Doom 3: c'è un po' di luce all'inferno  3

Id Software e Activision colpiscono ancora. L'abbiamo aspettato a lungo, ora sta per essere nostro.

Premettiamo un fatto: abbiamo provato la versione americana

In Italia infatti il gioco uscirà completamente tradotto in italiano il 20 agosto prossimo. E' la prima volta che Activision localizza completamente nella nostra lingua una produzione Id Software (nessun capitolo di Quake nè di Doom era mai stato tradotto). Ed è un grande passo avanti.

In Italia il gioco uscirà completamente tradotto in italiano il 20 agosto prossimo. E' la prima volta che Activision localizza completamente nella nostra lingua una produzione Id Software (nessun capitolo di Quake nè di Doom era mai stato tradotto).

Premettiamo un fatto: abbiamo provato la versione americana

Ma cominciamo dal principio. La nostra avventura ci vede nei panni di una recluta del corpo dei marines, inviata in una base spaziale della United Aerospace Corporation su Marte. Una cosa è chiara fin dal principio: la UAC è un colosso industriale che è riuscito a ritagliarsi qualcosa di ben più grande di una fetta di mercato e che ha espanso le proprie radici ben oltre i limiti di ciò che è legale o etico.
Con una premessa del genere, non possiamo certo aspettarci nulla di buono.
La scena iniziale mi ha lasciato un po’ perplesso; si tratta di un filmato che mostra quello che a prima vista potrebbe essere l’immagine di un monitor, piuttosto grezza e che non ha nulla a che fare con le scene 3D viste negli screenshot che ne hanno anticipato l’uscita; visto così dà un po’ l’idea di qualcosa di vecchio. Scopriamo invece che si tratta veramente di un monitor all’interno del gioco stesso e lo notiamo dal fatto che la telecamera si sposta da questa inquadratura e si allontana fino a riprendere la zona di atterraggio di un hangar per astronavi, dove sta scendendo la nostra nave. L’impatto visivo è stupefacente: possiamo vedere la postazione di controllo con degli schermi su cui appare la nostra nave che atterra, ripresa da un’angolatura diversa, tutta una serie di pontili, casse, costruzioni ed elementi meccanici che sono illuminati dalle luci delle lampade e da quelle in movimento dell’astronave, le cui ombre sono quanto di più realistico visto fino ad ora in un videogioco.

E’ subito dopo questa breve sequenza introduttiva che prendiamo possesso del nostro personaggio, con la telecamera che si sposta dall’inquadratura della zona, fino ad entrare nella testa del marine.
Da questo momento abbiamo pieno controllo e scopriamo subito di poter interagire con tutti gli oggetti sparsi qua e là, come le casse che possiamo spingere e far cadere in un baratro, oppure i terminali che hanno un’interfaccia tutta particolare. Infatti, quando approcciamo un monitor, viene automaticamente riposta l’arma imbracciata ed appare il puntatore di un mouse nell’area dello schermo in cui indichiamo; è così possibile utilizzare i menù dei terminali, proprio come se fossero dei touch screen. Lo stesso tipo di interfaccia viene utilizzata per dialogare con le persone che incontriamo.

All’inizio veniamo aiutati dai personaggi che incontriamo e che ci indirizzano nella giusta direzione all’interno della base; uno dei nostri primi compiti è recuperare il palmare con cui avremo accesso a tutte le informazioni personali, le e-mail ed i codici di accesso alle sezioni della base che sono rigorosamente chiuse con serrature elettroniche il cui codice di apertura viene trasmesso direttamente dal palmare alle porte.
Il palmare è un accessorio fondamentale, perché ci permetterà anche di ascoltare i messaggi audio registrati da altri e di visualizzare il contenuto dei video disk che troviamo in giro per la base e che ci forniscono maggiori informazioni sul background dell’area in cui ci troviamo.

