutta l'immagine e con le ombre al massimo del dettaglio. Molto bene la musica e soprattutto il doppiaggio, in inglese nella versione provata, sempre adeguato al personaggio e recitato con competenza. Complessivamente il primo incontro con Divinity 2: Ego Draconis è stato quindi più che convincente e, pur nella consapevolezza che un titolo così deve essere giocato dall'inizio alla fine, capace di far ben sperare per il momento dell'uscita, fissata per il 23 ottobre prossimo.

CERTEZZE

  • Atmosfera, premessa e senso di coinvolgimento
  • La possibilità di leggere l'altrui mente e quella di trasformarsi in drago sono due elementi originali
  • Bel sistema di combattimento e di progressione delle missioni

DUBBI

  • Graficamente piuttosto pesante
  • Un gioco complesso da valutare dopo una prova dell'intera esperienza offerta