MadWorld - Provato  22

Un mare di sangue, viscere e violenza: il pazzo mondo di Sega e PlatinumGames.

Nella ludoteca di Nintendo Wii è raro imbattersi in giochi dai contenuti veramente adulti, dove la violenza non solo è fine a se stessa, ma assolutamente centrale nel concetto del gioco stesso. MadWorld è una di queste rarità, e siamo certi che il titolo Sega farà discutere molto in futuro, sia sui contenuti che sulla sua qualità. Al momento è intrigante, a dir poco.
Dopo mesi di foto e video, Sega finalmente ha cominciato a sbottonarsi di più, a mostrare nuove sequenze e ambientazioni e, finalmente, livelli interi, dandoci addirittura la possibilità di provare una versione pressoché finale di questo primo titolo sviluppato da Platinum Games, i furono Clover Sudios che tanto bene fecero sotto l'insegna di Capcom.

Dammi un po' di zucchero, baby

MadWorld si propone come un picchiaduro a scorrimento piuttosto canonico in puro stile Streets of Rage, con una tonnellata di violenza in più e un rating decisamente maturo, a giudicare dalle viscere sparse ovunque e i turpiloqui che si scambiano i personaggi su schermo. Come ogni picchiaduro "ignorante" che si rispetti, giocare a MadWorld è molto semplice, con i tasti del controller utilizzabili per saltare, colpire e afferrare i nemici. Largo spazio è dato alla fantasia del giocatore, che è libero di manipolare le sue vittime a piacimento, utilizzandole come armi a loro volta o scagliandole dove preferisce. Il Wiimote serve proprio a manipolare i nemici afferrati o a far guizzare il braccio-motosega di Jack nelle varie direzioni in cui si sposta il controller Nintendo; inoltre, in certe occasioni sarà richiesta la pressione di alcuni tasti o specifici movimenti del Wiimote per eseguire degli agghiaccianti colpi di grazia.
 Il tutto avverrà lungo una serie di livelli selezionabili attraverso un'apposita mappa di gioco, con ogni singolo stage affrontabile dopo aver raggranellato una sufficiente quantità di punti in quelli precedenti: ogni ambientazione di Varrigan City proporrà tematiche specifiche e uniche, dai sobborghi composti da un infinito mosaico di palazzi bassi fino al molo e agli scali ferroviari, da Chinatown fino ai grattacieli e addirittura all'arteria stradale che corre attorno alla città. Un complesso che come detto affonda le sue radici in prodotti antichi, mantenendo una struttura quasi retrò fatta da una progressione lineare e il solo singleplayer, con la trama che si dipana unicamente grazie alle belle cut scene realizzate trascinando il giocatore nella follia di un'area un tempo abitata e ora sotto il controllo dell'organizzazione terroristica che gestisce il Death Watch, lo spettacolo da cento milioni di dollari di premio che mette uno di fronte all'altro i suoi disperati concorrenti, in una corsa per aver salva la vita dopo averla tolta a centinaia di altri, più o meno volontari partecipanti.

È come dare a una puttana un paio di tette in più!

Il titolo del paragrafo è solo una delle lapidarie frasi della telecronaca che segue l'intera avventura, un accompagnamento - doppiato in italiano a differenza di alcune sequenze video, per ora solo sottotitolate - che mette bene in luce il cinismo che permea l'intera avventura, un piglio estremo e violento che non smette di dare fastidio perché mai inizia veramente tanto è paradossale l'intero contesto in cui ci si immerge. MadWorld, il suo sangue e le azioni da film splatter anni '80 che stanno tanto tornando di moda sotto forma di remake cinematografici, riescono a essere ludicamente validi soprattutto grazie al bel sistema di combo e punteggi messo a punto dagli sviluppatori, che non chiede un tempismo da superuomo ma premia la fantasia: sarà sempre possibile prendere a pugni fino alla morte gli avversari, ma prendere un palo, infilarlo nell'altrui testa e poi ripetutamente infilzarne il corpo oramai straziato su alcuni spuntoni agganciati a un muro darà tutta un altro sapore. I due livelli provati hanno messo in luce una quantità enorme di possibili strumenti di morte, ambientali come cassonetti, bidoni, cartelli stradali, presse, treni e decine di altre più o meno volontarie strutture potenzialmente dannose per l'altrui salute, o sotto forma di armi per il protagonista, che di tanto in tanto potrà alternare le mani nude e la motosega ad armi bianche come le mazze chiodate. La divertente monotonia delle uccisioni dei nemici semplici si alterna ad alcune prove speciali e boss. Le prime variano dal lancio delle freccette umane su un gigantesco bersaglio - ma attenzione a fare il giusto punteggio! - fino alla duplice richiesta di proiettare l'altrui corpo in una gigantesca turbina d'aereo, stando nel contempo attenti a non finirci dentro. I secondi sono i più tradizionali scontri di fine livello, con un enorme gigante dotato di mazza a concludere il primo schema e un pistolero in continuo movimento sui suoi pattini per il secondo. Tutto molto bello, anche grazie a un sistema di controllo come già detto elementare, che punta molto sulla varietà nell'applicazione dei pochi input diversi da apprendere e che viene messo in crisi solo dalla non sempre impeccabile telecamera, libera e in grado di salvarsi solo grazie alla possibilità di rimetterla sempre alle spalle dell'alter ego e di agganciare i nemici.

La TV non è guasta


Il primo impatto visivo con MadWorld è a dir poco alienante: senza girarci troppo intorno, il gioco è soltanto in bianco e nero. E in rosso, oh sì, c'è anche il rosso. E naturalmente il rosso è il sangue e di sangue in MadWorld ce n'è talmente tanto che potremmo definire la palette, molto semplicemente, tricromatica. Bianco, nero e rosso.
Naturalmente un prodotto del genere graficamente non direbbe nulla se non avesse stile, e MadWorld di stile ne ha da vendere: l'engine tridimensionale muove dei modelli talmente curati e definiti da sembrare quasi un fumettone non colorato in movimento, che stranamente non genera confusione e non rende arduo percepire le azioni di Jack, il protagonista, nostro alter-ego, coinvolto in una sorta di "gioco" in cui è fondamentale affettare, picchiare, distruggere e ridurre a polpette chiunque gli sbarri la strada. 
Lo stile grafico è un curioso mix tra le tradizioni fumettistiche giapponesi e americane, con personaggi bizzarri e caratteristici, spesso muscolosi fino alla sproporzione fisica, e nemici a dir poco astrusi armati fino ai denti, mentre gli ambienti metropolitani e degradati sono una citazione a quella parte del cinema Holliwoodiano che ha partorito opere come 1997: Fuga da New York, L'implacabile e molto più recentemente Sin City, con cui condivide anche l'impostazione cromatica. Un grosso lavoro di concept che ha permesso di aggirare alcuni problemi che spesso penalizzano il Wii rispetto alla altre console, specialmente sul fronte precisione nelle superfici, per un impatto generale davvero soddisfacente e macchiato solo da un accenno di aliasing e qualche rallentamento, per quanto saltuario.
Il prossimo 20 marzo MadWorld raggiungerà i negozi pieno di quella sua super violenza che, messa a fondamenta tanto dell'estetica quanto della giocabilità, potrebbe renderlo uno dei titoli più interessanti dell'anno sulla casualissima console Nintendo.