Clive Barker's Jericho - Provato  8

In quel misterioso territorio costituito dall’underground delle memorie dei videogiocatori, dal 2001, si aggira il fantasma di Undying, fps pubblicato da EA e sviluppato sotto l’ala protettrice niente meno che di Clive Barker. Tanti si ricordano della sensazione di genuina inquietudine che questo titolo seppe silenziosamente creare ed è per questo che l’annuncio della pubblicazione di Jericho, da parte di Codemasters, ha fatto risvegliare l’attenzione di tutti quegli appassionati che di emozioni digitali non ne hanno mai abbastanza. Mentre dall’altra parte del mondo c’era il fracassante clamore dell’E3, noi della redazione ci addentravamo nelle sale insanguinate di Jericho, nuova incursione di Barker nel terreno degli FPS a sfondo horror, ed anche questa volta siamo venuti via piuttosto turbati.

Un team per sei.

La beta che ci è stata messa a disposizione è chiaramente incentrata sulle meccaniche di gioco. I sei soldati paranormali, infatti, arrivano in una Jericho devastata dalla magia e dagli effetti di una guerra post nucleare per indagare su strani accadimenti di cui ancora sappiamo veramente poco e, ben presto, si calano nelle viscere della terra per sei stage risalenti nel tempo. A guidare, o meglio, a far preoccupare i nostri eroi, la voce di una bimba spettrale che svanisce in una nuvola di fumo non appena le ci si avvicina. Già dopo i primi passi ci si imbatte in una delle caratteristiche distintive di questo FPS, l’uso piuttosto abbondante dei Quick Time Event, ovvero delle sequenze scriptate, che il giocatore deve seguire premendo con esattezza i pulsanti che gli vengono suggeriti a video.

con eccessi come gladiatori giganti segnati da mille cicatrici ed un uomo obeso appeso al soffitto di una cripta che attacca i nostri spalancandosi il ventre ed inondandoli di sangue

Un team per sei.

La prima sezione è decisamente inattesa, con il pavimento della prima sala al chiuso che crolla sotto i nostri piedi e con una serie di tasti da premere in rapida sequenza per evitare di fracassarsi al suolo. Sia ben chiaro che queste sequenze sono tutte realizzate con il motore di gioco e che intervengono anche nei combattimenti corpo a corpo, quando i nemici ci assalgono da vicino o quando bisogna superare voragini nel fondale lanciandosi con uno dei personaggi in volteggi e acrobazie, sempre senza mai abbandonare la visuale in prima persona. Della trama, dicevamo, è ancora troppo presto per parlarne, a quanto pare, dato che i sei livelli sono giocabili solo per brevi tratti, ognuno dei quali serve per esaltare alcuni degli aspetti più interessanti del gioco, ed è innegabile che ce ne siano. La squadra, come detto, è composta di sei elementi, ognuno con poteri completamente diversi che vanno da una specie di colpo di precisione spirituale, a piccoli draghi di fuoco volanti, fino alla possibilità di alcuni personaggi di vedere i nemici nascosti al buio e di resuscitare i compagni d’avventura. La morte in Jericho, infatti, viene continuamente derisa, dato che quando uno dei protagonisti esaurisce l’energia, si viene immediatamente catapultati in uno dei sopravvissuti per prenderne il controllo, con la possibilità di correre al cadavere esanime per poterlo rianimare. Sicuramente, i programmatori sembrano aver fatto un buon lavoro con l’Intelligenza Artificiale, dato che ognuno dei soldati si muove con agilità ed intraprendenza, arrivando, quando serve, a salvare chi di dovere.

Sangue a fiumi.

Lo stile di Jericho è ridondante, gothic e splatter, in una citazione neoclassica delle atmosfere già respirate in titoli come Fear e, soprattutto, Doom 3. Il sangue è ovunque, spalmato su colonne doriche e frontespizi scavati dal tempo, ma conservati intatti in questa cava magica e disturbante. I nemici sono creature disgustose, demoni sopravvissuti alle crociate con teste scheletriche e tentacoli che si dipanano in ogni dove, con eccessi come gladiatori giganti segnati da mille cicatrici ed un uomo obeso appeso al soffitto di una cripta che attacca i nostri spalancandosi il ventre ed inondandoli di sangue. Insomma, sicuramente ci vuole un po’ di stomaco per entrare nelle meccaniche di Jericho che, se pur un po’ oberato dall’onnipresente normal mapping, ha HDR e blur dalla sua per creare una buona suspense, per non dimenticarsi di un frame rate davvero granitico. L’idea dell’interazione tra i personaggi non è da sottovalutare, a patto che il level design serva per esaltare tutti gli elementi di cui il gioco sembra ricco, dato che l’azione, in certi momenti, è sembrata un po’ blanda. Per superare alcune situazioni è necessario esplorare ogni centimetro delle aree per ritrovare elementi che inneschino sequenze QTE per poter proseguire, e per uccidere un colosso vulnerabile solo alle spalle, ad esempio, abbiamo dovuto posizionare i sei personaggi tutto intorno alla stanza, così da poter continuamente aggirarlo senza, in realtà, muovere un passo. Jericho è un titolo da seguire con interesse fino alla sua uscita nell’ultimo quarto di quest’anno. Uno strano modo di festeggiare la fine dell'anno, senza ombra di dubbio.

Controlli

I controlli di Jericho sono quelli tipici di un Fps a squadre. Ci sono due pulsanti per gli attacchi primari e secondari di ogni personaggio che si azionano con i grilletti analogici, mentre i poteri esp si attivano con i dorsali alti. Ci sono, poi, i pulsanti per la ricarica, per accucciarsi, per attivare lo zoom sui nemici e per accendere una torcia davvero provvidenziale. Ovviamente, è possibile impartire semplici ordini alle squadre di soldati per farle attaccare o difendere, a seconda delle situazioni.

Clive Barker's Jericho è in uscita per PC, PlayStation 3 e Xbox 360.
La versione testata è quella per Xbox 360.