Assembla il tuo PC Extreme Edition  87

Una puntata speciale dedicata alla realizzazione di un PC di fascia alta, con una descrizione dettagliata della componentistica e la guida all'assemblaggio

Assemblare un sistema ad alte prestazioni può essere un compito impegnativo, sia dal punto di vista economico che per la selezione della componentistica. Tralasciando sin da subito le solite, e peraltro sensate, osservazioni sull'utilità di un PC di questo tipo (prezzo eccessivo, relativa scarsa longevità, difficoltà nel reperire e nel rivendere successivamente l'hardware) la prima scelta da farsi riguarda la CPU a cui seguono tutta una serie di altre piccole e grandi decisioni che non si limitano certamente alla scheda video. Con il seguente articolo abbiamo approfittato della necessità da parte di chi scrive di assemblarsi un nuovo sistema di fascia altissima, per mettere per iscritto sia le componente scelte - e i motivi per cui lo sono state - sia il loro assemblaggio.
Precisiamo ancora, per evitare commenti inopportuni, che in nessun modo suggeriamo questa configurazione come quella necessaria per giocare su PC. Né ovviamente quella minima o quella preferibile. Fatta questa doverosa puntualizzazione, sotto con la lista delle componenti...

Il processore - Intel Core i7-2600K

Come noto AMD e Intel si spartiscono il mercato: il colosso statunitense ha presentato all'inizio dell'anno la famiglia di processori Sandy Bridge che, pur essendo indirizzati alla fascia cosiddetta mainstream del mercato, hanno sin da subito rivelato potenzialità ben superiori a qualsiasi altra soluzione disponibile. Per questo motivo la nostra scelta è ricaduta sul modello di punta, il Core i7-2600K: con la frequenza di clock a 3,4 GHz di base (che tocca i 3,8 GHz in modalità Turbo Boost) e 8 Mbyte di cache di terzo livello, questa unità, dotata di moltiplicatore sbloccato (come suggerisce il suffisso K), grazie anche al processo produttivo a 32nm, può toccare con estrema facilità i 4,6 GHz, surclassando così anche i ben più costosi Core i7-990X appartenenti alla precedente generazione.

Il dissipatore - Cooler Master V6GT

Per non incorrere in problemi di surriscaldamento è necessario sostituire il minuscolo dissipatore "boxed" di Intel con una soluzione più performante. In questo settore c'è solo l'imbarazzo della scelta, e la decisione è quanto mai soggettiva: aziende come Noctua, Scythe, Thermalright e Zalman hanno in listino degli ottimi prodotti, che garantiscono notevoli livelli di refrigeramento del processore e basse rumorosità di funzionamento. Per il nostro sistema abbiamo scelto il Cooler Master V6GT, che unisce prestazioni al vertice della categoria con un look estetico eccezionale. Questo dissipatore, dotato di 6 heatpipe a V (da cui il nome), presenta due ventole laterali da 12mm ed è caratterizzato da un led multicolore sulla cover superiore che lo rende estremamente scenografico. Il V6GT ha garantito temperature di esercizio sensibilmente inferiori rispetto allo standard: anche a pieno carico il nostro processore, portato a 4,2 GHz di frequenza, non ha superato la soglia dei 65 °C, a riprova dell'ottimo lavoro svolto dalla società taiwanese. Unico piccolo neo la rumorosità delle ventole in idle, leggermente superiore alla concorrenza.

La RAM - 16 GB Silicon Power DDR3 1333

Passando alla memoria di sistema abbiamo ritenuto di puntare su una generosa quantità di RAM: 16 Gbyte suddivisi in quattro banchi che sono andati ad occupare tutti gli slot disponibili sulla scheda madre. Questa scelta è giustificata sia dalle infinitesimali differenze prestazionali tra moduli DDR3 (come ottimamente documentato da HardwareUpgrade e bitTech), sia soprattutto dall'architettura di Sandy Bridge. Per aumentare la frequenza della CPU infatti non è più possibile agire sul FSB (se non con ritocchi ridottissimi e correndo comunque l'elevato rischio di rendere il sistema instabile), ma solamente sul moltiplicatore e sul voltaggio del processore. Di conseguenza la RAM non viene "toccata" dall'overclock: in queste condizioni l'acquisto di più costosi moduli con frequenze non standard (Intel garantisce ufficialmente solo memorie fino a 1333 MHz) diviene ingiustificato. A queste riflessioni possiamo aggiungere anche un ulteriore elemento pratico: solitamente le RAM più spinte vengono raffreddate con degli heatsink che potrebbero creare, nel nostro caso, problemi di installazione con il dissipatore di Cooler Master. Un motivo in più per giustificare la scelta di puntare sui moduli DDR3 1333 di Silicon Power, azienda (ovviamente) di Taipei, la cui affidabilità abbiamo imparato ad apprezzare nel corso degli anni.

