Ranger all'assalto!  39

Siamo tornati virtualmente in Afghanistan con il nuovo provato di Medal of Honor

Versione testata: Xbox 360

Con l'uscita del gioco ormai imminente, direttamente negli studi DICE di Stoccolma, abbiamo avuto la possibilità di testare tre missioni della campagna single player di Medal of Honor realizzata da Danger Close, studio interno con base a Los Angeles di Electronic Arts. Due di queste erano totalmente inedite, mentre quella chiamata Gunfighter era la stessa giocata alla GamesCom di Colonia lo scorso agosto.

Rispetto per i soldati, autenticità e realismo, questo è il mantra recitato a gran voce dal barbuto Greg Goodrich, lead designer del gioco, e per quanto provato sembra che l'obiettivo sia stato raggiunto. La voglia di raccontare la vera storia dei soldati sul campo, mettendo in scena operazioni realmente accadute in Afghanistan, viene declinata narrativamente con missioni sequenziali l'un l'altra, in cui attraverso i Ranger, ma soprattutto grazie agli operatori d'elite del Tier 1, vedremo come le azioni di un gruppo influenzino l'altro.

Gita in montagna

La missione iniziale è immediatamente successiva al celebre primo filmato del gioco rilasciato, con i Ranger sotto attacco dopo essere sbarcati dai giganteschi Chinook. Subito dopo lo schianto di uno dei bestioni colpito da un rpg, i Ranger superstiti formeranno un gruppo per risalire la collina, avanzando metro per metro sotto il fuoco nemico per mettere fuori uso la postazione fortificata contraerea che tiene sotto tiro la vallata, impedendo il disimpegno della truppa, postazione che evidentemente non è stata eliminata dai Seal la notte precedente. Vedremo il gruppo poi risalire la brulla montagna, ripulire un villaggio e vista l'empasse di fronte alla postazione ben protetta richiamare un F-15 per fargli sganciare una bomba. Giusto il tempo di osservare la polvere depositarsi a terra e il gruppo ha continuato la sua missione scendendo a valle, per mettere fuori uso dei mortai, non prima però di superare un attacco nemico in quello che è sembrato il letto di un fiume. La missione è terminata in una piccola valle, con i Ranger bersaglio di una IED, ovvero una bomba improvvisata, fatta detonare via cellulare un secondo prima di fare irruzione in una capanna. Il gruppo decimato ha dovuto quindi sostenere il pesante contrattacco talebano con la capanna che pian piano è andata in pezzi, e solo dopo diversi minuti, e con le munizioni praticamente finite sono arrivati due Apache (quelli della missione Gunfighter) a mettere in fuga a colpi di razzi Hydra e mitragliatrice gli attaccanti.

L'ultima missione ci ha fatto provare finalmente l'altro lato della medaglia, impersonando i super soldati dei corpi speciali, due cecchini per la precisione, intenti a ripulire da un kilometro di distanza, il crinale di una montagna, luogo del prossimo assalto dei Ranger. Utlizzando quella specie di cannone portatile che è il Barret cal.50, munito di svariate ottiche, è stato piuttosto facile individuare rpg e mortai dall'altro lato della montagna, anche perchè l'intelligenza artificiale è sembrata poco reattiva nel cercare copertura dopo un colpo che ha messo più di un secondo per andare a segno. Poco male, visto che per cercare di limitare l'effetto da tiro al piccione, Danger Close ha pensato bene di inserire delle parti in cui ci siamo impegnati in precipitose fughe e imboscate ai danni di talebani troppo vicini alla nostra postazione. Gran finale poi con il supporto ai Ranger dalla lunghissima distanza, in un guazzabuglio di sagome bianche e nere grazie al visore termico.

Storia e scripting

Queste prime missioni passate con la campagna single player di Medal of Honor ci hanno praticamente rivelato quale sarà la cifra stilistica del gioco, che fuor di ogni dubbio è da ascrivere nel filone degli FPS iper scriptati e che lasciano poco spazio alla libertà di movimento del giocatore. Questo non è un male in senso assoluto, la voglia "didattica" di Electronic Arts di raccontare una storia è palese, e questo è indubbiamente il suo punto di forza.

