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Uno dei generi più in espansione quello dei Multiplayer Online Battle Arena, che cerchiamo di racchiudere in questa "guida al gioco"

Il mondo dei videogiochi è pieno zeppo di abbreviazioni: FPS, TPS, GDR, MMORPG... quasi tutti i generi sono indicati da una sigla specifica facile da riconoscere e ricordare. L'ultimo genere ad essersi guadagnato un acronimo è quello dei MOBA (Multiplayer Online Battle Arena), un peculiare derivato degli strategici in tempo reale nato da una famosissima mod di Warcraft III: Defense of The Ancients, DOTA per gli amici. Questa neoarrivata tipologia di videogame unisce alcuni elementi già visti a delle caratteristiche uniche che la distinguono dalla massa. Innanzitutto si tratta di giochi multiplayer a squadre, spesso totalmente privi di una componente in singolo. Secondo elemento distintivo è la possibilità di scegliere tra molteplici eroi dotati di abilità variabili, che salgono di livello durante le partite e che vanno gestiti all'incirca come i protagonisti di un gdr hack n' slash. Terza e forse più importante proprietà: questi titoli sono mostruosamente competitivi e in grado di far imbellire un giocatore come una biscia calpestata. Scherzi a parte, i MOBA sono quasi sempre estremamente elitari, richiedono ore e ore di pratica per essere padroneggiati a dovere e puntano moltissimo sull'agonismo degli utenti. Da bravi internauti, chi ci legge saprà sicuramente che "agonismo" online di solito si traduce in "furia, violenza e assalti verbali", tutte cose che vengono fortemente accentuate in una sfida a squadre dove gli errori di un singolo membro possono portare facilmente alla sconfitta dell'intero team. Considerata la loro natura, è difficile credere che questi giochi possano attirare tra le loro spire milioni di videogiocatori... eppure è così, al punto che varie software house fondate solo qualche anno fa sono riuscite a guadagnare in poco tempo vagonate di dollari puntando sui DOTA-like. Con questo articolo vogliamo darvi una prima panoramica sulle peculiarita dei principali MOBA attualmente in circolazione, su alcune interessanti varianti e su quelli che verranno nei mesi a venire.

Tutte le strade portano a DOTA

Come abbiamo precisato nel paragrafo precedente, il papà dei MOBA è uno scenario custom di Warcraft 3 chiamato Defense of The Ancients. Creato nel lontano 2003 da un misterioso utente noto come "Eul", lo scenario fu successivamente aggiornato e migliorato da Steve Feak, alias "Guinsoo", e il suo successo portò in poco tempo alla nascita di un sito dedicato, creato e gestito da Steve "Pendragon" Mescon. Lo sviluppo del gioco passò infine nelle mani di un imperscrutabile sviluppatore di nome Abdul "Icefrog" Ismail, che vi aggiunse molte altre features ed eroi. Tutti questi individui hanno in seguito avuto un'importanza fondamentale nel trasformare il genere in un fenomeno di costume. Non solo DotA L'idea di fondo è semplice ma brillante: due squadre composte da 5 eroi ciascuna si affrontano in una mappa perfettamente simmetrica con visuale dall'alto, che si snoda in tre vie principali protette da torrette difensive e ondate continue di unità. Lo scopo finale è la distruzione di una grossa struttura situata nel campo base dei due team. I giocatori selezionano un eroe tra una lista di quasi 100 personaggi differenti e cercano di guadagnare terreno distruggendo torri e truppe avversarie e proteggendo le proprie. Uccidendo le unità e gli eroi nemici si guadagnano punti esperienza, che permettono di salire di livello e di acquisire nuove abilità, e oro necessario ad acquistare oggetti in grado di potenziare i personaggi. In caso di morte si ritorna al proprio quartier generale dove si è costretti a rimanere per qualche secondo prima di poter tornare in battaglia. Demolire la base dei rivali non è impresa da poco, e per questo motivo le partite di solito durano oltre 30 minuti. La natura di mod gratuita di DOTA e il suo curioso gameplay portò in poco tempo alla formazione di una comunità di giocatori immensa. Il boom fu tale da spingere moltissimi programmatori, tra cui anche gli sviluppatori originali, a buttarsi in nuovi progetti basati su di esso. Il sito ufficiale è fonte di innumerevoli informazioni.