La scheda madre - MSI Big Bang-Marshal
Il Core i7-2600K utilizza il socket LGA 1155, che viene governato dal chipset P67, e la mainboard che maggiormente si è distinta per ricchezza di dotazione e capacità di overclock è la MSI Big Bang-Marshal (B3), da noi approfonditamente recensita qualche giorno fa.

Il case e l'alimentatore - Cooler Master HAF X e Cooler Master Silent Pro Gold 1200W

Il prodotto di MSI adotta il form factor XL-ATX: non sono molti i case che possono ospitare una mobo di queste dimensioni, e in questa ristretta cerchia la nostra scelta è caduta sul case Cooler Master HAF X, un vero e proprio gioiello di progettazione che abbiamo avuto la possibilità di provare e recensire, unitamente alla PSU Cooler Master Silent Pro Gold 1200, su queste stesse pagine qualche settimana fa. La scelta di un alimentatore con un wattaggio così importante è giustificata dall'ingente fabbisogno energetico del sistema, gravato dalla presenza di due schede video in configurazione SLI.

Le schede video - MSI N580GTX Lightning SLI

La scelta del sottosistema grafico è di certo una delle più delicate: in questo caso infatti sia Nvidia che AMD dispongono di una gamma di prim'ordine, in grado di rivaleggiare al vertice delle prestazioni. Abbiamo volutamente escluso configurazioni a più di due GPU (come lo SLI di GeForce GTX 590 o il CrossFireX di Radeon HD 6990), principalmente la criticità di scalabilità: è ampiamente documentato che non sempre gli applicativi ludici traggono beneficio dalla presenza di più di due core grafici, risultando in alcuni (limitati) casi addirittura meno performanti di soluzioni di fascia media. Con queste considerazioni sul tavolo sorge dunque una seconda domanda: meglio una singola scheda con due GPU o due schede a singola GPU? La risposta è abbastanza scontata: per quanto la Radeon HD 6990 sia la VGA a singolo PBC più veloce del mercato non riesce a competere con una configurazione SLI di GeForce GTX 580. MSI in particolare propone una versione ulteriormente potenziata di queste schede: le mostruose N580GTX Lightning che abbiamo sviscerato nel nostro speciale e che in modalità SLI rappresentano il non plus ultra per l'hardcore gamer.

La scheda audio - Creative Sound Blaster X-Fi Titanium HD

Come scritto nella recensione della Big Bang-Marshal l'unico appunto che si può muovere all'eccellente prodotto di MSI è rappresentato dal sottosistema audio integrato, affidato al chip Realtek che può emulare le librerie EAX 5 di Creative via software. Un risultato non adeguato ad un sistema del nostro calibro, ed è questo il motivo per cui abbiamo deciso di affidare alla nuova Creative Sound Blaster X-Fi Titanium HD il compito di gestire il sottosistema audio. Non deve preoccupare il fatto che sia disponibile con connessione PCI-Express 1x, visto che gli slot "lunghi" di cui è fornita la scheda madre possono ospitare tranquillamente anche device "corti" come quello di Creative. In questo caso la nostra scelta è stata dettata sia dai numerosi riconoscimenti che questo prodotto ha saputo raccogliere, sia per una soddisfacente esperienza personale: naturalmente le alternative non mancano, soprattutto considerando Azuentech e Asus (giusto per citare due tra i nomi più famosi, senza voler far torto a nessun altro), tuttavia dobbiamo ammettere che la X-Fi Titanium ci ha catturati dal primo ascolto e riteniamo di poterla consigliare a qualsiasi appassionato (e non solo di videogame) senza alcuna riserva.

