Uno degli ultimi baluardi della "superiorità maschile", insieme al calcio e le dita nel naso, anche il mondo dei videogiochi pian piano comincia ad essere frequentato dalle ragazze. Paolo Matrascia, aiutato da Alessandra Tomasina, ha pensato che fosse il momento giusto per "sondare" il terreno e capire come, quando e perchè anche l'altra parte del cielo ha deciso di abbandonare le millenarie Barbie per dedicarsi ad un sano ed appasionante DeathMatch a Quake. Oggi inauguriamo questo appronfondito coverage con l'introduzione alle tre interviste fatte ad altrettante ragazze che potrete leggere nei prossimi giorni e che ci hanno aiutato a comprendere un po' meglio questo "nuovo" fenomeno. Buona lettura!

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Dieci domande.

Certo, c’è ancora un po’ di strada da percorrere per arrivare alla “vera” parità dei sessi anche in abito videoludico, tuttavia se da un lato ci può rattristare il fatto che “The Sims” sia uno dei giochi più venduti degli ultimi anni (del resto i gusti son gusti, NDR) dall’altro non possiamo che guardare con un occhio di riguardo questi “Cavalli di Troia” che si incuneano fra le linee nemiche, abbattendo alcuni fra gli ultimi tabù che sono rimasti alla tecnologica società del Terzo millennio.
Del resto cerchiamo di immaginarci un mondo senza capolavori come “Il Tempo delle Mele”, “Titanic” o “Piccolo Grande Amore” (ehm …) ma popolato dai soliti film di azione che piacciono tanto a noi maschietti. Pensate che molte donne andrebbero al cinema? Certo, il paragone è molto azzardato e forse fin troppo forzato, tuttavia vuole solo tentare di far capire il fatto che i Videogiochi, finora, sono stati “cose da uomini” perché i creatori stessi hanno sempre voluto che lo fossero.
Discorso molto provocatorio, me ne rendo conto.
Tanto provocatorio che abbiamo deciso di intervistare tre docili ed indifese pulzelle che, in un modo o nell’altro, hanno voluto esplorare con giocoso coraggio il villico universo dei Videogiochi.
Ad ognuna di esse abbiamo posto dieci piccole domande. Dieci domande per cercare di capire se quello che cerchiamo noi nei Videogiochi è la stessa cosa che cercano loro. Dieci domande per tentare di intuire se le emozioni che ne scaturiscono sono le stesse che proviamo anche noi. Dieci domande per indovinare come mai, nell’altra metà del cielo, non siano poi molto presenti Joypad e Schede Sonore. Dieci domande per immaginare se chi indossa la gonna e gioca a Puzzle Bobble è considerata – dalle proprie simili - come chi, dieci anni fa, indossava i pantaloncini corti e passava i pomeriggi davanti al PC impallidendosi con Monkey Island invece di abbronzarsi nei giardinetti pubblici montando e il carburatore del 18 su un vecchio CIAO della Piaggio.
Dieci domande che abbiamo fatto leggere in anteprima alla nostra più valida, bella e simpatica – nonché unica – redattrice: Alessandra Tomasina.
Dieci domande per cercare di fare il punto sul torbido rapporto che incorre tra Donne & Videogames.

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Il Tomasina pensiero - Donne e videogiochi Parte Seconda.

