Call of Juarez: Bound in Blood - Provato  14

Sellate il cavallo e caricate la vostra sei colpi, Ubisoft e Techland vi porteranno nuovamente nel Far West!

Il primo Call of Juarez non sarà stato un capolavoro, però riportò in auge un'ambientazione, quella western, che non si è forse mai davvero imposta come avrebbe potuto nel mondo degli sparatutto in prima persona, troppo anacronistica su altri media per avere il giusto appeal sul pubblico di massa. Ad ogni buon conto i risultati commerciali ottenuti - non si registrano numeri ufficiali ma non si parla certamente di milioni di copie - hanno convinto lo sviluppatore polacco Techland a produrne un seguito, pubblicato ancora una volta da Ubisoft e provato in anteprima nel corso di una presentazione dedicata.

L'epopea dei fratelli McCall

Le vicende si svolgeranno prima di quelle narrate nell'originale e, seguendo le vite dei due fratelli McCall, percorreranno alcuni eventi di fantasia ma collocati temporalmente durante la guerra civile americana, nella seconda metà dell'800. Un duo di antieroi alle prese con un percorso evolutivo che li porterà a confrontarsi con sé stessi e con un mondo spietato, dove ogni singola fazione e tutti i punti di vista sembrano essere logorati dalla logica del più forte, tra generali sudisti, furfanti messicani e capi aztechi, tutti mossi dal proprio tornaconto personale. La novità più interessante in assoluto sembra poter essere la duplice scelta di fronte alla quale si verrà messi all'inizio di ogni schema: il giocatore potrà decidere quale fratello impersonare, basandosi sul proprio gusto personale in base alla personalità espressa da ciascuno e valutando quale tra i due Concentration Mode si preferisce. Quest'ultimo si presenta molto simile al classico Bullet Time e permette, uccisi una certa quantità di nemici e caricata l'apposita barra, di entrare in una modalità rallentata che in un caso permetterà di prendere e poi mantenere la mira passando con il cursore su più nemici contemporaneamente, mentre nel secondo aggancerà automaticamente gli avversari per poi imporre di unire la pressione del grilletto all'inclinazione dell'analogico destro, coordinando i due movimenti sul pad come a voler riprodurre quelli fatti sparando con un revolver. Alla Campagna principale con le sue, dichiarate e tutte da verificare, 12-15 ore di gioco si accompagnerà un comprato multiplayer per una dozzina di utenti che si potranno sfidare online in partite come l'assalto alla diligenza, similmente a quanto avveniva nel primo capitolo, ma ora supportati da un sistema che porrà una taglia sulla testa degli utenti più forti così da stimolare gli altri a coalizzarsi per abbatterli.

Call of D... Juarez!

Pad alla mano non ci sono grosse annotazioni da fare su un sistema di controllo decisamente classico che si affida agli analogici per i movimenti e ai due grilletti per prendere la mira e sparare. Le armi non dispongono di colpi secondari ma sono presenti in buona varietà, tutte realmente esistite all'epoca e capaci di spaziare dalle pistole fino ai fucili e ai coltelli da lancio, oltre ad alcune più esotiche e fissate al terreno o altri supporti come i cannoni e una versione ancora embrionale della poi celebre gatling. L'azione in sé è estremamente scriptata, ricca di scene precalcolate dal grande impatto emotivo anche se forse eccessive nell'incanalare le possibili azioni entro dei limiti prestabiliti piuttosto stretti; tra i livelli visti è stato in special modo un passaggio tra alcune trincee scavate sul terreno occupato da una foresta a dare una forte sensazione di già visto, con dei riferimenti a Call of Duty molto evidenti anche nel mettere in piedi brevi scenette che coinvolgono alcuni personaggi non giocanti con cui interagire, magari andando a stanare un nemico nascosto sotto una tenda e capace dalla sua posizione di tenere in scacco una manciata di alleati. Gli ambienti, a prescindere dalle dinamiche che poi li animano, sembrano ben caratterizzati e spaziano dalla cittadina in mezzo al deserto con tanto di saloon fino alla villa padronale immersa nel verde, con alcuni passaggi a cavallo e poi, nel corso di livelli non ancora mostrati, su treni e carri sviluppati per alzare l'immedesimazione. Abbastanza bilanciato l'uso del Concentration Mode che non sembra diventare un cheat legale come accade in altri titoli ma uno strumento da usare strategicamente nelle situazioni di maggiore difficoltà.
Quanto visto e provato resta lungi dal garantire un qualche tipo di giudizio definitivo, già ora si può ipotizzare un successo nella resa dell'atmosfera spaghetti western mentre il gameplay non rappresenta forse quanto di più fresco e innovativo ci sia in circolazione; staremo a vedere.