Lost Planet: Extreme Condition - Hands On  0

Insetti giganti, Pirati della neve e una serie di ricordi da recuperare. Scaldate le babbucce, Lost Planet sta arrivando, Capcom ci porta al gelo!

Il mondo è andato avanti

Gli amanti di Stephen King probabilmente riconosceranno questa citazione e da questa ne estrapoleranno una sensazione di ciò che si respira durante l’esplorazione dei livelli mostrati: Lost planet è la rappresentazione nuda e cruda di un mondo morto, abbandonato e alla deriva, popolato di insettoidi (gli Akraid) e di pirati della neve, gli ultimi residui di un mondo assoggettato al volere della natura. Il mondo di Lost Planet, nel caso non si fosse capito, è freddo ed inospitale, per sopravvivere Wayne è equipaggiato di una speciale tuta termica, la cui energia decresce stando a contatto con la gelida aria esterna (funziona come sostitutivo della barra di energia) e che una volta esaurita porta alla morte. Per questo motivo, gli Akraid uccisi dropperanno una speciale bolla arancione in grado di far recuperare parzialmente calore alla tuta, va da sé che per portare a termine le missioni sarà assolutamente necessario sconfiggere quanti più insetti possibile per mantenere alta la propria temperatura e non esporsi a rischi ulteriori. I colpi ricevuti dai nemici andranno a influire direttamente sulla temperatura della tuta stessa, velocizzando per un determinato periodo (a secondo della pesantezza del danno) la diminuzione termica. A sostegno di Wayne ci saranno sempre due armi che potranno essere cambiate in tempo reale in ogni momento del gioco, a seconda del nemico che si sta affrontando. Un'interessante novità sotto il profilo della struttura di combattimento è data dalla possibilità di correre (o meglio fuggire) dai propri nemici e continuare a sparare torcendo il busto di 180° rispetto alla direzione di corsa, in questa “modalità” la telecamera rimane davanti al protagonista e si allarga leggermente per poter visualizzare tutti i nemici che inseguono e contemporaneamente una buona porzione di livello verso la quale si sta correndo. Oltre alle armi una delle dotazioni più importanti sarà quella del rampino, utile sia per fuggire da una situazione troppo intricata che per posizionarsi in punti particolarmente adatti ad una sessione si snipering. Il sistema di controllo è allo stesso tempo semplice e molto immediato: mentre con un tasto di switcherà tra armi, con i due stick sarà possibile muovere il personaggio all’interno delle ambientazioni con lo stesso metodo utilizzato per gli FPS (uno stick muoverà Wayne e l’altro comanderà la direzione dell’arma). Oltre alle esplorazioni a piedi, sarà possibile trovare (e utilizzare) nel corso del gioco una serie di VS, Vital Suite, speciali mech utili per creare il maggior danno possibile nel minor tempo. Come impostazione i VS si differenziano leggermente dal personaggio in solitaria: i mech non potranno riaquistare energia in nessun modo e quindi la vera componente strategica del loro utilizzo sarà in parte legata al “quando” salirci nel corso del livello; per quanto riguarda i comandi non ci sono differenze di sorta se non rispetto al rampino che, ovviamente, non è possibile utilizzare, in questa formazione ma che è prontamente sostituito da una specie di getto d’aria che permette al VS in fase di salto di restare in volo per più tempo e atterrare con maggior precisione. Una delle cose più interessanti legate all’interazione tra Wayne e i mech è senza dubbio la possibilità di prendere da questi una delle due armi montate ed utilizzarla a piacimento, l’unica limitazione a questo tipo di armi è il fatto che non possono essere tenute in equipaggiamento e che possono essere utilizzate solo da fermi. L’intero mondo di Lost Planet è deperibile: i proiettili fatti esplodere sulle pareti lasciano i segni indelebili di un combattimento, i resti delle macchine possono essere fatte esplodere per facilitare la distruzione dei nemici, l’irruenza del protagonista può provocare slavine che si potranno evitare sparando ai grossi massi in caduta libera.

Pillola rossa, pillola blu.

Nel corso della presentazione sono stati mostrati due livelli distinti: un primo dove il protagonista è alle prese esclusivamente con gli Akraid ed un secondo relativo all’assalto di una fortezza di pirati della neve. Il primo livello inizia sul lato di un dirupo con il personaggio principale in chiare difficoltà di movimento per via della neve che gli arriva alle ginocchia, sin dai primi istanti di gioco è impressionante osservare i giochi di luci e ombre applicate all’intero ambiente: le pieghe della giacca di Wayne sono morbide e danno sensazioni quasi tattili, gli effetti di blurring sulle strutture e sulle rocce sono quanto di più vicino alla realtà si è visto su xbox360,la tempesta di neve si sposta seguendo la direzione del vento; è lapalissiana la cura messa dagli sviluppatori nel non caricare esageratamente di effetti visivi le ambientazioni, evitando così di scadere nell’artificiale e nel plasticoso, effetto che fin troppo spesso affligge prodotti del genere. E’ poco il tempo per lasciarsi catturare dagli incredibili risultati grafici che si viene attaccati dagli Akraid che hanno nidiato all’interno di un gigantesco arco di roccia e che si dirigono minacciosi verso il protagonista. Basterà concentrarsi principalmente sui focolai da cui escono le bestie, per evitare che queste arrivino all’infinito. Superata la prima difficoltà si incontra, in una radura poco più avanti, un tipo differente di insettoide, decisamente più grande, più veloce e più mortale; i punti deboli dei boss sono spesso ben evidenziati con un colore differente che, pur non stonando con la palette dei colori utilizzata nel gioco, rende bene l’idea di quale sia il punto da andare a colpire.

