Impressioni a caldo per Return To Castle Wolfenstein  0

William J. Blazkovich torna dietro le linee nemiche naziste per vincere ancora una volta. In Return to Castle Wolfenstein , Id Software e Grey Matter fanno rivivere il gioco che dieci anni fa ha cambiato la storia dei videogiochi e ha dato vita agli sparatutto 3D.

Un gameplay originale o superato?

Le armi a disposizione del personaggio sono naturalmente quelle della seconda guerra mondiale, anche se il programmatore ha accennato al fatto che più avanti nell'avventura, così come succedeva in Half-Life, sarà possibile recuperare alcune attrezzature ed alcune armi non convenzionali, frutto degli esperimenti effettuati dai nemici.
Quello che mi ha lasciato un po' deluso dalla dimostrazione, è che il titolo, orientato esclusivamente al singleplayer (e già su questo ci sarebbe da discutere), sembra davvero avere un'impronta molto, forse troppo, simile a quella del suo predecessore, in quanto non sembrano previste missioni particolari da completare, bensì la sola ricerca di passaggi e chiavi. Naturalmente c'è ancora spazio per diversi miglioramenti, ma non può non destare qualche preoccupazione, poichè un concept di gioco così potrebbe dimostrarsi già superato.
Il lato positivo della faccenda è che i programmatori ci hanno assicurato che stanno lavorando per rendere la storia dinamica, cioè per rendere effettive tutte le scelte che il giocatore deciderà di fare, cambiando l'avventura e modificando il percorso della storia. Una scelta di questo tipo sicuramente potrebbe permettere al titolo di elevarsi sopra la concorrenza: per il momento non ci resta che sperare.

Le prime impressioni

Nonostante alcune perplessità che la dimostrazione mi ha lasciato (soprattutto quelli relativi al gameplay), non c'è dubbio che l'impressione generale rimasta sia assolutamente positiva: forse grande merito va alla nostalgia che sa ricreare il titolo nei giocatori di vecchia data.
Da un punto di vista grafico il titolo sembra piuttosto avanzato, e le numerose animazioni che danno vita ai personaggi sullo schermo sono curate e sicuramente contribuiscono a rendere il titolo il più realistico possibile.
Il problema più grande di Wolfenstein, a questo punto dello sviluppo, risulta però essere la forte concorrenza di un altro titolo interno alla stessa Activision, che sicuramente riesce ad imporre la propria presenza in maniera maggiore: sto parlando naturalmente di Soldier Of Fortune 2. Entrambi i giochi sono incentrati sul singleplayer.

Le prime impressioni

A differenziare dal titolo dalla Raven Wolfenstein, è in realtà l'impostazione generale del titolo, più focalizzata sull'azione vera e propria, e sui combattimenti con le creature, che sullo Stealth.
Se dovessi definire RtCW uno dei titoli mostrati in Fiera che per il momento ci ha più impressionati, probabilmente mentirei, ma nei pochi minuti di gioco non siamo riusciti a vedere moltissimo. Le aspettative per il titolo sono davvero alte, e non credo che i programmatori (che sono quelli della ID...) si lascino sfuggire un'occasione così importante: quello di cui dubito a questo punto è che il gioco abbia la capacità di rivoluzionare il genere.
In fondo potrebbe anche essere che non ci sia mai stata l'intenzione di creare un prodotto rivoluzionario, ma solo qualcosa di estremamente divertente e giocabile: e su questo, potete scommetterci, siamo già pronti a puntare adesso.

Qualche minuto nel castello di Wolfenstein...

Pochi minuti fa abbiamo avuto la possibilità di andare allo stand Activision per dare uno sguardo in anteprima ai prossimi titoli che verranno presentati dalla Software House Statunitense. Di Soldier of Fortune ne abbiamo già parlato in anteprima: oggi abbiamo visto in azione i due titoli dedicati all'universo Trekker (Bridge Commander e Armada2), ma soprattutto Return To Castle Wolfestein.
Come sicuramente sapete, il titolo è il seguito di un vecchio gioco (del 1991), progenitore assoluto della stirpe degli Fps, che ai tempi rivoluzionò il mondo videoludico introducendo per la prima volta in maniera vincente la visuale in prima persona per un gioco di azione.
Return ricomincia esattamente laddove il prequel finiva, dando la possibilità al giocatore di prendere il controllo del protagonista che, catturato e rinchiuso in un'ala di un castello dove i Nazisti stanno conducendo degli strani esperimenti, deve trovare la via per uscire e per distruggere i laboratori tedeschi.
Dopo avermi presentato il titolo in maniera piuttosto approfondita, il capo programmatore ha cominciato a giocare davanti ai mei occhi e a vagare tra gli angusti corridoi di quella che nella versione finale dovrebbe essere l'ala del castello che ospita la cella dove il protagonista del gioco è stato rinchiuso.
La prima cosa che si nota guardando la grafica del titolo è che, nonostante sia molto curata e ricca di particolari, scorre piuttosto fluidamente sotto i nostri occhi: anche se la percentuale di completamento del gioco si aggira intorno al 50%, sicuramente questo lascia ben sperare. Una volta uscito dalla cella, il protagonista scende di un piano e subito si trova ad affrontare i primi nemici, che in questo caso sono un soldato nazista ed una strana creatura (che assomiglia moltissimo agli zombi del primo Quake) che stanno però già lottando tra di loro. Questa è infatti una delle caratteristiche del gioco, cioè la presenza di particolari "cutscenes" con le quali è possibile interagire; poco più avanti, passando davanti ad un corridoio chiuso da una grata, si assiste ad un altra scenetta nella quale i protagonisti sono due Zombie che divorano un cadavere. Una volta disturbati, questi si dirigono verso di noi, ma se avessimo scelto di evitarli avremmo potuto farlo.
Naturalmente, purtroppo, anche se sceglieremo di non lasciare combattere tra loro i nazisti e le creature , ma di aiutare i tedeschi nei combattimenti, questi, una volta terminatili, ci si rivolgeranno contro cominciando a sparare.