Il disco primario - OCZ Vertex 3 240 GB

Entrando nel campo delle unità di archiviazione di massa il terreno diventa ancor più infuocato. Ovviamente una soluzione SSD è imprescindibile per chiunque desideri realizzare un sistema ad alte prestazioni: le differenze con i classici dischi rigidi sono troppo marcate per pensare di potersi affidare ancora ad unità pur valide come il Western Digital Velociraptor che rappresenta l'eccellenza della vecchia tecnologia. La società SandForce, produttrice di chipset per dischi allo stato solido, pur con una storia molto breve, si è imposta negli ultimi mesi con i propri controller giunti recentemente alla seconda generazione, che rispetto alla precedente supporta lo standard SATA3. Le unità che utilizzano questi processori sono di gran lunga le più veloci sul mercato, e tra queste spicca l'OCZ Vertex 3, attualmente disponibile in tre tagli: da 120, 240 e 480 Gbyte. Abbiamo optato per il modello intermedio per le prestazioni (il transfer rate è di 520 Gbyte/sec), ma anche l'unità entry-level è egualmente veloce. La scelta è stata molto dura soprattutto perché, in termini puramente velocistici, un altro prodotto di OCZ, il RevoDrive x2 , risulta migliore del nuovo Vertex 3. Si tratta di una scheda PCI-Express 4x che presenta 4 controller SandForce di prima generazione per configurare quattro gruppi di memorie SSD in RAID0. I punti deboli che hanno fatto perdere la competizione al RevoDrive sono dati dall'obsolescenza dei processore di SandForce (i nuovi hanno dimostrato di essere decisamente più prestanti), dalla minor semplicità d'utilizzo visto che naturalmente è necessario, in fase di installazione del sistema operativo, appesantire la procedura con la selezione dei driver dedicati (il sistema non riconosce come memoria di massa la scheda PCI) e dalla mancanza della funzionalità TRIM, che come noto non è compatibile con la modalità RAID. Un'ulteriore considerazione che ha fatto scartare la scelta del RevoDrive è che l'utilizzo di un ulteriore slot PCI-E 8x avrebbe ridotto le linee elettriche per le schede video. Un'eccellente alternativa al prodotto di OCZ è il Crucial m4, un'unità SSD con interfaccia SATA3 prodotta da Micron, azienda collegata alla stessa Intel, che utilizza un controller proprietario e che è in grado di rivaleggiare con il Vertex 3 nella maggior parte dei test.

Il disco secondario - Seagate Constellation ES 2TB

I dischi rigidi comunque non hanno ancora le ore contate: 240 o anche 500 Gbyte sono decisamente troppo pochi per chiunque disponga di una certa collezione di foto, mp3 o filmati che è bene tenere separati dal sistema operativo. Più che alle prestazioni anche in questo caso meglio puntare sull'affidabilità: un consiglio potrebbe essere quello di impostare in mirroring (RAID1) due dischi, in modo da avere una copia di salvataggio "in tempo reale" se una delle unità dovesse smettere di funzionare. La scheda Marshal viene in aiuto anche in questo caso, visto che dispone di un controller JMicron che permette di gestire array di due dischi e supporta l'interfaccia SATA3. In questo modo evitiamo di dover impostare in modalità RAID il controller del P67, che come detto disabiliterebbe la funzione TRIM dell'SSD principale. Il mercato dei dischi rigidi tradizionali è arrivato oramai alla maturità e a livello di affidabilità i maggiori costruttori si equivalgono, quindi l'esperienza personale può giocare un ruolo decisivo nella scelta di un prodotto piuttosto che di un altro. Da par nostro ci sentiamo di indicare due marchi come Hitachi e Seagate, e di non lesinare sulla capacità di archiviazione, dirottandosi su tagli da almeno 1,5 Tbyte. In particolare l'unità Constellation ES 2TB ci è parsa una buona soluzione grazie al supporto SATA3 e ai 64Mbyte di cache.

L'unità ottica - LG BH08LS20

L'unità ottica nel corso degli anni ha perso progressivamente di importanza: soprattutto col digital delivery sta venendo sempre meno il bisogno di affidarsi a supporti fisici per archiviare i propri giochi. Tuttavia un masterizzatore blu-ray disc è una scelta obbligata per un vero appassionato di hardware. Anche in questo caso la scelta è ampia e la maggior parte dei grandi marchi (Samsung, Sony, HP, Pioneer e LiteON) offre prodotti validi dal punto di vista dell'affidabilità. Come per i dischi rigidi possiamo affidarci all'esperienza personale, che nel nostro caso ci ha fatto propendere per l'unità LG BH08LS20, in grado di masterizzare tutti i principali formati.

