Diario del CapitanoDiario del Capitano 

Diario del Capitano

Silenziosamente, quasi di soppiatto, hanno cominciato a circolare tra le nostre pagine banner-promemoria dell'Electronic Entertainment Expo, la mecca videoludica che ogni buon appassionato di videogichi non può non conoscere. Fiera che un tempo è stata itinerante, in giro per gli Stati Uniti, ma che da qualche anno è ormai stabilmente legata alla città californiana di Los Angeles. La fiera, chiamata stringatamente E3 (tre volte E), è, per un visitatore alla prima esperienza, una specie di enorme Babele, un contenitore di novità, uno scrigno di segreti e di misteriosi affari che prendono vita dietro enormi scintillanti monitor al plasma che illuminano a giorno i padiglioni fieristici di Downtown, un po' come una via Lattea. L'E3 è il tripudio dell'investimento tecnologico e d'immagine, la summa degli sforzi annui che fanno le aziende di settore di tutto il mondo per far vedere il loro profilo migliore. E' la ruota più appariscente che il pavone può produrre per attirare l'attenzione. L'attenzione di chi, vi chiederete. Di responsabili commerciali, investitori, talent scout, curiosi. Di tutto il mondo.
Come in Kentia Hall, padiglione della fiera storicamente dedicato, seppur non ufficialmente, a espositori stranieri minori, in particolare coreani. Entrando nella Kentia Hall si aveva l'impressione di varcare una specie di stargate per Seul. Una miriade di micro software house esponeva l'ennesima rivisitazione - quella definitiva, secondo ogni produttore - dell'MMORPG perfetto. La Corea del Sud, così misteriosa, con i suoi cinque milioni di giocatori online è il paradiso commerciale per ogni software house. Si narra che il presidente coreano un bel giorno abbia chiamato gli uffici della Blizzard americani per chiedere "cosa avesse di così speciale Star Craft" da tenere impegnati così tanti concittadini. Adesso, con le bombe atomiche nel giardino del vicino, il presidente sudcoreano ha altro a cui pensare che non a Star Craft.
L'E3 di Los Angeles, anche nella sua versione peggiore, non delude mai, perchè nasconde sempre qualche perla, basta saperla cercare. Come due anni fa, quando in una stanzetta anonima, alla fine di un corridoio anonimo, accanto ad un bagno, i programmatori della Bioware presentavano ad un pubblico strettamente selezionato, la prima versione di Knights of the Old Republic.
Come tradizione insegna, neanche quest'anno Multiplayer.it mancherà alla kermesse videoludica più ambita. E le sorprese scenderanno abbondanti, come la neve d'inverno. Siete avvisati. #I1# Andrea Pucci, editore Multiplayer Network

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