LoL bene chi LoL ultimo

Il buon Steve "Feak" Guinsoo aveva dato uno scossone al mondo videoludico con DOTA Allstars, ma decise ugualmente di abbandonare la sua creatura, ormai datata. C'era bisogno di un discendente che espandesse e migliorasse la formula originale. Per crearlo Feak fondò nel 2006 una piccola software house con base in California di nome Riot Games. Il nostro riuscì a coinvolgere nel progetto alcuni ex sviluppatori Blizzard, e diede il via alla creazione di League of Legends. Il nuovo pargolo venne lanciato nel 2009, fu acclamato da critica e pubblico e conquistò in poco tempo una comunità estesa ed affezionata. Non solo DotA Da molti considerato il vero erede di DOTA, LoL è un free to play che aggiunge al suo predecessore uno sviluppo dei personaggi basato su rune permanenti, eroi nuovi di pacca, un negozio in game per acquistare guerrieri e rune - sbloccabili sia pagando, sia con token ottenibili completando le partite - un comodo tutorial, un sistema di abilità facile da assimilare e una mappa unica che vede affrontarsi team da 3 o 5 persone. Supportata da una mandria di giocatori, Riot ha ottenuto guadagni non indifferenti ed ha avuto modo di migliorare sostanzialmente la sua creatura, facendo sparire molti dei bug legati al client di gioco, inserendo le partite classificate, ribilanciando di continuo gli eroi ed introducendo svariate opzioni aggiuntive per eliminare i problemi principali del genere. Per farvi un esempio, i ragequitter (giocatori che abbandonano le partite in preda alla rabbia quando la loro squadra è in difficoltà) ora possono venir bannati grazie ad un "tribunale" istituito dagli utenti e, per coloro che vogliono testare a dovere gli eroi, è possibile giocare contro dei bot guidati dall'intelligenza artificiale. Oggi League of Legends conta più di 75 personaggi, Riot Games lo ha inserito facilmente nel mondo degli E-Sports e pianifica di rinnovarne completamente la veste grafica in futuro. Qui il sito ufficiale.

Gli eroi di Newerth sono alquanto familiari

Era solo questione di tempo prima che qualcuno a parte Riot cavalcasse l'onda di DOTA. I secondi ad uscire con un titolo fortemente ispirato alla mod di Warcraft 3 sono stati i ragazzi di S2Games, anch'essi situati in California. Il loro Heroes of Newerth però è arrivato accompagnato da una grossa controversia riguardante Icefrog. Pare infatti che l'eccentrico sviluppatore abbia collaborato segretamente con la casa di sviluppo dopo aver lasciato il sito Dota Allstars, senza informare nessuno della partnership, neppure Pendragon che invece era stato cristallino nello spiegare il suo abbandono per la volontà di lavorare su League of Legends. Non solo DotA La situazione è divenuta ancor più stramba quando si è scoperto che Icefrog è stato in seguito assunto nientepopodimeno che da Valve. Dei casini derivanti dalle fantastiche avventure di Icefrog parleremo nel paragrafo apposito, sappiate solo che, apparentemente, nello sviluppo di HoN c'è il suo zampino. Heroes of Newerth è infatti estremamente simile a DOTA, con pochi cambiamenti nel gameplay ed eroi che sono in molti casi delle dirette trasposizioni dei campioni dell'illustre antenato. La somiglianza è tale che il titolo di S2Games si è guadagnato un'utenza numerosissima ed incredibilmente hardcore nonostante non fosse gratuito. Utenza che rinnega l'anima più "casualona" di LoL e pone Hon come unico vero rappresentante dei DOTA-like degno di questo nome. Il gioco indubbiamente è di ottima qualità ed è stato accolto piuttosto bene dalla critica, ma effettivamente può risultare problematico iniziare a giocarvi per chi non è un veterano del genere. L'update 2.0 ha risolto in parte la situazione introducendo una modalità "casual" per i principianti, un editor di mappe ed un matchmaking perfezionato, ma siamo ancora davanti ad un prodotto pensato per i duri e puri dei MOBA. Sul sito ufficiale tutte le informazioni.

Il semidio morente e i barbari svedesi

Tra le avventure delle software house nel mondo dei MOBA ce ne sono alcune finite male. Questo è il caso di Gas Powered Games che, forte del successo ottenuto con la serie Supreme Commander, si buttò sul mercato con il promettente Demigod. Fu un flop notevole, dovuto principalmente a dei seri problemi di netcode durante il lancio che perdurarono per quasi un mese, cosa molto grave per un gioco puramente online. Il prezzo troppo elevato per la scarsità di contenuti proposta e l'infimo numero di eroi disponibili, poi, non aiutarono di certo il progetto a risalire la china. Non solo DotA Un peccato, anche perchè il semidio di Gas Powered Games è il DOTA-like migliore da un punto di vista puramente tecnico e presenta alcune idee originali, tra cui la divisione degli eroi in assassini e generali (combattenti diretti i primi, evocatori di supporto i secondi), oppure la presenza dei favor items, oggetti permanenti acquistabili e sostituibili all'inizio di ogni match. La comunità del gioco ormai è ridotta all'osso se paragonata a quelle degli avversari diretti, e quei pochi che ancora resistono lamentano persino un certo sbilanciamento dei guerrieri utilizzabili. Può essere acquistato sul sito ufficiale a circa venti dollari.
Troppo presto invece per fare previsioni sulla creatura di Stunlock Studios, un gruppo di ragazzotti svedesi che ha sviluppato un titolo totalmente diverso da DOTA, ma comunque pensato per il multiplayer competitivo: Bloodline Champions. il loro gioco presenta il sistema di scelta degli eroi tipico dei MOBA, ma lo utilizza in battaglie a squadre estremamente simili all'arena PVP di World of Warcraft. L'opera prima di Stunlock è estremamente bilanciata, elimina totalmente la casualità dagli scontri e premia solo le capacità dei giocatori. Tutte ottime qualità, che tuttavia non gli hanno ancora garantito grande notorietà. L'accoglienza dei videogiocatori si è rivelata difatti alquanto freddina e la comunità stenta a decollare. Chi vivrà vedrà. Per provarlo gratuitamente basta scaricare il client di gioco e registrarsi.