L’assemblaggio

Una volta scelta la componentistica per il nostro sistema (non tralasciando altri elementi la cui presenza può essere determinante per certi utenti, come il sintonizzatore TV o una scheda di rete wi-fi) è possibile passare alla fase assieme più delicata e gratificante, quella dell'assemblaggio. Un sistema particolare come quello sopra elencato richiede una maggiore attenzione proprio perché verrà utilizzata della componentistica che spesso si discosta dagli standard del mercato. Le dimensioni delle schede video, ad esempio, ci hanno costretto a sacrificare alcune caratteristiche interessanti del case Cooler Master HAF X (come il VGA duct discusso nella recensione), così come i quattro attacchi di alimentazione della Big Bang-Marshal hanno richiesto un impegnativo lavoro di cablaggio.

Come prima cosa è opportuno estrarre dalle scatole tutto l'hardware e posizionarlo (ad eccezione del case, che per il momento resterà a terra) su di un tavolo libero. Un consiglio è quello di togliere dalle confezioni CD dei driver e manuali: i primi andranno riposti in un apposito raccoglitore mentre i secondi dovranno essere tenuti a portata di mano per eventuali consultazioni. Per motivi di garanzia è opportuno conservare gli imballaggi, che potranno essere riposti all'interno della scatola del case per risparmiare spazio. Iniziamo quindi a lavorare su mainboard, CPU, dissipatore e RAM, mettendo da parte il resto. Il primo passo è quello di alloggiare il processore nel socket; successivamente si potrà passare all'installazione del dissipatore. L'operazione può essere un po' laboriosa, soprattutto perché sarà necessario fissare la piastra metallica del Cooler Master V6GT sul retro della scheda. Una volta assicurata sarà possibile ricoprire la superficie della CPU con della pasta termoconduttiva, stendendola magari con l'utilizzo di una carta di credito non più valida, ricordandosi sempre che la superficie della cpu va coperta interamente ma con uno strato di pasta il più leggero possibile; solamente a questo punto bisognerà fissare il dissipatore. Come ultimo passo installeremo i banchi di RAM. Per il momento il lavoro sulla scheda madre è terminato. Passiamo quindi al case: consigliamo anzitutto di procedere montando l'alimentatore, poi in sequenza, dall'alto verso il basso, l'unità ottica, gli hard disk ed eventuali altri accessori "frontali" (card reader, rehobus, ecc), ed infine la mascherina per la scheda madre. Per il momento non tocchiamo alcun cavo. Studiando i fori sulla mainboard sarà possibile a questo punto montare sulla piastra del case gli appositi piloncini che serviranno a fissarla. La procedura di fissaggio è molto delicata perché si può correre il classico rischio di "non centrare il buco" e di danneggiare alcune parti del circuito stampato, per cui è bene armarsi di pazienza e soprattutto di un ambiente ben illuminato. Il grosso del lavoro sembra essere fatto, visto che mancano all'appello solo le schede video e audio; in realtà il bello deve ancora arrivare, perché uno dei momenti più noiosi ed impegnativi è quello del cablaggio.

Consigliamo di attaccare in prima battuta le connessioni frontali (come le uscite USB, i led di funzionamento sistema e HDD, ecc) e di proseguire con i cavi SATA che collegano masterizzatore e hdd alla scheda madre, partendo come sempre dall'alto. Cerchiamo di sfruttare la configurazione del case HAF X, dotato di apposite guide, per mantenerne ordinato l'interno. Aiutiamoci anche con delle fascette di plastica, consapevoli del fatto che potrebbe essere necessario variarne la disposizione in corso d'opera. È arrivato il momento di installare schede video e scheda audio: si tratta di un'operazione molto semplice. Non dimentichiamo, considerando la natura del nostro sistema, di unire le due VGA con gli appositi ponticelli per far funzionare correttamente la modalità SLI. Manca ancora il cablaggio dell'alimentatore. Consigliamo di iniziare con gli attacchi della scheda madre, poi quelli per le schede video ed infine, quelli per masterizzatore e hard disk. Si tratta naturalmente di indicazioni di massima, poiché man mano che si procede potrebbe essere necessario rivedere la disposizioni di alcuni cavi per ridurne al minimo l'ingombro. Sarà quasi impossibile, in un sistema come questo, fare in modo che nessun collegamento passi sopra la scheda madre: è importante non farne un dramma e soprattutto tenere sempre a mente il flusso d'aria interno al case, per evitare che possa venire ostacolato. Prima di chiudere il case con le paratie proviamo ad accendere il PC e a verificarne il corretto funzionamento: potrebbe essere che qualche cavo si sia allentato durante l'assemblaggio senza che ce ne accorgessimo, e gli errori non tarderanno a comparire.