Sono sempre più numerose le ragazze che si avvicinano al mondo dei computer e dei videogiochi in particolare. Molte ci si sono affacciate subendo l’influenza di amici e famigliari, fin dall’infanzia attraverso i coin-op, attirate dal potenziale di Internet o semplicemente per star dietro al fidanzato! Le più esigenti sono state conquistate dalle avventure grafiche targate Lucas e Sierra, in concomitanza con l’avvento di pioniere del videogame quali Roberta Williams o Jane Jensen, che ci hanno regalato i primi “film interattivi”, appetibili anche a un pubblico femminile grazie a trame coinvolgenti e una grafica accattivante. Bisogna riconoscere che pure le cosiddette console di nuova generazione hanno contribuito alla repentina conversione di molte rappresentanti del gentil sesso negli ultimi anni, così come la crescente invasione di titoli nipponici originali e innovativi (Space Channel 5 e Jet Set Radio, per citare solo due dei più gettonati).
Ma allora perché i videogiochi vengono ancora considerati un intrattenimento poco femminile? Le ragioni sono più di una: perché la maggior parte delle ragazze non li ha mai provati o perché è un hobby che tutto sommato richiede tempo e un certo bagaglio di conoscenze tecniche, a detta di Ilaria, studentessa di psicologia e Webmaster; perché vengono generalmente considerati come un passatempo maschile e anche un po’ infantile, ci ha spiegato Enrica, ragioniere programmatore e istruttrice di minibasket; per come la pensa Elena, una laureata in giurisprudenza convertitasi alla carriera di recensore di videogame, perché molte vedono il gioco come un antagonista nella vita di coppia, una passione per loro incomprensibile che sottrae tempo e attenzioni nei loro riguardi; o ancora perché giocando troppo con le Barbie hanno perso la lucidità mentale necessaria, come sostiene la mia amica Sara!
Tuttavia lo scopo di questo speciale non è scoprire quello che pensano gli altri, i “profani”, ma piuttosto approfondire il rapporto tra donne e videogiochi. E allora permettete che ve le presenti queste giocatrici, che stanno diventando sempre meno rare...

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Identikit di una videogiocatrice.

L’età media è compresa tra i dieci e i trent’anni, a grandi linee come quella dell’emisfero maschile. Professione ed estrazione sociale ovviamente non contano, così come non contano nel resto del mondo videoludico. Per quanto riguarda le piattaforme, in genere non fanno distinzioni tra PC e console, sebbene queste ultime godano di un discreto vantaggio in termini di utilizzo. Molte, comunque, hanno provato di tutto.
Quali generi prediligono? In testa alla classifica delle preferenze femminili, come già accennato, svettano le avventure grafiche a pari merito con i platform e gli RPG per console, seguiti da giochi gestionali (soprattutto dopo il boom di The Sims) e strategici; anche se in minor misura, riscuotono un certo successo sparatutto, simulazioni sportive e di guida. Insomma, in quanto a generi e titoli, le videogiocatrici si dimostrano decisamente versatili ed eterogenee. Gli aspetti che le signore reputano più importanti in un gioco sono innanzitutto la trama, che dev’essere avvincente e possibilmente originale, e in secondo luogo la grafica, meglio se realistica e con effetti di un certo impatto.
Dalle domande poste alle nostre volontarie, sono emersi altri spunti interessanti: sono relativamente poche le ragazze che, per quanto appassionate, leggono riviste specializzate; qualcuna avrebbe anche contemplato l’idea di diventare programmatrice di videogiochi e in effetti le professioniste donne non mancano neppure in questo settore. Per molte si tratta semplicemente di un piacevole intrattenimento e c’è chi associa il gioco online a uno sport di squadra, che richiede allenamento, spirito competitivo e affiatamento, ma altre reputano i videogame una vera e propria forma d’espressione artistica: la sopracitata Sara arriva addirittura a ipotizzare che, considerando anche il progressivo sviluppo di film d’animazione digitale, la creazione di videogiochi potrebbe presto diventare l’ottava arte!

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La parità dei sessi nei videogame.

