Diario del capitano  0

Diario del capitano

Ieri sera, dopo la redazione e dopo una corsetta serale, sono sprofondato sul divano con una copia di Panorama in mano. Come mi succede ogni volta che compro la rivista in questione, ho dovuto dare una sfogliatina veloce a tutto per pregustarmi tutto. Nonostante Internet, mi piace ancora sentire la consistenza della carta in mano.
Il mio occhio vacante si è fermato sull'editoriale in fondo alla rivista (che fortunatamente potete trovare anche online) firmato da Adriano Sofri, il quale, per dare maggiore risalto ad un fatto di cronaca accaduto in Germania qualche tempo fa, ha utilizzato il solito accostamento "videogiochi-assassini-maniaci".
Nel particolare, il ragazzo autore e vittima allo stesso tempo, è entrato nella sua scuola e ha ucciso sedici persone per poi togliersi la vita (quindi, tecnicamente, diciassette vittime). A parte la tragedia in sé che lascia sgomenti, mi chiedo cosa possa esserci di così interessante per citare ben due volte in un editoriale il fatto che il ragazzo-killer giocasse regolarmente a Counter-Strike (e si scrive Counter-Strike) e regalarci un titolo del tipo "Videogioco dell'orrore a Erfurt".
Anche se alla fin fine Sofri non attribuisce a Counter-Strike la responsabilità dell'atto del folle, certo rimane in bocca un sapore un po' amaro che nel giocare con un videogioco ci sia un non-so-ché di malvagio e irresponsabile. Non è la prima volta che questo accostamento di fatti avviene, con mio sommo dispiacere. L'ultima volta che mi era capitato di ascoltare una cosa simile era stato sul TG5 quando in una paternale del conduttore si scagionava la televisione da ogni responsabilità in merito, ovviamente, ma si rinviavano a giudizio i videogiochi per la "facilità con cui si traviano giovani menti".
Non saremo di fronte ad un tipico caso di caccia alle streghe?