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Diario del Capitano

Il mondo dei videogiochi sta cambiando. Mai prima d'ora, nell'arco di così pochi mesi, si è assistito a una tale serie di stravolgimenti. L'ultimo è avvenuto proprio oggi: addio Infogrames, bentornata Atari. Certo, si tratta solo di un cambio di marchio, ma a tutti quelli che, come me, sono cresciuti a pane e videogiochi, non può che dispiacere la scomparsa dello storico simbolo dell'armadillo, seppur in favore del leggendario logo di Atari.
A dare il via al terremoto è stata, un paio di annetti fa, Sega, con la decisione di mollare la produzione hardware per diventare esclusivamente una software house. Poi, a partire dallo scorso settembre: Nintendo ha venduto Rare a Microsoft, Enix e Square si sono fuse, Namco sta cercando di fondersi con Sega (Sammy permettendo) e Capcom, in crisi nera, ha tentato disperatamente di farsi acquistare da Nintendo. La cosiddetta industry segna di anno in anno nuovi record, eppure alcuni dei suoi maggiori esponenti non stanno affatto bene. Forse non sono tutte rose e fiori: la saturazione del mercato, con conseguente crack, è un rischio più concreto di quanto non si voglia ammettere. Forse è impossibile che si ripeta un altro 1983. Ma il dubbio è più che lecito.

Mauro Fanelli, responsabile editoriale area console.

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