La missione

Da qui in poi, la storia ci vede assegnati ad una missione di routine per scoprire cosa è successo ad uno scienziato che lavora nella base e di cui non si è saputo più nulla da qualche tempo. Il problema è che noi lo scopriremo, e non sarà una bella esperienza: benvenuti all'inferno.

Il problema è che noi lo scopriremo, e non sarà una bella esperienza: benvenuti all'inferno.

La missione

All’inizio non abbiamo a disposizione una grande varietà di armi. Possiamo prendere i nemici a cazzotti, oppure utilizzare una pistola. Più avanti troveremo un fucile a pompa ed un mitragliatore, ma il quantitativo di proiettili reperibili non è poi così elevato. Spesso dovremo ricorrere al palmare per leggere le e-mail degli scienziati (il cui contenuto lo otteniamo raccogliendo quelli dimenticati in giro per la base) e scoprire i codici degli armadietti di sicurezza in cui sono contenuti medikit e munizioni.

I nemici con cui dobbiamo confrontarci sono creature venute dall’inferno, come gli zombie, i demoni, i marines convertiti in non-morti e via dicendo. All’inizio non troveremo di sicuro grandi difficoltà, visto che l’intelligenza artificiale degli zombie è pari alla massa cerebrale che è rimasta nel loro capoccione vuoto, ovvero pressoché zero. Non fanno altro che camminare verso di noi appena ci vedono ed abbatterli è solo una questione di sprecare un numero sufficiente di proiettili.
La difficoltà va crescendo con le ore di gioco, quando cominciamo a trovarci di fronte agli ex marines che viaggiano spediti e che sfruttano l’ambiente per ripararsi dal nostro fuoco. Gli spazi chiusi, purtroppo, non sono molto adatti per giudicare il livello dell’intelligenza artificiale. Gli scontri sono spesso e volentieri solo da distanze ravvicinate e i mostri non fanno altro che correrci incontro appena ci scorgono. Solo in pochi casi sfruttano in maniera realistica le casse o i nascondigli e per lo più danno l’impressione di essere scene scriptate, visto che ripetendo la stessa parte di livello più e più volte, i movimenti eseguiti dai nemici sono sempre gli stessi.

Ciò che ci lascia a bocca aperta è la grafica; lì non ce n’è per nessuno. I modelli sono super dettagliati e il motore grafico è ben lontano da qualsiasi titolo precedentemente giocato: si tratta di una generazione successiva e lo si vede benissimo.
I giochi di ombre sono stati curati in modo maniacale. In certe situazioni ci ritroviamo ad esplorare angoli bui da cui sappiamo benissimo che potrebbe uscire qualsiasi tipo di amenità in men che non si dica. Ad aiutarci c’è la nostra fida torcia elettrica, che però va imbracciata al posto di un’arma. Questo significa che, se stiamo vagando con in mano la torcia ed incontriamo un nemico, ci vuole un po’ di tempo per metterla via e prendere in mano un’arma in grado di salvarci la vita. A volte dovremo persino metterci a sparare nel buio, dove la luce è troppo poca per poter scorgere le sagome di chi ci sta di fronte.
Questo può sembrare un difetto ma, secondo me, aggiunge un tocco in più di realismo e ci immerge maggiormente nell’ambiente di gioco. Non mancano le scene che ci fanno saltare dalla sedia, con i mostri che ci compaiono alle spalle o che si lanciano nelle vetrate quando meno ce l’aspettiamo.

E’ il silenzio che ci fa spaventare di più, perché la nostra mente comincia a divagare e a pensare a cosa potrebbe succedere o a cosa potrebbe nascondersi dietro l’angolo.

Ma il vero terrore nasce nei momenti di calma, quando abbiamo appena superato una zona che pullulava di nemici e ci ritroviamo in una stanza apparentemente tranquilla. E’ il silenzio che ci fa spaventare di più, perché la nostra mente comincia a divagare e a pensare a cosa potrebbe succedere o a cosa potrebbe nascondersi dietro l’angolo.