Ma come la prenderanno i giocatori maschi? Come l’ennesima invasione del sesso debole, anche in quella che è da sempre considerata una roccaforte di esclusivo dominio degli uomini, oppure come una gradita aggiunta al variopinto universo dei videogame, che d’altronde di donne è già popolato a sua volta (si pensi a celebri personaggi come Lara Croft o alle combattive pin-up dei picchiaduro)? In fondo anche Adamo, sentendosi solo nel Paradiso Terrestre, ha ceduto una costola in cambio di un po’ di compagnia femminile! E gli uomini dei giorni nostri saranno disposti a cedere un joypad per fare spazio alle signore?
Molte giocatrici sono dell’opinione che questa forma di divertimento virtuale abbatta un’altra barriera tra i due sessi: in questo campo non sussistono differenze a livello fisico, come per esempio accade nello sport o in certe attività professionali, e non è possibile affermare a priori che siano più portati gli uomini o le donne.
Analogamente, non è sempre facile distinguere generi o titoli prettamente rivolti a un pubblico maschile o femminile, né tipologie di giochi in cui uno dei due sessi prevalga inevitabilmente sull’altro: per dirla con le parole di Ilaria, “Ci sono donne alle quali piace guardare il calcio, seguire il motociclismo o giocare a Quake e uomini che vanno a guardare danza classica, si divertono a fare shopping e magari sono fissati peggio delle donne per la cura e la bellezza! [...] Io credo che tutto può potenzialmente piacere a tutti”.
Però, una differenza c’è tra noi videogiocatrici emergenti e voi maschietti, che passate notti insonni covando pensieri peccaminosi su Lara Croft, e dovete concedercela: per esperienza personale e in base ai dati emersi da questa mini-inchiesta, ho potuto riconfermare la convinzione comune che noi donne abbiamo tendenzialmente i piedi ben piantati per terra e, malgrado ciò non sia necessariamente un vantaggio, che riusciamo a scindere più facilmente la realtà dalla fantasia e a preservare lo spirito pratico che ci contraddistingue!
Mi spiego meglio...a sostegno di questa mia dichiarazione apertamente faziosa, vorrei chiudere in bellezza con un altro pensiero di Ilaria: “Addirittura poster in camera no e di certo non sogno bei maschioni pixellati di notte! [...] Però sempre distaccando realtà e fantasia: ho un ragazzo in carne e ossa...non fa mosse strane e nemmeno salva mondi in fiamme...però è più che sufficiente a riempire i miei sogni - P.S: e mi batte pure a Quake!” (Ndr: Ecco, direte che noi donne non ci smentiamo mai, ma la prima lezione ve l’abbiamo data anche in campo videoludico!!).

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Domani si comincia a fare sul serio.

Ve le abbiamo introdotte, le abbiamo presentate, le abbiamo analizzate. A partire da domani quindi, per tre giorni, potrete leggere dieci piccole domande ed altrettante dieci grandi risposte per tentare di scoprire come, quando, e perché sarà sempre più facile trovare una ragazza appassionata di Videogiochi.
Un'utopia?
Ovviamente no. Forse.

"Giocare con i videogames non rende di per sé, automaticamente, zombie, imbecilli e potenziali assassini. Nemmeno se si è donne!" - J.C. Herz, autrice del saggio "Il popolo del joystick" (Feltrinelli InterZone).

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Donne e motori ...

Donne e videogiochi guai e … mmm … guai e … mah. Lo ammetto, ci ho pensato per minuti, ore e giorni ma non mi è venuta in mente nessuna rima. Quasi che Donne e Videogiochi fossero due entità non accostabili neppure da un punto di vista stilisticamente linguistico. Ed invece no.
Forse grazie alla massificazione della cultura videoludica o forse grazie all’uscita di titoli che sono andati “oltre” grazie all’introduzione di elementi che andassero oltre (appunto) i normali gusti dei videogiocatori decani, anche i bipedi con i pettorali più sviluppati hanno cominciato ad interessarsi a questa forma di divertimento interattivo.
Le leggende metropolitane ci dicono che il più noto programmatore collezionista di Ferrari - al secolo John Carmack - si sia innamorato di una super bionda che lo batteva regolarmente a Quake durante degli agguerriti Deathmatch. In effetti se anche siti come NGI, in partecipazione con un big come AMD, stanno cominciando a tastare il terreno delle NetGamers in gonnella, cercando di formare le prima nazionale femminile, capiamo come il fenomeno sia pronto per “scoppiare”.
Dall’America poi ci giungono sempre più numerose le notizie che i più incalliti giocatori di MMORPG sono proprio donne (il sorpasso, secondo uno studio condotto dall'autorevole Pc Data, è avvenuto più di un anno fa). Gli stessi designer di Asheron’s Call si affrettarono a farci sapere, sulle pagine del prestigioso New York Times che "Ci sono una serie di comportamenti emergenti delle donne che sono affascinati. Le donne stano mettendo in atto interazioni sociali che gli sviluppatori del videogame non avevano pianificato".
In linea di massima è quindi chiaro che se i crudi giochi d’azione rimangono l’ultimo vero baluardo dei videogiochi “per soli uomini”, le donne stanno appassionandosi a tutti quei giochi dove immaginazione, immedesimazione, riflessione e, perché no, sentimenti prevalgono sulla sola adrenalina. Titoli come Final Fantasy, o come le più classiche avventure grafiche, sono infatti particolarmente apprezzati dalle donne proprio in virtù delle loro caratteristiche che li avvicinano più ad un buon libro che non ad una partita di calcio.