Battlefield per tutti  35

Electronic Arts e DICE, dopo Heroes, presentano il loro nuovo sparatutto in prima persona con formula free to play

Nonostante gli ottimi risultati di vendita del recente reboot di Medal of Honor, Electronic Arts sembra aver trovato in Battlefield il giusto marchio per declinare il genere degli sparatutto in prima persona in ogni sua possibile sfumatura: a Bad Company 2 seguirà a breve un'espansione a tema vietnamita mentre il terzo capitolo della serie originale è ufficialmente in sviluppo e già si sta parlando di beta, con l'iterazione free to play online, Heroes, che a circa due anni dal suo rilascio consta sei milioni di utenti registrati - il che ovviamente non vuol dire giocanti né, men che meno, paganti.

Ora, proprio a partire da quest'ultimo successo e proseguendo l'ampliamento dell'offerta veicolata dalle microtransazioni su PC, lo sviluppatore DICE si è messo d'impegno per creare qualcosa di ibrido che mescolasse diversi elementi di tutto il lavoro fatto sul suo marchio di maggior successo, dal 2005 ad oggi. Il risultato è questo Battlefield Play4Free, visto e provato brevemente nel corso dell'EA Winter Showcase tenutosi di recente in quel di Londra.

Sparacchino fritto misto

Messi al cospetto dei dati nudi e crudi, è difficile non vedere Battlefield Play4Free come un'operazione di riciclo del materiale precedentemente sviluppato: il motore è una versione aggiornata di quello di Battleflied 2 con cui il titolo condivide anche le mappe - riviste per venire incontro a esigenze di game design più moderne, come nel caso di una maggior enfasi data agli spazzi aperti - e l'uso intensivo dei mezzi che tornano a vedere tra i protagonisti i jet, mentre le classi, le armi, le due fazioni e i gadget sono permutati da Bad Company 2, lasciando al sistema di crescita, fondato sull'unione dei punti esperienza e dell'acquisizione di una serie di abilità, l'onore di fare riferimento a Heroes. Insomma un ambiente competitivo realizzato con poca spesa e sperando di portare a casa tanto guadagno, giusto? In un certo senso ma non del tutto, perché se è vero che si è attinto in modo estensivo a quanto già rilasciato, è piacevole notare come parecchie rifiniture e nuove idee siano state apportate. Il motore di gioco, ad esempio, è stato scelto per non appesantire eccessivamente l'azione, rendendosi leggero a sufficienza da girare su PC datati, ma è stato arricchito con la presenza di alcuni effetti come il del depth of field e la grana così detta cinematografica, per rendere i colori e quindi l'immagine nel suo complesso un po' più sporchi. Sulla mappa ultra classica di Strike at KarKand, il risultato è parso buono e la polverosa aria mediorientale ben più moderna rispetto a quella respirata cinque anni or sono.

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Tutto il processo di evoluzione e caratterizzazione estetica del proprio personaggio non poteva che essere tenuto in grande considerazione visto il duplice compito che avrà: da una parte intrattenere quanto più a lungo possibile, dall'altra far spendere qualche soldo a quel (quasi) giocatore ogni dieci che, statisticamente, compra oggetti all'interno dei titoli free to play. Nel primo caso sono stati creati una serie di alberi pieni di abilità con cui migliorare a mano a mano l'alter ego, simulando - a quanto detto in fase di presentazione - i passaggi della carriera militare.

Nel secondo ci saranno due valute con cui acquistare abbellimenti estetici o potenziamenti in grado di "dopare", ad esempio, la quantità di esperienza acquisita pur senza influenzare in modo diretto le sorti della partita. I soldi ottenuti giocando e quelli comprati sotto forma di microtransazioni non è ancora chiaro se attingeranno allo stesso negozio virtuale ma, comunque si decida alla fine di muoversi, l'importante sarà mettere l'utente di fronte alle due possibilità: una lunga scalata a suon di partite, uccisioni e morti, oppure un percorso relativamente più breve al prezzo di un modesto esborso di denaro. Poco ancora è noto a proposito delle modalità se non che, nel caso di quella da noi provata, ci sarà una rivisitazione del classico cattura la bandiera e non mancheranno i tradizionali deathmatch, sempre e comunque ponendo la massima enfasi sul gioco di squadra. L'instabilità del server adibito al test non ci ha permesso di andare oltre lo sparo di alcuni colpi ma la sensazione è quella che il gameplay sia solidamente poggiato su basi classiche, ottime per fondare un ambiente competitivo longevo. Il rilascio ufficiale è previsto per il 2011 ma entro la fine dell'anno sarà possibile giocare alla beta, previa registrazione sul sito ufficiale. Per allora torneremo a parlarne anche noi con un nuovo e più dettagliato provato.

Immersi nella giungla

Tra i monitor installati nello spazio che ospitava l'EA Winter Showcase, non mancavano alcune postazioni dedicate a Battlefield Bad Company 2: Vietnam. Il pacchetto necessiterà dell'originale per essere installato e conterrà quattro nuove mappe e una ventina tra armi e mezzi inediti, ricollocando gli scontri multigiocatore tra le verdi foreste che già una volta furono scelte come setting da DICE, per Battlefield: Vietnam. A tal proposito vedremo alcuni piacevoli ritorni, come una versione rivisitata di Cambogian Incursion, in aggiunta ad ambientazioni del tutto inedite. La principale addizione all'arsenale dovrebbe invece essere il lanciafiamme che, nella sua particolarità, promette nuove meccaniche al già sofisticato insieme di situazioni che Bad Company 2 offre. L'uscita è prevista, unicamente in formato digitale, per l'inverno prossimo al prezzo di 15 euro circa.

CERTEZZE

  • Un mix di quanto visto in tutti gli ultimi Battlefield
  • Giocabile in modo del tutto gratuito, volendo
  • Leggero e scalabile

DUBBI

  • Non si intravedono idee o spunti innovativi
  • Tecnicamente non tiene il passo dei prodotti commercializzati in modo tradizionale
  • Il sistema a microtransazioni resta lontano dai gusti di moltissimi utenti occidentali