[E3 2007] The Legend of Zelda: Phantom Hourglass - Hands on  12

Di prossima uscita anche in Occidente, Zelda: Phantom Hourglass punta ad essere uno dei migliori titoli per Nintendo DS. Lo abbiamo provato per voi!

Il touch- screen sale in cattedra

Il buon redattore inizierebbe il primo capitolo dedicato al gameplay rispondendo alla seguente domanda: cosa succede messe le dita sul D- pad e i quattro pulsanti? La risposta sarebbe un laconico: nulla. Ci si scordi, infatti, l'usuale sistema di controllo, in Phantom Hourglass tutto avviene con l'uso combinato del pennino e del touch screen, spostando il centro dell'azione proprio sullo schermo inferiore. Per dare credibilità a questa scelta, comunque apprezzabili di per sé, si è sfruttata l'introduzione della sopra citata fatina Sierra che, puntata con lo stilo e trascinata per lo schermo, sarà pedissequamente seguita da Link. Una guida in ogni senso quindi, tanto nel dipanarsi della trama quanto fisicamente.
Dopo i primissimi secondi di smarrimento, questo sistema si rivela azzeccato e meravigliosamente semplice: più si porta l'esserino volante lontano dal protagonista, più questi andrà veloce e supererà eventuali ostacoli, siano essi scale o piccoli fossi, mentre puntando un personaggio non giocante vi si intraprenderà una conversazione. In modo simile si prende possesso degli oggetti situati sul terreno o negli scrigni, facendo sì che le normali operazioni di spostamento ed interazione si svolgano con grande naturalezza.
Visitato il primo villaggio ed ottenuta una spada grazie alla generosità di un giovane signore, la curva di apprendimento prevede l'esplorazione di un dungeon, lontano dalla complessità di quelli successivi ma sufficientemente esemplificativo. I combattimenti sono la naturale estensione dello schema di controllo, lasciando che, cliccato su un nemico, Link vi si scagli addosso ferendolo con un potente fendente. Queste le basi, a cui andranno aggiunte nuove possibilità, come quella di roteare su se stessi e ferire gli avversari a portata di raggio, e differenti armi.
Particolarmente utile è il boomerang, la cui traiettoria di lancio deve essere disegnata e la cui utilità si rivelerà superiore al mero colpire o distruggere: andrà infatti usato tanto per attivare gli interruttori irraggiungibili, quanto per catturare molte delle chiavi necessarie ad aprire le porte e completare gli enigmi.

Di isola in isola

Conclusa la fase di apprendimento, una sorta di tutorial- primo capitolo come da tradizione, Phantom Hourglass rivela una struttura estremamente simile a Wind Waker. Senza entrare nel dettaglio della trama – l'uscita è ancora lontana e gli spoiler non sono mai piacevoli – è bene delineare una panoramica su tutte le prospettive offerte.
In breve, sarà sempre richiesta la ricerca di un alcuni artefatti e di preziose informazioni, ottenibili esplorando ciascuno dei sette templi, distinguibili da una precisa connotazione stilistica. Più che la presenza degli avversari, comunque molto vari e ben caratterizzati, stupisce la struttura complessa delle ambientazioni, ricche di puzzle da risolvere ed aree segrete, molte delle quali visitabili in modo opzionale. Gli enigmi contemplano tutte le sfumature immaginabili, virando dal semplice ordinamento di numeri allo spostamento di interi pezzi del fondale che ostruiscono il passaggio, all'uso del microfono nel quale soffiare per spegnere le fiamme o far sollevare la polvere che copre una mappa. Di avventura in avventura, Link accresce le proprie statistiche, aumentando il numero di vite a disposizione e conquistando nuovi oggetti ed abilità.
Originali gli scontri con i boss, durante i quali adottare strategie sempre diverse: il primo, a scopo esemplificativo, ha la fastidiosa capacità di moltiplicarsi per tre, obbligando il giocatore a trovare la tecnica in grado di colpire i cloni con il giusto ordine. Terminato ognuno di questi scontri e prima di intraprendere la strada per il tempio successivo, può essere visitato l'Hourglass Castle, una sorta di master dungeon dai misteriosi segreti.
L'ultimo elemento portante del gameplay si manifesta dopo più di un'ora, quando il giocatore è ancora frastornato da una sequela di continui colpi di classi e trovate geniali. Di isola in isola, come da titolo, ci si sposta grazie ad una barca a vapore, il cui tragitto può essere selezionato attraverso un'apposita cartina dei mari e durante la cui navigazione, al giocatore è data la sola possibilità di saltare ed utilizzare il cannone montato sopra la cabina, così da abbattere gli eventuali avversari. Non mancheranno strani incontri marittimi, alcuni capitali ai fini della trama, altri accessori ma assolutamente esilaranti. Lo specchio d'acqua è diviso in quattro aree principali, visitabili progredendo nella storia.
Giocabile e divertente, seppur forse un po' facile, lascia ben impressionati la prospettiva di poter godere di tutto ciò per oltre 30 ore, una durata al di fuori di qualsiasi standard adottato su una console portatile. Lascia basiti, invece, sapere che non è ancora finita.