Tutti contro tutti

Vanno spese alcune parole anche per parlare della modalità multiplayer. Il numero massimo di giocatori è limitato a 4 e proprio per questo motivo le modalità di gioco sono piuttosto limitate: deathmatch, team deathmatch, last man standing e tourney.
I livelli sono molto curati e da queste prime partite possiamo dire che quelli che abbiamo provato sono ben dimensionati per questo numero di giocatori. E’ ancora presto per dare un giudizio sul gameplay in rete, visto che ci vorranno un gran numero di partite e di ore trascorse a massacrarsi, prima di rendersi effettivamente conto di come siano bilanciate le armi.

Parlando di tecnologia, Doom 3 è molto esoso di risorse. Ho provato a giocare su un notebook con una ATI Radeon Mobility 9600 (64Mb di VRAM) ed in modalità high details (800x600) è ingiocabile in quanto scatta terribilmente e gli FPS scendono abbondantemente sotto ai 25.
Provandolo, invece, su di un desktop con una Radeon 9700 SE, sempre in high details, gira fluido e senza intoppi.
Provato su un PC top della gamma (Pentium 4 3200MHz con 1Mb di cache, 1Gb di RAM, ATI X800) Doom 3 gira tranquillamente in high details, alla risoluzione di 1600x1200, alla bellezza di 60 FPS.
In ogni caso, con le schede ATI, è fondamentale installare i driver Omega anziché i Catalyst in quanto altrimenti sono dolori (il gioco si blocca e spesso e volentieri blocca anche la macchina su cui sta girando). In alternativa è possibile provare i driver 4.9 beta della Ati rilasciati per ovviare a questo problema (link al download): ovviamente sono beta e non godono di alcun supporto o garanzia di funzionamento.
Non abbiamo ancora avuto modo di provarlo sulle schede NVidia sulle quali, secondo i benchmark rilasciati settimane addietro, dovrebbe avere delle performance ancora migliori.

Aggiornamento: ATI ha rilasciato una prima beta dei Catalyst 4.9 (link al download) che, a loro dire, dovrebbero migliorare le prestazioni e la stabilità di Doom 3 con tutta la gamma delle loro schede video.

Aspettando il 20 agosto
Se doveste avere ancora dubbi è ora di scioglierli: non esitate a prenotare Doom 3 (disponibile anche nel Multiplayer Shopping) e approfittate di questi giorni che ci separano dall’uscita della versione italiana per fare un upgrade del vostro PC.

Appuntamento dunque al 20 agosto con l'uscita di Doom 3 e con la recensione completa!

I filmati dei primi livelli di gioco

Abbiamo il piacere di mostrarvi i primi tre livelli di DooM 3 (sempre versione in lingua inglese). I filmati sono appunto tre, della durata di 10 minuti circa ognuno, e sono disponibili in alta e bassa risoluzione.
Ovviamente vengono mostrati moltissimi elementi della trama, quindi se non volete conoscere in modo approfondito la storia che fa da sfondo all'eccezionale titolo Activision vi conviene evitare questi trailer... ma ce la farete a resistere?

Doom 3: c'è un po' di luce all'inferno
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Chi l’avrebbe mai detto che un viaggio all’inferno sarebbe stato così divertente? Dopo anni di attesa e di voci di corridoio, ecco che possiamo toccare con mano l’ultima fatica di id Software: Doom 3.
Chi vi parla è uno scettico per natura, che ha avuto modo di vedere e giocare la versione per Xbox durante lo scorso E3 a Los Angeles. In quell’occasione non mi aveva entusiasmato, vuoi per i limiti della console, vuoi per la fretta con cui è stata fatta la conversione, ma alla fine mi sembrava semplicemente “uno dei tanti” FPS, ma di certo non quello “definitivo” che tanto ho atteso. Sono contento di poter dire che la versione PC mi ha smentito e mi ha fatto rinascere il sorriso sulle labbra.

Doom 3 è un passo avanti rispetto a tutti gli altri FPS e sfido chiunque a dimostrarmi il contrario.