Gli occhi del pilota  58

Niente più polizia alle calcagna, al massimo qualche solerte commissario di pista!

Versione testata: Xbox 360

Gli ultimi due anni per il franchise corsaiolo di Electronic Arts, Need For Speed, sono stati davvero pieni di impegni, non solo da un punto di vista delle uscite quanto per la nascita di IP nuove di zecca. Ad inaugurare questo nuovo trend fu il simulativo Shift nel 2009, seguito (a ruota) dal cartoonesco Nitro per Wii e DS e dall'MMO World, totalmente online su PC.

Lo scorso novembre abbiamo giocato a guardie e ladri con Hot Pursuit di Criterion, mentre ora è tempo, grazie al lavoro di Slightly Mad Studios, di tornare su piste ufficiali e tracciati cittadini con Need For Speed Shift 2: Unleashed. La ricerca di un approccio simulativo è il punto forte del gioco, verificabile non solo nel modello di guida, quanto nella feature visiva più peculiare del titolo, ovvero la visuale dagli occhi del pilota, resa ancor più realistica rispetto al precedente capitolo, e quindi ancor più ostica da "domare".

Ritmo indiavolato

Per chi si fosse messo all'ascolto solo ora, non si sta parlando del solito punto di vista dall'abitacolo con telecamera fissa, immune dagli scossoni della pista. Qui si entra nel casco del pilota, direttamente nei suoi occhi. Tutte le sollecitazioni a cui il corpo viene sottoposto durante una gara sono state qui riproposte in tutta la loro pericolosità. La testa viene sballonzolata a destra e sinistra violentemente a causa degli urti e delle forti decelerazioni, il centro della pista viene messo a fuoco mentre il cruscotto è sfocato, la visiera si appanna ai lati. E quando si ha un incidente, lo schermo vira in bianco e nero, rendendo di fatto inutilizzabili per qualche secondo la linea di traiettoria, sempre se attivata. Più in generale tutto quello che ci aveva fatto amare/odiare questa visuale due anni fa è stato reso se possibile ancora più realistico e di conseguenza più difficile da padroneggiare. Giocare con questa attivata ci regala sensazioni forti e impareggiabili, ma per fortuna non imprescindibili per godere appieno dell'esperienza di gioco. La prima cosa da fare al momento di scendere in pista è quella di scegliere il grado di simulazione. Need For Speed Shift 2: Unleashed ci mette subito alla prova con una gara veloce di una certa difficoltà per saggiare le nostre capacità e impostare in automatico come e quanto simulativo debba essere il gioco, ma in ogni momento, mettendo in pausa, possiamo agire su diversi parametri.

Gli occhi del pilota

Oltre al livello di difficoltà è possibile regolare sterzata e frenata assistita, così come ABS, il controllo di trazione e di stabilità e l'incidenza dei danni. Il modello di guida, provando le configurazioni più disparate, da quelle più "arcade" a quelle più simulative, ha dato l'impressione di essere il giusto compromesso tra accessibilità e realismo. Ovvio però che un gioco del genere si apprezza maggiormente se giocato con meno aiuti possibili, vista anche l'ampia possibilità di tuning offerta. Accendere e spegnere le varie assistenze alla guida porta a sostanziali differenze di comportamento, cosa molto tangibile quando si è alla guida delle vetture più performanti, senza però eccedere in abbassamenti drastici della difficoltà. Cinquecento cavalli a trazione posteriore sono difficili da domare con o senza traction control, insomma.

Sportellate a go-go

Buona ma da approfondire in sede di recensione ci è sembrata la resa dei danni. Innanzitutto è possibile scegliere se implementarli del tutto, compresi quelli meccanici o no, o se limitarsi a quelli estetici. Gli urti più disparati non sono sembrati sempre coerenti con la gravità dell'incidente messo in scena. Ci sono voluti diversi e ripetuti scontri per giungere ad un deciso sbandamento della vettura, così come solo dopo frontali fin troppo decisi abbiamo perso una ruota. E sempre parlando di urti bisogna spendere due parole sulle routine dell'intelligenza artificiale. I piloti avversari lottano e sbagliano, e non è raro vedere nei tracciati più stretti vetture ferme o in fase di ripartenza nei pressi delle curve più difficili. Di conseguenza tendono molto a toccarci, con le conseguenze fin troppo realistiche di finire troppo spesso in testa coda, soprattutto nelle fasi iniziali di bagarre.

