Articoli della settimana - 24/2011  16

Di ritorno da Los Angeles a cosa abbiamo giocato?

Vi è piaciuto questo E3? Siete rimasti soddisfatti delle bombe lanciate dal Los Angeles Convention Center? Noi, dopo la solita settimana fatta di pasti iper calorici e poche ore di sonno stiamo ancora cercando di carburare, tutto il contrario dei nostri redattori rimasti nel Bel Paese che si sono dati da fare per una settimana all'insegna delle recensioni di titoli molto attesi.

Negli ultimi sette giorni abbiamo espresso il nostro giudizio finale su Dungeon Siege III, Alice: Madness Returns, su World of Tanks e Dragon Quest VI. Ma soprattutto, finalmente, siamo tornati ad indossare i panni del Duca, dopo più di dieci anni in Duke Nukem Forever, ma ahinoi, l'effetto nostalgia non è bastato a farne un super titolo.
Partiamo proprio da Duke Nukem Forever, dicendo da subito che ci troviamo davanti ad un titolo "medio", che soffre le eccessive aspettative, ma che soprattutto denuncia chiaramente uno sviluppo partito quasi tre lustri fa, tanto a livello tecnico, quanto di gameplay. Un gioco molto divertente comunque , pieno di cose da fare alla vecchia maniera, e che quindi potrebbe risultare spiazzante per le nuove leve, ma basta entrare nel mood del titolo per farsi quattro risate mentre si uccidono maiali alieni, ruttando a più non posso. Alla fine pregi e difetti si equivalgono, in questa produzione che ha visto alternarsi diverse software house sino a Gearbox, per un titolo che rispetta a pieno l'eredità del Duca, ma che non è una pietra miliare che influenzerà lo sviluppo degli FPS negli anni a venire.

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Alice sotto assedio

Dungeon Siege III, realizzato dai discontinui Obsidian è un hack'n'slash alla Diablo tanto per dare un'idea del gameplay, ma a conti fatti è più simile, come dice il buon Tagliaferri, a Baldur's Gate: Dark Alliance che ai primi due capitoli della serie, per non parlare poi del capolavoro Blizzard. L'esperienza di gioco offre il suo meglio se il titolo viene affrontato insieme a un compagno umano, altrimenti il limite intrinseco a tutti i titoli di questo genere viene quasi subito a galla. Il rischio di noia e ripetitività è quindi qualcosa con cui dover convivere. Ma non c'è solo questo a limitare il lavoro di Obisidian.

L'esperto RPGista Tagliaferri ha notato qualche problema di bilanciamento nelle classi, e una certa meccanicità nel combat system, e più in generale un comparto tecnico che non fa gridare al miracolo.
La recensione di Alice: Madness Returns ci racconta di un titolo che per certi versi fa fatica ad emergere, proprio come Duke Nukem Forever, solo che il Duca ha la scusa di avere sulle spalle una lavorazione discontinua partita quando ancora la prima PlayStation era nel pieno del suo splendore. Nonostante il lavoro di American McGee sia stilisticamente notevole e perfetto nei controlli, con un design poi che affascina per la follia dei personaggi e per la bellezza delle cupe ambientazioni, purtroppo soffre per livelli eccessivamente ripetitivi e una realizzazione tecnica davvero approssimativa. Un titolo con tanti pregi e altrettanti difetti, ma che sicuramente piacerà a tutti coloro che hanno amato il primo capitolo delle avventure di Alice.

Draghi corazzati

Dragon Quest VI: Nel Regno dei Sogni è uno dei migliori esponenti della pluripremiata saga Enix, ed è l'ultimo tassello di quell'operazione che finalmente è riuscita a portare in occidente i capitoli IV, V e VI della serie, anni dopo il loro rilascio in epoca 8-16 bit.

Il vestito è quello moderno, ma il cuore che pulsa è certamente d'epoca, con tutti i pro e i contro del caso. Bisogna comunque tener presente che questo sesto episodio è stato una fonte di ispirazione per molteplici avventure più recenti e che occupa dunque una posizione non indifferente nella storia del genere JRPG. Prendendo atto di questi problemi d'età, Dragon Quest VI: Nel Regno dei Sogni resta una delle migliori espressioni del franchise come gameplay e personaggi, arricchito dall'ottima cosmesi sviluppata da ArtePiazza, e un appuntamento imperdibile per gli amanti del genere o della serie.
World of Tanks, realizzato da Wargaming.net è a tutti gli effetti un MMO dove al posto di elfi, barbari e stregoni troviamo carri armati della seconda guerra mondiale, per mettere in scena enormi battaglia multiplayer, tra utenti random, tra squadre, ma soprattutto tra clan. Il gioco è un free to play, ma non manca la possibilità di acquistare feature extra sborsando moneta sonante. Quello che più è piaciuto al nostro recensore Mattia Armani è che il gioco è al contempo un titolo semplice ma complesso. Imparare a gestire un carro è facile, ma per affinare la tecnica ci vuole molto tempo. In ogni caso la possibilità di fare esperienza, tra Team Battle e Clan Wars, non manca di certo. Dal punto di vista estetico si poteva fare di più ma l'accessibilità è un fattore fondamentale dei titoli free to play e le richieste hardware sono senza dubbio modeste. Inoltre i carri sono realizzati bene e questo è senza dubbio uno dei punti fondamentali per gli amanti della guerra su cingoli.

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