Quelli che la telecamera la preferiscono alle spalle

I giochi che hanno seguito la formula di base fedelmente sono risultati spesso prodotti encomiabili, ma alcuni programmatori hanno tentato lo stesso di rompere gli schemi. L'esempio più lampante è rappresentato da Uber Entertainment, che ha deciso di rimescolare le carte in tavola con uno shooter in terza persona ispirato tanto da DOTA quanto da Team Fortress 2. Monday Night Combat, questo il nome dello sparatutto, presenta due modalità: la prima, Crossfire, è il solito scontro a squadre con l'obiettivo di distruggere la struttura finale degli avversari (chiamata in questo caso Moneyball). Non solo DotA La seconda, Blitz, è una sorta di tower defense cooperativo. Si tratta di un videogame frenetico, divertente e meno follemente competitivo dei suoi avversari, inoltre è l'unico MOBA disponibile anche su console. Uber Entertainment oltretutto ha dimostrato di saperci fare, creando un sistema di modifiche ultra rapido che agisce direttamente sui server e non richiede patch, e supportando attivamente il suo cavallo di battaglia con update e ritocchi frequenti. Le copie vendute sono state centinaia di migliaia e gli aficionados di Monday Night Combat sono in continua crescita, sia su PC che su Xbox360. E' disponibile via Steam a meno di dodici euro.
Altro team di sviluppo che ha scelto la via della terza persona è quello di Alaplaya, che ha tentato il salto di qualità con il suo Land of Chaos Online. Salto non riuscito del tutto visto che si tratta ancora di un freeware piuttosto di nicchia. LOCO offre una 30ina di eroi ed un sistema di abilità nettamente più complesso di quello di League of Legends e compagnia. Ogni eroe infatti può scegliere tra vari rami salendo di livello e sviluppare a piacere le sue capacità durante la partita, a patto di aver sbloccato le suddette abilità con delle speciali Skill Scrolls ottenibili completando delle missioni specifiche. Tutte le info qui.

Il futuro?

Il futuro dei MOBA? imprevedibile. C'è chi cerca di innovare ulteriormente lo schema di base del gioco da cui tutto è nato, e chi ha deciso di adottare una mentalità conservatrice. Petroglyph Games ha in mente di lanciare Rise of The Immortals, le cui principali caratteristiche distintive saranno la crescita persistente degli eroi come in un MMO e la presenza di istanze PVE oltre che PVP. L'impronunciabile casa cinese Ningbo Shengguang Tianyi, creata da due ex pro di DOTA, nel suo Realm of the Titans ha invece introdotto una quinta abilità a tempo per gli eroi, e dei boss agli angoli della mappa pronti a caricare gli avversari una volta eliminate le loro controparti nemiche. Non solo DotA Paradossalmente, la casa meno innovativa - oltre a Blizzard con la sua mod in programma per SCII, prevista in contemporanea all'uscita di Heart of the Swarm - sembra voler essere Valve con il suo da poco annunciato DOTA 2. Prima vi abbiamo raccontato dell'assunzione di Icefrog da parte del colosso americano: ciò di cui non vi abbiamo parlato sono le voci insistenti che raffigurano lo sviluppatore come una figura dispotica, assunta nonostante alcuni comportamenti scorretti nei confronti dei suoi partner lavorativi passati e presenti, e refrattario a qualunque cambiamento. Le recenti interviste con i Lead Designer di Valve avvalorano in parte questa ipotesi, con la conferma del fatto che il sequel di Defense of The Ancients non sarà altro che il gioco originale con una veste grafica rinnovata. Qual'è la verità? Difficile a dirsi. Valve però sembra fidarsi del giudizio di Icefrog e voler mantenere invariato il gameplay. Gli sforzi degli sviluppatori si sono quindi concentrati sull'accessibilità del gioco, con tutorial molto completi e dei "mentori" esperti che si assumeranno il compito di guidare i neofiti alla conquista della base avversaria. Si tratta di una mossa furba per attirare sia veterani che novellini, ma chissà se basterà. Molti danno già per spacciate le case minori con l'entrata in campo della potentissima software house guidata da Gabe Newell, eppure nulla è certo. Golia ha a che fare con parecchi Davide stavolta, e sembrano aver tutti un'ottima mira.