L'immedesimazione, corroborata da una messa in scena cinematografica assolutamente epica, senza strafare in botti e esplosioni, ne guadagna decisamente, tutto sta a vedere quanto la varietà di situazioni delle missioni possa sublimare questa impostazione. Non ci soffermermeremo in questo articolo sulla missione dei due Apache, già abbondamente sviscerata a Colonia, quindi avendo presente, o meglio presumendo con una certa sicurezza come cambierà il gameplay nei panni di uno dei tanti tra i Ranger o in quelli più solitari del Tier 1 possiamo azzardare un primo commento sul gioco. Sia che si combattano le "battaglie campali" della truppa, sia che si giochi al gatto col topo talebano nei panni delle forze d'elite, l'impressione è che l'obiettivo autenticità e realismo sia stato raggiunto, quello del ritmo e dell'originalità un pò meno. Il più canonico e usuale gameplay dei Ranger, spazi aperti e molti soldati in azione fa da perfetto coltraltare a quello più defilato e silenzioso dei Tier 1. Se le peripezie dei Ranger sono sembrate ben scritte, con un susseguirsi di eventi rocamboleschi, quelle dei due cecchini non hanno offerto lo stesso mordente, nonostante le divagazioni delle imboscate, e hanno dato l'impressione di essere fin troppo guidate, in breve poco emozionanti e decisamente fredde.

Fog of war

Da un punto di vista tecnico l'Unreal Engine si trova perfettamente a suo agio con le montagne e le vallate afghane. Texture, modellazione ed effetti speciali, in particolar modo particellari e uno spettacolare HDR mostrano i muscoli in più occasioni, ma quello che è piaciuto di più è la perfetta ricostruzione "emozionale" del campo di battaglia. I primi momenti di confusione dopo l'imboscata talebana ai Chinook colpiti dagli rpg, con la visuale traballante, appannata dal fumo e dai detriti delle esplosioni, con i nemici che sparano a colpo sicuro da posizioni elevate sui soldati, rimarranno ben impressi nei nostri ricordi, anche perchè preceduti da un emozionante filmato fatto col motore del gioco, mezzo perfetto per immedesimarci ancora di più. Le uniche note dolenti riguardano, come scritto precedentenente, alcuni frangenti in cui l'intelligenza artificiale è sembrata poco efficiente, compensata comunque da un elevato numero di nemici a schermo, e da un level design ben articolato che ci ha visto sempre faticare per arrivare al check point successivo. In attesa del codice finale per la recensione e dandoci appuntamento al 24 settembre per il nostro resoconto sul multiplayer del gioco, possiamo dire di essere piuttosto soddisfatti di questo primo incontro corposo pad alla mano con Medal of Honor. Il gioco non vuole stravolgere, nè tantomeno rinnegare le sue origini, fatte di passione per la storia, quella con la S maiuscola e i suoi protagonisti, vedremo insomma se la doppia animima della campagna saprà perfettamente bilanciare due approcci molto diversi.

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La doppia Guida Strategica Ufficiale di Medal of Honor

Multiplayer.it Edizioni pubblicherà ben due guide di Medal of Honor.
La prima, è una normale guida da 208 pagine con mappe, segreti e approfondimenti anche della parte multiplayer.
La seconda guida da collezione, contiene una sezione extra di approfondimento e una copertina rigida per veri appassionati. Entrambi sono previste per l'uscita del gioco a metà ottobre e le trovate in tutti i negozi di videogiochi e online.

CERTEZZE

  • Storia e respiro epico garantiti
  • Tecnicamente ben fatto
  • Ranger e Tier 1, due approcci differenti

DUBBI

  • Da valutare sul lungo periodo l'invasività dello scripting
  • La missione Tier 1 provata era poco emozionante
  • Intelligenza artificiale in alcuni casi poco attenta