Brothers in Arms: Hell's Highway - Provato  12

Agli Ubidays di Parigi è arrivato il momento di provare anche Brothers in Arms: Hell's Highway!

Pioggia ovunque

I nostri eroi questa volta devono prendere parte all’operazione militare che, durante la Seconda Guerra Mondiale, avrebbe dovuto portare alla conquista della Hell’s Highway, la strada che, correndo attraverso l’Olanda fino alla Francia, permetteva ai Tedeschi di rifornire le truppe in Normandia. Il piano prevedeva di spezzare questo collegamento per riuscire a porre fine alla guerra con uno scacco matto che, però, non riuscì, a costo, come al solito, di migliaia di vittime. Lo scenario che veniva prevalentemente mostrato su tutte le piattaforme, era quello ambientato in un villaggio rurale durante un vero e proprio nubifragio notturno. L’Unreal Engine 3, ulteriormente rivisto dal lavoro del team e grazie al continuo supporto fornito da Epic, mette in scena qualsiasi condizione atmosferica e a diverse ore del giorno e della notte. I progressi più evidenti rispetto a Gears of War sono da registrare nel campo degli effetti atmosferici (davvero notevoli le folate d’acqua durante la tempesta e il picchiettare della pioggia sul fondale e sugli elmetti dei militari) e nelle luci, e, anche se nel gioco i modelli poligonali dei soldati sono rimasti su livelli standard per questo tipo di produzioni, nelle cut scene si riescono a vivere momenti davvero esaltanti. Segno evidente di come il team stia puntando molto su queste ultime per dare alla serie una netta spinta nella direzione di una produzione cinematografica. Il PC, adeguatamente configurato, è la piattaforma più avanzata quanto a resa generale, ma il lavoro fatto su console è egregio in entrambi i casi. Pad alla mano si riesce ad apprezzare anche il tocco della “Action Camera” che, quando si lancia una granata, si spara con un lancia missili o si realizza un headshot, zooma sui particolari evidenziando le animazioni che vedono i nazisti volare per tutto lo schermo con schegge e detriti grazie anche all’azione rallentata a mo’ di bullet time. I particolari forti, tra l’altro, sono stati di molto accentuati, visto che non è raro vedere pezzi di materia grigia e fiotti di sangue assortiti, che schizzano fuori dai fori negli elmetti dopo una serie di colpi ben assestati. Ed è indubbio che proprio sull’implementazione di piccoli tocchi come questo poggi gran parte del lavoro che il team ha fatto sul gioco, piuttosto che su una vera e proprio evoluzione della serie.
Il lavoro svolto per ricostruire le ambientazioni è ancora più certosino, dato oltre che alle solite foto d’epoca e ai rilevamenti satellitari, Gearbox ha usato anche i bollettini metereologici dell’epoca per ricostruire esattamente le condizioni atmosferiche di ogni singola battaglia. Se in BIAHH piove durante un livello, questo vuol dire che in quel giorno ed in quel posto stava piovendo davvero, durante la Seconda Guerra Mondiale.

Gameplay tattico

La giocabilità è rimasta sostanzialmente invariata con il pad PS3 che rispondeva in maniera piuttosto precisa ai comandi, consentendoci di realizzare da subito un buon numero di colpi alla testa. Rispetto al passato è stata aggiunta la possibilità di andare in copertura dietro mura e barricate, così da poter meglio gestire anche la squadra e gli ordini da impartire senza venire crivellati di colpi. Ora esistono vari tipi di team da comandare, per meglio affrontare le diverse situazioni: dai mitraglieri, ai soldati armati di bazooka e mortaio, e il metodo con cui li si controlla è rimasto del tutto simile. Si dirige il mirino sopra un gruppo di nemici e si ordina alla squadra se attaccarlo con la semplice pressione di un tasto.
BIA è un gioco molto tattico, in cui bisogna studiare a dovere ogni singola locazione per poter avanzare senza subire troppi danni. Le postazioni nemiche vanno aggirate e prima di correre all’assalto è sempre bene pensarci due volte, anche perché, pur non raggiungendo i livelli di interattività di altri fps in uscita nei prossimi mesi (vedi lo stesso Far Cry 2), in questo nuovo episodio tutte le coperture in legno possono essere distrutte, dando così maggior spessore all’elemento strategia. Gli ambienti sono ricostruiti con ancora più dettagli, cosa che abbiamo potuto notare soprattutto in un livello ambientato in una campagna assolata con un gruppo di pecore al pascolo, ed aiutano l’immedesimazione in un gioco che affronta la guerra con piglio tutto suo e lontano dalla frenesia di giochi come Call of Duty. Non resta che aspettarne l’uscita per verificare la bontà del level design e della campagna, dato che sul fronte giocabilità, pur non essendoci grosse sorprese, c’è la certezza di meccaniche oliate che, non a caso, hanno conquistato migliaia di fan in tutto il mondo.