Tanto realismo (o estrema dedizione alla traiettoria "standard") che può sfociare però in frustrazione. Abbiamo quindi potuto dare uno sguardo alla progressione della carriera e al sistema di tuning e personalizzazione della vettura. L'avanzamento tra le numerose competizioni avviene con l'acquisizione dei punti esperienza, e non solo con il semplice vincere le gare. Oltre al piazzamento si guadagano PE (come sono chiamati nel titolo) in base a come si è condotta una gara, a quante curve si è "dominato", ovvero guidate alla perfezione, ai giri in testa e al seguire la traiettoria ideale. La somma dei punti ci fa salire di livello sbloccando nuove competizioni e facendoci guadagnare denaro da investire in nuove vetture e parti per l'elaborazione. Le competizioni sembrano essere molte: oltre alle tamarrissime gare di derapata, abbiamo gare contro il tempo, ad invito, tornei di auto storiche (anni '80 e '90), ad eliminazione e molte altre. Alto anche il numero dei tracciati, tra reali ed inventati e relative modifiche. Accanto a Monza, Donington, Brands Hatch, Zolder, Brno, Spa e la mitica NordSchleife troviamo tutta una serie di piste inventate caratterizzate da un track design spesso di grande livello. Tra i tracciati meno celebri al grande pubblico troviamo l'australiano Mount Panorama, anche conosciuto come Bathurst, una pista che al crepuscolo farà venire i brividi con le sue sezioni velocissime e le parti lente che non hanno nulla da invidiare al cavatappi di Lacuna Seca.

Ti batto!

Decisamente numerose sono anche le possibilità che il sistema di messa a punto offre. Le parti passibili di modifica sono molte, basta dire che il motore ha ben otto sotto sezioni in cui spendere i sudati guadagni. Oltre ad alberi a camme, marmitte, filtri e via dicendo possiamo giocare al meccanico impegnandoci con i freni, la carrozzeria, le sospensioni, la trasmissione e gli pneumatici. Una volta messa a punto la vettura abbiamo la possibilità di salvare la configurazione, impostando dei particolari filtri per accomunarla a uno o più tracciati o a particolari tipologie di pista. Con ancora il comparto online non molto popolato abbiamo potuto solo scalfire in superficie le diverse tipologie di gioco offerte dalle modalità multiplayer, che comunque sono numerose, però abbiamo potuto vedere all'opera l'Autolog, già visto in Hot Pursuit. Questo ci permette di tenere sott'occhio la progressione di gioco dei nostri amici, e quindi di avere sempre a portata di mano (e di comparazione) i nostri tempi e i loro. In quest'ottica ad ogni avvio Shift 2 ci avviserà chi ha battuto cosa, dandoci la possibilità di scendere subito in pista per riprenderci quel record che ci è stato sottratto. Una implementazione davvero utile per aumentare a dismisura la longevità del titolo e che scatenerà furiose lotte sul filo dei decimi di secondo. In definitiva questo lungo incontro pad alla mano con Need For Speed Shift 2: Unleashed ci ha lasciato sensazioni positive. Alcune cose ci sono piaciute più di altre: il modello di guida ci è sembrato azzeccato e scalabile il giusto, mentre non sempre coerente ha dato l'impressione essere quello dei danni. Molto è da scoprire riguardo al comparto multiplayer, per ora le diverse tipologie di gioco presenti sembrano garantire buona varietà alle competizioni.

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CERTEZZE

  • La visuale dal casco è sempre eccezionale quanto ostica
  • Simulativo ma non estremo
  • Cambiamenti alla Carriera
  • L'Autolog può essere un boost significativo per il single player

DUBBI

  • I danni danno l'idea di essere a volte troppo permissivi
  • Intelligenza artificiale aggressiva: testacoda garantiti
  • Molte novità sul versante multiplayer ma tutte da scoprire