Cicatrici di guerra  0

A più di un anno dall'ultimo incontro, siamo potuti tornare su Spec Ops: The Line: un viaggio di sola andata in una irriconoscibile e violentissima Dubai

Versione testata: Xbox 360

Prima o poi arriva per ogni publisher il momento di dover dire la propria nell'affollato e ultra competitivo mercato dei military shooter: 2K Games ha aspettato fine generazione e, ci spiega il pr della sede inglese di Windsor che abbiamo raggiunto per un lungo provato di oltre un'ora, è intenzionata a metterci del proprio per far sì che il tentativo non risulti banale. Perché anzi sia in accordo con la filosofia rivolta innanzitutto al racconto di storie forti e interessanti. Insomma uno sparatutto (in terza persona) capace di invitare a qualcosa di diverso rispetto alla semplice, solita difesa della bandiera a stelle e strisce dal cattivone di turno. , dice il senior designer del gioco Shawn Frison, vuole essere anche una riflessione su come la guerra cambia le persone e sui chiaroscuri che contraddistinguono ogni conflitto.

E in fondo dei riferimenti più o meno espliciti a Cuore di Tenebra di Conrad e quindi Apocalypse Now (ma anche Platoon, Full Metal Jacket e così via) avevamo già parlato negli anni passati. Fino a fine 2010 quando lo sviluppatore, il tedesco Yager Development, ha frettolosamente chiuso la beta multiplayer e si è ributtato al lavoro fuori dai radar per essere certo di ottenere il miglior risultato possibile. Quasi diciotto mesi dopo abbiamo rimesso mano al pad e giocato a tre sequenze non consecutive tratte dalla prima metà dal gioco: quella che parte come un'operazione di recupero ci mette poco, pochissimo a diventare un massacro fratricida tra agenzie governative e un ritratto di quanto folle possa far diventare la guerra.

Quale conflitto?

Non crediamo si tratti di un'impostazione voluta per marcare lo stacco con alcuni ottimi momenti successivi, ma l'inizio di Spec Ops: The Line è, per usare un eufemismo, qualcosa di già visto: sorvoliamo Dubai a bordo di un elicottero seduti alla postazione di fuoco, impegnati ad abbattere non meglio identificati veivoli nemici mentre osserviamo il panorama dell'emirato arabo devastato, i palazzi squarciati e la sabbia che ovunque si fa strada tra gli scheletri dei grattacieli extra lusso. Il classico "gameplay esotico" che sembra essere imposto da qualche ricerca di mercato sui presunti gusti dei giocatori, piuttosto che da una effettiva necessità. La sequenza, che a parte tutto dura pochi minuti e contestualizza il campo di battaglia delle ore successive, introduce la missione del capitano Walker e i suoi due compagni: una piccola squadra di Delta Force spediti in Medio Oriente dopo le tempeste di sabbia che hanno distrutto ogni cosa e decimato la popolazione. Una spedizione di recupero, all'apparenza, per entrare in contatto con il colonnello Konrad e il suo reggimento, spariti da mesi dopo che a loro volta si erano recati tra le dune per mettere ordine in mezzo alla confusione. Inutile dire che presto la ricerca si trasformerà in una caccia, mentre esercito USA, CIA, locali e chissà quali altre forze si scontreranno per aver ragione di un conflitto che, a fine demo, capiamo di essere innanzitutto noi a non aver compreso fino in fondo.

Una delle principali attrattive di Spec Ops: The Line all'interno della classica struttura da sparatutto in terza persona, è proprio l'attenzione posta all'ambiguità morale con cui la vita di un soldato, per quanto ben addestrato, deve inevitabilmente scontrarsi. Un americano, come noi, dell'esercito, come noi, non risponde all'alt e si allontana verso un dirupo: sparargli per fermarlo oppure lasciarlo andare? Alcuni civili e una preziosa fonte di informazioni sono entrambi minacciati allo stesso momento: chi salvare? Piccole scene come queste si presentano di tanto in tanto e vengono fluidamente introdotte all'interno del gameplay. A seconda della decisione presa il gioco non cambia. Al massimo si modificano alcune ondate di nemici successive ma la differenza rispetto al solito, l'obiettivo dei dev, è far riflettere e turbare l'utente. E poi si ripercuoterà sui due compagni di squadra che, livello dopo livello e orrore dopo orrore, inizieranno a discutere, metteranno in forse quello che abbiamo fatto e, almeno a parole, daranno via via sempre più l'idea di conflitto. Ambientale ma anche interiore.

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Sotto la sabbia

Al di fuori della componente narrativa sovradimensionata rispetto agli standard genere, due sono gli elementi che interagiranno tra loro, nelle speranze di 2K Games, per rendere Spec Ops: The Line un gioco immediato e riconoscibile, ma al contempo diverso dal solito: le meccaniche da sparatutto in terza persona e Dubai stessa. In certi momenti il gioco non fa nulla per non farti capire che l'Unreal Engine 3 è la solida ma abusata base da cui parte per fasi di sparo arcade, tante coperture e un mix di combattimenti dalla media e breve distanza.

