Diario del Capitano  3

Diario del Capitano

Ogni tanto capita di arenarsi in discussioni di puro carattere accademico, si parla per il gusto di parlare e di vedere quanto arguti si riesce ad essere. Se le persone normali lo fanno su argomenti normali, i fanatici lo fanno sulle cose più disparata. Giusto qualche sera fa mi trovavo a chiaccherare con il buon Breaker di programmi e usabilità (i termini non erano propriamente questi, ma il concetto di base lo era). Sono giunto a una conclusione: i programmi che ci circondano sono, nel 99% dei casi, troppo complicati. Non nel senso della difficoltà di apprendimento o di utilizzo, che tutto sommato risulta vieppiù immediata via via che le interfacce si normalizzano a standard consolidati, ma nell'immediatezza del risultato. In effetti, più che "complicati", il termine giusto è "macchinosi". Un'analisi, questa, che parte indubbiamente dalle frustrazioni personali di un pigro (il sottoscritto), ma che ha indubbi fondamenti. Ho letto, da qualche parte e troppo tempo fa, che il compito di una buona interfaccia dovrebbe essere quello di ridurre fino ad annullare la distanza uomo-macchina, in termini di immediatezza e di semplicità di uso. Ora, facciamo questa semplice fotografia della situazione odierna: Abbiamo sistemi operativi commerciali che ci consentono di fare grandi cose: ascoltare musica, vedere filmati, immagini, acquisire, editare, stampare. Tutte gran belle cose, ma alla fine sono dolcetti, distrazioni. Voglio fare un esempio riportato dalla realtà: sono in ufficio, mi telefona un collega con un messaggio importante, tipo un appuntamento fra una settimana.
UOMO A BASSA TECNOLOGIA: prendo una penna, i foglietti adesivi, scrivo la nota, la appiccico sulla scrivania in un posto in vista. Se sono particolarmente ordinato prendo anche l'agenda e mi segno l'appuntamento.
UOMO AD ALTA TECNOLOGIA (sistema operativo standard, senza aggiunte): apro il primo editor di testi sottomano, scrivo quello che devo, probabilmente dannandomi con la formattazione, salvo il file tentando di dare un senso alla sua collocazione. Dopodichè cerco un modo per metterlo a scadenza. A questo punto mi areno scoprendo che uno scadenziario, se c'è, è un programma esoterico dalle mille funzioni. Dopo un quarto d'ora buono capisco come fare gli inserimenti, salvo poi scoprire che, se non mi ricordo di lanciare l'applicativo o metterlo in esecuzione automatica, questo non mi ricorderà mai cosa fare. Poi, beffa, scopro che però posso far partire lo scandisk ogni venerdì sera a mezzanotte. Sconsolato, prendo una penna e i foglietti adesivi...

Questo esempio è un po' estremizzato, ma fa bene il punto della situazione. Credo che la mia sia una percezione comune: i programmi e gli applicativi in genere vengono molto spesso realizzati senza tener conto, o tenendo conto solo marginalmente, delle reali esigenze della maggioranza degli utenti, inserendo funzioni su funzioni solo per il timore che un utente su diecimila ne abbia bisogno (e creando però complicazioni agli altri 9999). Molto meglio la buona, vecchia concezione dei mini-programmi agili e leggeri che svolgono una sola funzione ma in modo veloce ed efficace. Qualcuno parla di problemi di integrazione fra le applicazioni? ma allora il sistema operativo a cosa serve? Non sarebbe quello il suo compito di base? Mi auguro di essere smentito...

Massimiliano Monti, responsabile editoriale area PC.

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