Multiplayer e delizia per gli occhi

Terminata l'avventura, sarà ancora possibile utilizzare per ore la cartuccia, essendo stata sviluppata una convincente modalità multi- giocatore: il Battle Mode, questo il nome, prevede scontri 1 contro 1, sia via Nintendo Wi- Fi che localmente. Durante le partite un giocatore interpreterà Link, l'altro comanderà tre fantasmini; scopo del primo sarà quello di conquistare alcune gemme, del secondo di fermarlo colpendolo. Alla fine di ogni round i ruoli si invertono e vengono resi nuovamente disponibili i power up. Rapido e semplice, il Battle mode è però anche fortemente coinvolgente e la breve durata di ogni partita, massimo 12 minuti, permette di giocarne un numero molto elevato.
Graficamente Zelda: Phantom Hourglass è, in una parola, impressionante, forse il massimo esprimibile dal piccolo DS. Lo stile ricorda il cel- shading, con decine di personaggi e moltissimi ambienti diversi. Belli anche gli effetti ed alcuni particolari che lasciano intendere una cura maniacale – il segno lasciato da Link sul terreno sabbioso dopo una capriola, per dirne uno – mentre solo alcune animazioni paiono non essere di qualità ineccepibile, pur raggiungendo abbondantemente la sufficienza. Sarà infine una sorpresa scoprire quanto utile, oltre che bello, può essere poter scrivere su tutte le mappe del gioco.
Magnifiche anche le musiche, una più bella dell'altra e sempre adatte al contesto nel quale vengono proposte.
Attesissimo, il protagonista di questo hands- on sembra avere tutte le carte in regola per diventare uno dei migliori titoli dell'anno, grazie ad un gameplay pieno di carisma e giocabilità, ed una realizzazione fuori parametro.

Finalmente Zelda!

Il Nintendo DS non solo ha garantito alla casa di Kyoto di essere in cima alle classifiche di vendita negli ultimi anni, ma si è costruita una softeca di tutto rispetto, lanciando nuovi marchi – Nintendogs e Brain Training su tutti – affiancandoli a quelli tradizionali. Dopo Mario e Metroid, quindi, è finalmente giunto il momento di Zelda, atteso da milioni di appassionati e godibile da poco in terra giapponese, a cui seguirà ad ottobre la release americana; ancora nulla di certo riguardo la versione dedicata al Vecchio Continente, ma proprio in questi giorni, in occasione della E3, ulteriori notizie dovrebbero trapelare.
Lo sviluppo di Zelda: Phantom Hourglass deve essere stato piuttosto difficoltoso: la serie è per antonomasia foriera di novità e grandi idee realizzate, il pubblico lo sa e quindi crea le proprie attese di conseguenza. Non bastasse, le specifiche del DS hanno consigliato di non puntare su un design adulto come per Twilight Princess o gli episodi del Nintendo 64, suggerendo di riprendere in mano il lavoro fatto per Wind Waker, bello e divertente ma anche fortemente discusso.
Un seguito ufficiale in tutto e per tutto, perciò, a partire dalla trama: lo spunto narrativo prende il via qualche mese dopo gli eventi narrati dal suo predecessore, vedendo il giocatore navigare sulla barca del pirata Dazel e della sua sgangherata ciurma, alla ricerca di una leggendaria nave fantasma. L'apparizione di una misteriosa imbarcazione, turba un viaggio fino a quel momento tranquillo e la decisione di Dazel di salire su quel mezzo così simili a quello a lungo ricercato, convince Link a seguirla, se non fosse che una cattiva presa propizia una rovinosa caduta in acqua. Dopo un periodo di incoscienza, il risveglio avviene sulle spiagge dell'isola di Melka, dove un disorientato protagonista conosce presto una fatina di nome Sierra, da quel momento compagna di viaggio, ed intraprende quella che sarà una delle sue più grandi avventure. Ricerca, mistero e nuove conoscenze, tutti elementi già visti ed apprezzati, sin da subito reinterpretati con grande maestria grazie agli splendidi filmati introduttivi.
Con queste premesse e mille domande, Multiplayer.it si appresta a raccontare le sensazioni ed i meccanismi delle prime ore, quelle che,da sole, già dovrebbero garantire un'interessante panoramica e mettere nero su bianco le ambizioni perseguite.