Lost planet è la rappresentazione nuda e cruda di un mondo morto, abbandonato e alla deriva.

Pillola rossa, pillola blu.

Il fatto di avere l’esatta intuizione del punto debole del nemico non coincide mai con l’averlo già distrutto: i mostri di questo genere tenderanno a vendere cara la pelle e a tenere sotto continua difesa il loro tallone d’achille. Superato anche questo breve incontro, culminato con la fuga del gigante, si procede con l’esplorazione in un parcheggio sotterraneo dove si viene di nuovo attaccati: qui la tattica migliore è quella di distruggere le poche macchine presenti per farle saltare in aria e agire così indisturbati sui focolai. Il livello si snoda secondo una trama abbastanza lineare, l’ambientazione visionata lascia poco spazio ad esplorazioni casuali e la conformazione dello stage guida il giocatore lungo un’unica strada ideale che porta alla fine del livello, dove si combatte con il classico boss. Per lo scontro finale all’interno dell’alveare degli Akraid, si trova a disposizione il VS, pronto ad aiutare il giocatore con un maggior carico di munizioni. Il boss mostrato non presentava particolari difficoltà (è comunque altamente probabile che questo livello si riferisse ad uno dei primi del gioco), il combattimento avviene in una grande grotta dove il mostro una volta colpito si chiude su se stesso a formare una palla e rotola sulle pareti della stanza facendo cadere grosse rocce. Gli Akraid rappresentano la categoria di nemici sicuramente meno intelligenti ma più numerosi, al contrario dei pirati della neve che presentano un’intelligenza decisamente superiore e che costringono a superare i livelli con determinato tatticismo di base. Il secondo stage mostrato riguardava la conquista di una fortezza di pirati della neve, questa ambientazione è decisamente più ricca della precedente: i segni di una civiltà passata sono ben visibili nei resti (visitabili) delle case sparse nella vallata che è stata presa dai Pirati. Lo scopo di Wayne sarà quello di procedere nel livello fino ad arrivare allo scontro finale con il boss, anch’esso armato di modulo VS. I modi per portare a compimento lo stage ricalcano abbastanza fedelmente le già note meccaniche degli FPS: ci si potrà far strada abbattendo tutto quello che si pone davanti al personaggio oppure facendosi scudo con le abitazioni, agendo come uno sniper e provando a prendere possesso di un VS, per poi aprirsi una breccia verso il cuore della fortezza.

Pillola rossa, pillola blu.


Queste sono le premesse di ciò che potremo giocare nell’inverno a cavallo tra il 2006 e il 2007, unito ad una forte impronta single player gli sviluppatori assicurano pieno supporto live con una serie di modalità standard (deathmatch, capture the flag,...) ed altre per il momento tenute segrete. Il numero finale di partecipanti all’abbuffata live è ancora tutto da definire: 16 persone sono assicurate, e mentre siete qui a leggere in giappone stanno facendo di tutto pur di portare il numero a 32.
L’idea fa progetto e il progetto diventa un gioco, di questo a noi rimane solo la voglia di metterci sopra le mani.

Quando quasi un anno fa Keiji Inafune (producer Capcom noto ai più per Onimusha) si fece scappare all’xbox summit 2005 la notizia di un altro importante progetto oltre ai già annunciati Dead Rising e Resident Evil 5, la curiosità tra i fan della casa di Osaka crebbe a dismisura, perdendosi in ipotesi di remake e sequel. E’ ormai a conoscenza di tutti che il misterioso progetto di Capcom per xbox360, altro non è che Lost Planet, gioco svelato nel dicembre scorso, e che parla di Wayne, un ragazzo che ha perso parzialmente la memoria e che vive con l’unico scopo di distruggere gli Akraid, i mostri che hanno ucciso suo padre. Il gioco è ambientato in un abbandonato mondo dai tratti post-nucleari, completamente ricoperto di neve, dove la gelida temperatura impone ai sopravvissuti di vestire delle speciali tute termiche per rimanere in vita. Dall’annuncio ufficiale sono passati altri cinque mesi e Lost Planet è finalmente pronto a svelarsi in tutta la sua bellezza ad una presentazione per la stampa: Multiplayer era ovviamente presente e siamo pronti a raccontarvi tutto quello che si è visto, fin nei minimi particolari.