In altri, invece, le attenzioni di Yager Development nella caratterizzazione dell'ambiente sono limpide e ammirevoli: entriamo in una stazione televisiva sulle note di Hush dei Deep Purple e ci facciamo largo fino al retro dove inizia un furioso scontro con i nemici in arrivo dalla semi distrutta facciata di un palazzo antistante, finché una tempesta di sabbia non spazza via il poco rimasto e ci toglie letteralmente la terra da sotto i piedi, lasciandoci un paio di momenti in sospensione per poi farci cadere verso l'ignoto. Sabbia e progresso tecnologico si mescolano anche quando, combattendo piano dopo piano per prendere un enorme albergo, sfondiamo delle vetrate alte una decina di metri per sommergere di infiniti granelli gialli le postazioni fisse che ci impediscono di proseguire. Momenti più coreografici, quindi, si sono alternati nella nostra ora di test ad altri meno riconoscibili ma, non avendo giocato i livelli nel loro ordine definitivo, non sappiamo quanto bene tutte le sequenze si integrino tra loro. Il feeling con i controlli è invece più omogeneo lungo tutto l'esperienza e risulta positivo per quanto non originalissimo.

In particolare la telecamera e le operazioni di mira e quindi sparo, sono solidamente supportate dalle trenta immagini al secondo scelte e da un ritmo incalzante ma non forsennato. Ci sono alcune piccole aggiunte rispetto ai controlli "alla Gears of War", come un colpo corpo a corpo eseguibile mentre si supera una copertura, ma in generale le sparatorie non si distinguono rispetto ad altri concorrenti di alto profilo. L'uso di granate e flashbang, che esplodendo alzano la sabbia accecando per alcuni momenti chi nelle vicinanze, è una buona trovata che rende complessivamente più verosimile il campo di battaglia desertificato. Per quanto di certo non rappresenti da sola chissà quale innovazione. Un'opzione strategica in più, che verrà di certo valorizzata ai livelli di difficoltà più elevati, è quella che demanda al dorsale RB la possibilità di indicare ai due compagni un obbiettivo prioritario. Ma anche, in certi casi, di imporre comandi più articolati come la necessità di perlustrare l'area circostante.

Mai sentiti?

Yager Development è uno sviluppatore tedesco, con sede a Berlino, relativamente sconosciuto considerando la portata di Spec Ops: The Line e la collaborazione con un publisher del calibro di 2K. Il progetto più celebre tra quelli all'attivo della compagnia è Yager (che fantasia!), che nel 2003 riscosse un discreto successo di consensi portando su PC e Xbox livelli da ripulire con navicelle spaziali e armi futuristiche. Oggi l'occasione per il grande salto a cui, a quanto pare, seguirà poco dopo qualcos'altro: guardando nella pagina delle opportunità lavorative del sito ufficiale, si scorge infatti l'annuncio per un senior designer e alcune posizioni, tra cui lead, nel reparto artistico. Staremo a vedere.

La location giusta

Pur non potendoci sbilanciare più di tanto sulla riuscita complessiva di Spec Ops: The Line, avendone visto solo alcuni intensi ma isolati spezzoni, già ora possiamo spendere parole positive sulla scelta di Dubai e del deserto, innanzitutto da un punto di vista visivo. L'alternanza di esterni e interni mescola livelli quasi interamente dominati dai toni del giallo, dell'arancione e del rosso, come la sabbia e le dune infiammate dal sole, ad altri multicolore, ricchi di superfici riflettenti e dei materiali ultra tecnologici che ricoprono i giganteschi - per quanto qui malridotti - palazzi dell'emirato.

Siamo distanti dalle solite location viste nei military shooter in prima e in terza persona, con evidenti vantaggi in termini di originalità e anche level design, dato che la maggior verticalità permette di costruire schemi interessanti e diversi. L'elemento di contrasto, in tutto questo, è rappresentato dalla distruzione di Dubai come immagine dell'ultra progresso-eccesso economico (sintomatico l'incontro, in una delle primissime inquadrature dopo la scena iniziale, con una fuoriserie ridotta a carcassa) e dalla violenza con cui vengono rappresentate fosse comuni, esecuzioni sommarie e scene di degrado. Molti i punti in cui i già citati Apocalypse Now e soci vengono ripresi o usati come punto di riferimento immaginifico, non solo narrativo. In termini quantitativi, ci possiamo dire soddisfatti dal numero di armi diverse disponibili, anche dotate di fuoco secondario come nel caso del classico lancia granate posto sotto la canna di un fucile automatico, mentre non sembra altrettanto sterminata la varietà di nemici, anche se proprio poco prima di dover abbandonare il pad abbiamo incontrato una sorta di versione potenziata del soldato standard, dotato di corazza rinforzata.

L'Unreal Engine 3 è versatile, piegandosi alle necessità di livelli esterni e interni, super luminosi o resi appena percorribili da candele disposte a terra, anche se ci sono rifiniture che necessitano di essere apportate per migliorare la resa tecnica: c'è parecchio aliasing che rende meno piacevole il colpo d'occhio generale e permangono alcuni problemi nella fisica dei corpi dopo le esplosioni. Funzionano, al contrario, gli effetti particellari della sabbia, curata e resa davvero bene.
Ci siamo mossi con piacere tra le dune, le carcasse, gli uffici e i grattacieli di Spec Ops: The Line: il setting è originale e affascinante così come lo sono l'uso della sabbia - per quanto legato a script e precisi contesti - e le scene che rimarcano le contraddizioni del conflitto combattuto. Certo non apporta meccaniche rivoluzionarie e per ora non è rifinito al meglio, ma la strada per un prodotto dotato di elementi distintivi sembra tracciata.

CERTEZZE

  • Dubai e il deserto come setting originale e ben studiato
  • La storia si prospetta interessante
  • Momenti ottimamente coreografati
  • Uso interessante dell'Unreal Engine per certe soluzioni tecniche...

DUBBI

  • ... ma un livello di polishing ancora non perfetto
  • Azione in certi passaggi meno esaltante
  • Sappiamo poco o nulla di longevità e multiplayer competitivo