Diario del capitano  0

Diario del capitano

Ieri mi è arrivata una segnalazione di Mauro Monti, il nostro fidato Kilamdil, su un fatto strano che sta interessando la comunità di Dark Age of Camelot, MMORPG di gran successo, stranamente anche in Italia aggiungerei. Non so se lo sapete, ma su Ultima Online il livello di coinvolgimento è stato tale che alcuni giocatori, dopo aver passato mesi della loro vita online, erano arrivati ad offrire a pagamento sui vari siti di aste tipo eBay, il proprio alter-ego virtuale, particolarmente sviluppato e "potente".
La Origin e la Electronic Arts non hanno mai ostacolato questo genere di commerci che, anzi, fa parlare di sé e tiene alta l'attenzione. Invece pare che la Mythic, all'interno dei contratti di Dark Age of Camelot, vieti lo sfruttamento a scopo di lucro del gioco. Ovvero se pensate di giocare sei mesi, giorno e notte, sette giorni su sette, per poi diventare ricchi con qualche giocatore imberbe che vuole risparmiare tempo e fatica, vi state sbagliando. Non vedremo aste online con un personaggio superpotente di DAoC in vendita a mille euro. Bisognerebbe dunque ragionare su alcuni punti:
1. Tollerare o incentivare la compravendita di personaggi è cosa buona o immorale?
2. Vietare per contratto lo scambio a proprio piacere del frutto delle fatiche (e di costi) è una scelta strategica o penalizza solo la comunità più "hardcore"?
3. Infine, il personaggio XXX, creato dall'utente, appartiene all'utente o alla software house?
Sono domande a cui ognuno può darsi una risposta, ma certo bisognerebbe chiedersi fino a che punto questi diritti di utilizzo del software possano arrivare a limitare le libertà del singolo utente. Mi chiedo anche se l'importante non sia che la gente sia sufficientemente sensibilizzata a comprare il gioco, per poi farne quello che vuole, esattamente come succede per ogni altra merce in vendita. Purtroppo, sulle creazioni dell'intelletto (come la musica e il software), si tocca un tasto spinoso che genera molte complicazioni. E' sicuro che con gli MMORPG si richiede di pagare per giocare (il cosiddetto pay-for-play) e mettere troppi cavilli al contratto allunga solo i tempi di decisione del potenziale cliente-giocatore.